Dalla salita al Quirinale al trenino per Di Maio: a passi rapidi verso il governo

A passi rapidi verso il nuovo governo giallorosso. Il colloquio con il Capo dello Stato. Poi tutto in discesa. La fronda interna. Il si delle sindache. Lunedì vertice a tre Conte - Zingaretti - Di Maio e poi la chiusura

Questa volta lo hanno lasciato a casa. Luigi Di Maio non era nella delegazione del Movimento 5 Stelle. Nemmeno Nicola Zingaretti era in quella del Partito Democratico chiamata a valutare la possibilità di realizzare insieme ai pentastellati un governo di legislatura. Nessuno dei due lo vuole. Ma mentre il Segretario Dem ha “messo da parte alcune mie personali convinzioni” (leggi qui Tutto pronto per il rush finale: in serata il nome del premier) Luigi Di Maio è impegnato in una continua opera di sabotaggio. Con cui far saltare il banco. (leggi qui La tentata rapina di Di Maio con le pistole ad acqua). Tentare un disperato ritorno al passato insieme alla Lega di Matteo Salvini. Incapace di vedersi privato del bastone da maresciallo e vice premier, passare dall’essere uno dei due premier di fatto ad un ministro di qualcosa. Nessuno gli ha ancora spiegato che non è il ruolo a fare il leader ma se sei un leader il ruolo te lo fai lo stesso (per informazioni passare a Rignano e citofonare Renzi Matteo).

L’incontro di sabato

Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva

Forse proprio l’assenza di Luigi Di Maio dalla scena ha consentito ai due capogruppo pentastellati  Stefano Patuanelli (presidente del Gruppo al Senato) e Francesco D’Uva (presidente del Gruppo alla Camera) di domare buona parte delle polemiche innescate venerdì sera da Luigino ‘o sabotatore. (leggi qui Il rancore di Luigino, il gelo di Conte: il Lazio prossimo laboratorio).

All’uscita da Palazzo Chigi i due capogruppo sembrano Paul Newman e Steve Mc Queen sulla scena de L’Inferno di Cristallo, pronti a domare qualunque focolaio lungo i 138 piani del palazzo in fiamme. «La ricognizione con Conte è andata bene. Ci sarà un nuovo incontro con il Pd nelle prossime ore» dice Stefano Paul Patuanelli. «Si sta lavorando per andare avanti. I tempi? Il prima possibile” gli fa eco Francesco Steve D’Uva. Il fatto è che nel Movimento 5 Stelle iniziano a rendersi conto che, tolti gli ultras, anche la base non vedrebbe male un governo giallorosso. Non lo dicono solo i mercati, lo confermano i sondaggi che in pochi giorni hanno regalato qualche spicciolo al Pd, rosicchiato qualcosa alla Lega, riportato il consenso ai grillini rifacendogli scavalcare i Dem. Ma è tutto merito dell’Effetto Conte, spiegano i sondaggi. Luigino non c’entra.

La fronda interna

Roberto Fico, foto Francesco Ammendola

Al contrario. Più Luigino sta lontano e meglio è. Nella giornata di venerdì si è dovuto mettere la tuta da pompiere anche il presidente della Camera Roberto Fico. Per spegnere la fronda dei deputati a Cinque Stelle che dopo la dichiarazione sui Venti Punti rilasciata dal loco Capo Politico (si fa per dire) (leggi qui Il rancore di Luigino, il gelo di Conte: il Lazio prossimo laboratorio) erano pronti a dettare alle agenzie un documento di sfiducia. Nel quale si diceva che per quanto li riguardava non era più lui il delegato alle trattative ma Giuseppe Conte, l’avvocato con il fazzoletto a quattro punte.

Nelle chat interne dei deputati a Cinque Stelle ieri è iniziato a volare di tutto. Confermato che qualcuno ha giudicato il discorso di Luiginoraggelante“. Molti sono stati concordi nel ritenere che “è impazzito“. Altri invece non dubitavano della sua salute mentale ma comunque lo ritenevano “fuori controllo“. Il più simpatico ha chattato “Nella sua scatoletta invece del tonno ha trovato la cioccolata e non vuole mollarla“.

Un crescendo che rischiava di diventare incontrollabile. Roberto Fico è intervenuto: prima con una telefonata all’avvocato quadripuntato e poi con una rassicurazione che ha riportato la calma tra i deputati.

Cosa gli ha detto il presidente fazzolettato Giuseppe Conte che poi Fico ha riferito alle truppe, per essere così efficace? Qualcosa del tipo «Non gli date retta, ci penso io».

La salita al Quirinale

Il Presidente Sergio Mattarella con l’avvocato Giuseppe Conte, Foto: Paolo Giandotti

Sta tutta lì la passeggiata fatta in mattinata dal presidente del Consiglio incaricato, andato con tutta la pochette a prendere il caffè al Quirinale.

