Il dilemma della testa di alice e della coda di balena (di C. Trento)

FOTO: LA CADUTA DELL'IMPERO ROMANO D'OCCIDENTE - THOMAS COLE

Meglio essere l'ultimo a Roma o il primo nella periferia dell'impero? È questo interrogativo ad averci sbattuto tra quelli che pesano nulla nelle scelte politiche. Non è un caso che tutti i leader ora arrivino dalla provincia di Latina. Allo stesso modo in cui non è casuale che il nuovo manager Asl verrà da fuori. E...

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Meglio la testa di alice o la coda di balena?

Se il principe di Machiavelli doveva essere un po’ volpe e un po’ leone (astuto e forte), dalle nostre parti la politica preferisce la logica che è meglio essere “testa di alice” piuttosto che “coda di balena”. Un modo di dire efficace, per affermare il concetto che è preferibile essere capo, seppure di una piccola entità, piuttosto che un gregario di una grande organizzazione.

A pensarci bene, però, è proprio questo convincimento che ha relegato la Ciociaria ad una ininfluente provincia periferica.

Prendiamo le ultime vicende politiche. Perché Forza Italia non ha detto una sola parola sul fatto che il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani ha deciso di passare con la Lega, e non da solo? Intanto perché il feeling tra l’area di Ottaviani e quella di Abbruzzese non c’è mai stato. Poi magari Mario Abbruzzese e Pasquale Ciacciarelli possono aver fatto il seguente ragionamento: se anche i consensi degli “azzurri” non sono più quelli di un tempo, se comunque si resta tra l’8% e il 10%, allora chi resta adesso può avere maggiori spazi a disposizione.

A livello nazionale è successo lo stesso: negli anni sono andati via in tanti, da Angelino Alfano a Raffaele Fitto. Chi è rimasto a tenere la bandiera ha avuto maggiori spazi a disposizione. Ma è proprio così?

C’è un’altra faccia della medaglia. Negli anni passati, con Forza Italia primo partito in Italia e in Ciociaria, c’erano spazi per tutti. Per Alfredo Pallone, per Antonello Iannarilli, per Italico Perlini, per Benito Savo. Per lo stesso Mario Abbruzzese. Oggi lo stesso Antonio Tajani ha una priorità diversa: difendere quel che resta del fortino “azzurro” e per farlo ha la necessità di essere confermato parlamentare europeo. E in questa ottica i voti di Ottaviani non c’erano neppure la volta scorsa, quando il sindaco era schierato con Alfredo Pallone e quindi con l’Ncd.

Ottaviani va via, ma nessuno in Forza Italia intende trattenerlo. I risultati diranno chi avrà avuto ragione.

Latina padrona Frosinone subisce ancora

In un’intervista a Ciociaria Oggi il senatore Claudio Fazzone, coordinatore regionale di FI, ha detto di comprendere la scelta di Ottaviani, criticando fortemente la gestione politica degli “azzurri”.

In questo caso il silenzio assordante di Forza Italia ha un’altra spiegazione: fino alle Europee il Partito non può fare a meno di Fazzone, dei suoi voti, del suo peso politico. Il senatore di Fondi lo sa benissimo e poi dopo le Europee, in ogni caso, ci sarà la resa dei conti nel centrodestra. Con un sostanziale “tana libera tutti”.

Però indubbiamente Fazzone mette il dito nella piaga: nonostante le ripetute sconfitte, i voti persi, i sondaggi in picchiata e i tanti esponenti che sono andati via, guai a fare autocritica o a cambiare qualcosa. Ecco perché è meglio fare la “testa di alice”.

Nella Lega invece il rischio della “coda di balena” c’è per tutti. In troppi sono saliti sul Carroccio negli ultimi mesi. Adesso arriva pure Ottaviani. Operazione che sta portando avanti il sottosegretario al ministero del Lavoro Claudio Durigon. A fari spenti.

Nessun referente locale, però, ha dato il benvenuto ad Ottaviani: non il coordinatore provinciale Carmelo Palombo, non quello cittadino Domenico Fagiolo, non il gruppo consiliare.

D’altronde nella Lega si sgomita e nell’ultimo anno sono stati estromessi esponenti del calibro di Fabio Forte e Alessia Savo. Insomma, quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Ma possono perdere.

In ogni caso c’è un minimo comun denominatore che lega le dinamiche politiche di Forza Italia e del Carroccio: i leader regionali sono tutti della provincia di Latina. Claudio Durigon e Francesco Zicchieri per il Carroccio, Claudio Fazzone per Forza Italia. Il che significa che, dopo il livello economico, pure quello politico parla pontino. E non ciociaro.

A forza di preferire la “testa di alice” alla “coda di balena”.

Asl, 52 in corsa Ma il nuovo manager non sarà ciociaro

Per la poltrona di direttore generale della Asl di Frosinone sono state presentate 52 domande. Ora toccherà ad una commissione di esperti selezionare e proporre una rosa di nomi da sottoporre poi a Zingaretti per la nomina.

Però il nuovo manager non sarà un professionista della provincia di Frosinone, come auspica tra gli altri il consigliere regionale di FI Pasquale Ciacciarelli. Ma non perché c’è una congiura contro il nostro territorio o perché sono tutti “cattivoni”. Semplicemente perché l’avviso pubblico di selezione è stato aperto «ai soli candidati che abbiano ottenuto l’inserimento nell’elenco nazionale di idonei alla nomina a direttore generale di Azienda Sanitaria».

L’unico ciociaro in quell’elenco è il dottor Narciso Mostarda, già direttore generale della Asl Roma 6. Il punto però è un altro. Questo territorio su molti punti è in ritardo perché le carte non si leggono… prima.

Non ci si prepara per tempo a competere.

E i Cinque Stelle si accorgono che il re è nudo

Dopo la disfatta in Abruzzo nel quartier generale dei 5 Stelle suona l’allarme rosso. Luigi Di Maio, tra le altre cose, si accorge che va rafforzata la presenza sui territori.

Prendiamo la provincia di Frosinone: nessun sindaco in 91 centri e appena 6 consiglieri comunali. Con un Movimento “isolato” sul piano delle alleanze e quindi dell’agibilità politica.

Ma il punto è anche un altro: in Ciociaria sono stati eletti tre parlamentari e un consigliere regionale. Nessuno di loro però è riuscito ad incidere nelle dinamiche politiche provinciali. D’altronde i 5 Stelle hanno sempre puntato tutto sul voto di opinione.

Il radicamento sul territorio non si improvvisa. E su questo terreno magari premia di più la “testa di alice” che la “coda di balena”.

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