Diario da Gerusalemme – III puntata

La terza pagina del diario quotidiano sul pellegrinaggio della diocesi di Frosinone – Veroli – Ferentino in Terra Santa. Lì dove il Verbo si fece carne.

Pietro Alviti
Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Il Giordano, Gerico. il deserto di Giuda, Gerusalemme

L’acqua e il deserto: acqua vera, poca, deserto vero, tanto, caldo,  non soltanto metaforici. Che dramma non avere acqua, non poter irrigare, non poter bere e rischiare la vita stessa  e tutto questo davanti a tanta acqua. Questo è il dramma del Mar Morto, una grande distesa d’acqua inutilizzabile in mezzo al deserto di Giuda, una contraddizione spaventosa tanto da doversela spiegare come la punizione divina per gli abitanti di Sodoma, capaci di approfittare di chi veniva dal deserto, malconcio per le fatiche del viaggio… traditori spietati della sacra legge dell’ospitalità.

Le fiamme che distrussero Sodoma e Gomorra hanno lasciato il loro segno nella maledizione del lago che si unisce a quella del deserto. Ma anche il deserto, l’ambiente più inospitale, apparentemente chiuso alla vita può diventare lo strumento per il miglioramento di sé stessi: su quelle colline aride va Gesù per quaranta giorni per mettersi alla prova, per essere tentato e vincere la tentazione, davanti a quelle colline Giosuè fa squillare le trombe che abbattono le mura di Gerico, lungo quel fiume, che scava inesorabilmente la depressione che porta l’acqua a morire di sale, Gesù si presenta a Giovanni: ecco l’agnello di Dio, su di lui i malvagi, gli indifferenti, gli affaristi, i carrieristi scaricheranno i loro colpi.

E poi le strade polverose di Gerico: mi è sembrato di sentirlo il grido di Bartimeo: figlio di Davide, abbi pietà di me, mentre cerca di sfuggire ai discepoli che cercano di trattenere il cieco, figlio di Davide, e butta il mantello… figlio di Davide… Signore, che io veda.

Lì in quelle strade ha incontrato Zaccheo salito sull’albero, per vedere quest’uomo di cui tutti parlano… Darò ai poveri la metà dei miei beni, restituirò quattro volte tanto se ho rubato. Tutti cambiano se incontrano Gesù e si lasciano interpellare da lui.

E poi la salita a Gerusalemme: si sale sempre a Gerusalemme indipendentemente dai percorsi e se si scende dalla città santa si possono fare brutti incontri Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico: che impressione su quelle montagne totalmente inaridite che però l’ingegno umano, l’impegno di tanti sta trasformando in terreno coltivabile un pezzetto per volta: trasformeranno il deserto in fiumi di acqua pura. E finalmente la cupola dorata ci dice che ci siamo. Eccoci, Gerusalemme, alle tue mura.

E monsignor Spreafico nell’unica chiesetta cattolica di Gerico

Zaccheo vuole conoscere Gesù, almeno da lontano, su quel sicomoro. È ricco, anche noi lo siamo. Possiamo identificarci con Zaccheo. anche noi desideriamo incontrare Gesù, che ci parlasse di più. Nel racconto è Gesù che vede Zaccheo, Gesù capisce che nonostante il suo benessere, Zaccheo ha bisogno di aiuto. Gesù lo vide. Gesù è pronto a cogliere le opportunità. In quell’uomo c’è un desiderio e Gesù coglie subito l’occasione. Zaccheo vuole qualcosa di nuovo nella sua vita. Non gli mancava niente ma non aveva qualcosa che l’aiutasse a vivere felice. Zaccheo fa una scelta, restituisce il maltolto, distribuisce le sue sostanze i poveri. Non dà tutto, stabilisce una misura, la metà dei suoi beni e quattro volte tanto quanto aveva rubato.

La carità è un dovere dei cristiani che devono stabilire una misura per l’aiuto ai poveri. Una misura d’amore, non soltanto soldi ma compagnia, attenzione, solidarietà… istruzione…