I più allarmati hanno iniziato ad immaginare scenari catastrofici. In realtà Giuseppe Conte è andato a riferire al Capo dello Stato Sergio Mattarella. Gli ha prospettato una serie di nomi per i ministeri chiave. È andato a farsi dare una benedizione prima di intraprendere, di lì ad una mezzora, la trattativa finale con i quattro capigruppo di Pd e M5S.

Tutto, da quel momento è stato in discesa. Con l’elenco dei ministri chiave già piazzato in tasca, Giuseppe Conte ed il suo fazzoletto sono tornati a Palazzo Chigi.

Un’accelerazione talmente concreta che secondo autorevoli indiscrezioni, il premier incaricato potrebbe sciogliere la riserva già lunedì. O al massimo martedì.

E la consultazione con Rousseau? Il temutissimo verdetto dell’oracolo informatico a Cinque Stelle, il totem della verità diretta che funziona come per X-Factor, stando a quanto rivelato dal notaio che certifica i risultati portati da altri? Giuseppe Conte ha già garantito che si andrà avanti lo stesso. Punto.

Le sindache dicono si

Nicola Zingaretti e Virginia Raggi © Benvegnu’ Guaitoli, Imagoeconomica

La base grillina è sempre più convinta che la strada giusta sia questa. In mattinata lo aveva detto anche Virginia Raggi, la sindaca di Roma alla quale vengono le bolle appena gli nominano il Pd ed ha una crisi di orticaria se vede una foto di Nicola Zingaretti, il presidente della sua Regione con il quale ha da anni un braccio di ferro in corso sulla questione rifiuti.

La sindaca Virginia, pasionaria di Luigino, ha detto «Luigi Di Maio ha ribadito con grande forza la centralità del programma rispetto alle persone. Ma adesso che l’incarico è stato affidato a Conte, ora che le due forze hanno espresso le loro legittime esigenze, è fondamentale che rimettano la palla al presidente Conte che deve trovare un punto di sintesi». Non ci vuole un esegeta per stabilire che non è un no, quello che Sora Virginia ha detto intervenendo alla Versiliana (Marina di Pietrasanta) alla festa del ‘Fatto quotidiano‘.

Nella stessa kermesse si è espressa l’altra sindaca, Chiara Appendino prima cittadina di Torino. «Sono favorevole all’accordo e spero che si formi un governo con il presidente Conte, una persona straordinaria».

Dibba dice no

Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio

A dire No rimane Alessandro Di Battista, il turista scrittore che non ha affascinato il mondo con i suoi reportage ma che qualcuno continua imperterrito a pagargli, non a sua insaputa.

Ieri alcuni esponenti del Partito Democratico hanno parlato di ‘ultimatum’ del Movimento 5 Stelle. È davvero paradossale il fatto che quelli del PD considerino ‘ultimatum’ idee e soluzioni sacrosante per il benessere collettivo“: lo ha scritto sulla sua bacheca Facebook, più frequentata delle sue opere letterarie.

Ha aggiunto Alessandro Di BattistaOltretutto nei 20 punti presentati ieri ci sono quelle riforme che il PD e i suoi derivati hanno promesso per 20 anni senza mai realizzarle preferendo cedere agli ultimatum (quelli veri) di Berlusconi. Parlerò poco in questi giorni”.

I passi in avanti

In tutto questo, resta ora da compiere solo l’ultimo passo. Dopo il confronto di oggi “Sono stati fatti passi avanti“, ha detto il capogruppo Dem alla Camera Graziano Delrio, uscendo da Palazzo Chigi. Più prudente il presidente del gruppo al Senato Andrea Marcucci: “C’è bisogno di un chiarimento da qui a breve. Abbiamo avuto rassicurazioni sui contenuti“.

A confermare quanto aveva detto Giuseppe Conte a Roberto Fico: sui contenuti vigila lui. Oggi e poi durante il governo. Gli unici problemi potrebbero continuare ad arrivare dalla collocazione per Luigino: il bi-ministro e vice premier in assenza di risultati. Se non gli daranno il trenino come lo vuole lui, continuerà a prendere a calci negli stinchi Conte e le sue quattro punte nel taschino.

Tutti insieme prossimamente

I segnali cautamente ottimistici, dopo il vertice tra le delegazioni Pd e M5S e il premier incaricato Giuseppe Conte, stanno arrivando. Chi segue da vicino la trattativa parla di un “clima collaborativo”. E sottolinea come ci si stia “focalizzando sui temi concreti“.

Rivelano fonti parlamentari che è probabile possa tenersi un incontro a suggellare l’accordo tra i leader. Giuseppe Conte, Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio potrebbero quindi incontrarsi già domani o, al massimo, lunedì mattina. Chissà quale trenino gli porteranno.

error: Attenzione: Contenuto protetto da copyright