Dieci nomi per un candidato: lunedì il sindaco di ‘Frosinone in Comune’

L’idea è nata quasi per provocazione. E ora uno di loro si candiderà a sindaco di Frosinone.
Amici da anni, stessi punti di riferimento, soprattutto stesse insoddisfazioni. Fino al giorno in cui, dopo una birra di troppo o prima della doccia al termine del calcetto, uno di loro ha detto: «Troppo facile lamentarsi, bisogna proporre un’alternativa. A Nicola Ottaviani, al centrosinistra, ai socialisti, ai Cinque Stelle. Deve essere la città che propone alla città di cambiare». Nasce così ‘Frosinone in Comune’ schieramento civico e al di fuori del Partiti, messo su da professionisti conosciuti nel capoluogo, come Stefano Pizzutelli, Chiara Iafrate, Alessandro Cardinale, Francesco Cecere, Pietro Fargnoli, Claudia Mancone, Claudio Panfili, Armando Papetti, Loredana Verdone, Giovanni Vona.

Uno di loro sarà il candidato sindaco di Frosinone. Lunedì l’annuncio: niente sede politica e niente circolo. In genere si vedono al bar Miss Muffin e lì riveleranno il nome nel corso di una conferenza stampa, in corso della Repubblica.

Sarà il secondo candidato ufficiale dopo l’annuncio fatto dal Psi di Gianfranco Schietroma che ha messo in campo il segretario cittadino Vincenzo Iacovissi.

Qui invece è un’altra storia. L’idea era venuta un anno fa, l’avevano annunciata la scorsa primavera ma nessuno o quasi li aveva presi sul serio. Lo slogan sarà ‘Disegniamo la nostra città’. E nel loro disegno ci sono poche cose ma molto semplici: piccole opere pubbliche con le quali dare vita a luoghi di aggregazione, servizi che tengano conto dei bambini, la lotta allo smnog che avvelena l’aria di Frosinone, un modo dis spostarsi da un punto all’altro della città diverso da quello di oggi.

Il programma è quasi scritto: «La sfida è quella di creare un’alternativa forte e ancorata alla società civile, con una campagna costellata da eventi di servizio per la città e improntata alla trasparenza assoluta, soprattutto riguardo alle fonti di finanziamento e all’impiego delle risorse; una visione lontana da una gestione della cosa pubblica legata agli equilibrismi, alle giostre, alle panchine e alle imposizioni delle segreterie politiche, spesso romane».

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