Di Maio e Salvini, la solitudine di numeri primi in attesa di Draghi

Salvini e Di Maio hanno i numeri per farsi il governo. Capace di riscrivere le regole base. E poi tornare al voto. Ma non lo faranno. È il limite dei numeri primi. Con il rischio di dover ricorrere a Mario Draghi

L’unica maggioranza possibile che avrebbe i numeri è quella tra Movimento Cinque Stelle e Lega. Con punti programmatici sui quali non sarebbe complicato trovare l’intesa: dall’abolizione della legge Fornero ai temi della sicurezza e dell’immigrazione. Perfino le politiche fiscali potrebbero essere tenute insieme da un compromesso: flat tax come riduzione delle aliquote e reddito di cittadinanza come provvedimento sociale. Se poi capissero che hanno i numeri per farsi da soli la riforma della legge elettorale, introducendo il doppio turno alla francese che ammazzerebbe politicamente tutti gli altri, la formazione del nuovo governo sarebbe solo questione di minuti.

 

Però Luigi Di Maio e Matteo Salvini sono due numeri uno, anzi due numeri primi. Complicato pensare di vederli insieme. Eppure i Cinque Stelle a guida Di Maio hanno tolto voti al Partito Democratico, diventando di fatto una formazione politica centrista che guarda a sinistra.

La Lega ha fatto incetta di voti nel campo degli alleati, di Forza Italia ma anche di Fratelli d’Italia.

 

Da soli, Di Maio e Salvini hanno bisogno dell’appoggio del Partito Democratico per poter governare. Perché però Matteo Renzi, dopo essere stato fatto a pezzi in campagna elettorale, dovrebbe sostenere uno dei due?

Più in generale perché il Pd, che ha una speranza di riprendere quota solo se resta all’opposizione, dovrebbe fare da stampella a governi che ha già definito estremisti?

 

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo chiederà, ma è difficile che la risposta possa essere sì. Potrebbe nascere un governo di scopo, con pochi obiettivi: cambiare la legge elettorale prevedendo il premio di maggioranza (appena abolito!) ed effettuare delle manovre economiche e finanziarie che l’Europa chiede.

 

Nel frattempo arriverà a scadenza il mandato di Mario Draghi come Governatore della Banca Centrale Europea. Chissà, potrebbe essere tenuto in considerazione come presidente del consiglio o come candidato premier. Sia da Matteo Renzi che da Silvio Berlusconi.

Oppure da entrambi, dal Partito della Nazione.

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