Dimissioni ritirate: De Donatis passa la patata bollente ai consiglieri

Il sindaco di Sora ritira le dimissioni nonostante il confronto ancora aperto con i tre consiglieri che avevano fatto mancare il numero legale. La priorità è il Bilancio che permetterà di stare vicino alla città in piena terza ondata Covid ed evitare il commissariamento. Soltanto rinviato il chiarimento interno

Maurizio Patrizi

Rem tene, verba sequentur

Il sindaco ritira le dimissioni e affronta i problemi in Aula. Per stare vicino ai cittadini sorani finché gli sarà possibile”. Roberto De Donatis rientra in campo e ribalta il fronte, mette la sopravvivenza della sua amministrazione nelle mani dei Consiglieri comunali: porterà in Aula il Bilancio e se vorranno farlo cadere gli basterà non votare quei conti. In pratica ora la responsabilità passa nelle mani di maggioranza e opposizione.

Non c’è stato un chiarimento, non c’è stata una ricomposizione della frattura. Il sindaco ritira le dimissioni a prescindere dal fronte ancora aperto con i tre dissidenti che il 19 marzo avevano fatto mancare il numero legale al Consiglio comunale. Inducendo Roberto De Donatis a gettare la spugna (leggi qui Dimissioni e quattro pagine per uscire dalla crisi a Sora).

Il sindaco spiazza tutti

Roberto De Donatis

Ha spiazzati tutti Roberto De Donatis. Stamattina alle 11:30 aveva un appuntamento con i tre consiglieri di dissidenti Floriana De Donatis, Francesco De Gasperis e Alessandro Mosticone. Si è presentata soltanto la prima. Gli altri due si sono giustificati: uno per ragioni di lavoro, uno per motivi personali.

Non sono andati perché era chiaro che nel frattempo il sindaco aveva già deciso un’altra strategia. Lo hanno capito nel momento in cui aveva chiesto al presidente del Consiglio Comunale Antonio Lecce di revocare la conferenza dei Capigruppo convocata per ‘comunicazioni del sindaco’.

A quel punto il sindaco di Sora aveva già deciso di andare in Aula portando all’esame dei Consiglieri una serie di novità amministrative importanti e lasciare ogni decisione al Consiglio. Che si dovrà anche prendere la responsabilità politica di un eventuale commissariamento.  (leggi qui Verso l’uscita dalla crisi: vertice e poi l’annuncio)

Perché ha dato le dimissioni

Oggi pomeriggio Roberto De Donatis ha tenuto una conferenza stampa on line. Durante la quale ha spiegato che ha aperto preventivamente la crisi perché “c’è il Bilancio da approvare entro il 30 aprile”. Che significa? Che se gli avessero fatto mancare i numeri in occasione della discussione sul Bilancio l’amministrazione sarebbe saltata quindi ha preferito anticipare il confronto dimettendosi. In questo modo ha dato il via ad una verifica anticipata in modo da capire chi ci sta e chi non ci sta.

Il momento delle dimissioni

Ad essere illuminante è stata la sua premessa: “Sono avvezzo alle dinamiche politiche. Conosco le regole non scritte, so che ci avviciniamo alla fine di un percorso amministrativo che qualcuno auspicava fosse quello naturale. Purtroppo non è così”.

 Si riferisce a tutti quei Consiglieri di maggioranza che alle prossime elezioni non sosterranno più lui. Anzi stanno già lavorando a un altro progetto. Si pensava che si sarebbe votato fra aprile e maggio. Invece la terza ondata di Covid ha spinto il Governo nazionale a posticipare il voto amministrativo che dovrebbe tenersi fra settembre e ottobre. Da qui la necessità di approvare il Bilancio di Previsione e quello programmatico, per cui occorre la maggioranza qualificata: ossia la metà più uno dei componenti l’intera Aula.

Perché ritira le dimissioni

Avrebbe potuto attendere ancora, fino all’11 di aprile. È quello il termine che la legge gli dà per poterle ritirare. Ma ha voluto farlo subito. Già nei giorni scorsi De Donatis si era mostrato preoccupato per “lo spettacolo che si dando alla città”.

Ho voluto fortemente questa conferenza stampa per parlare chiaro alla città, troppo forte il chiacchiericcio davanti ai bar. Io sono qui, in Aula consiliare e vi dico la mia verità”.

Una verità, la sua, spiegata a 360 gradi: “Ho ricevuto in questi giorni le sollecitazioni dei cittadini, dobbiamo affrontare una campagna di vaccinazioni” Poi ha parlato di eventuali sgravi da approvare per le imposte comunali e di “tutto ciò che serve per sostenere la nostra comunità”. Ed ha aggiunto: “Il Bilancio è essenziale. Ci sono decisioni politiche da prendere. Presenterò il Bilancio in Consiglio comunale”.

I dissidenti Floriana De Donatis e Alessandro Mosticone

Un’idea non nuova la sua. Che esterna a chiare lettere: “Il sindaco ritira le dimissioni e affronta i problemi in Aula: per stare vicino ai cittadini sorani finché sarà possibile”.

Se deve morire (politicamente) vuole farlo in piedi.

La Ex Tomassi

La città di Sora ha messo in campo progetti straordinari che solo la pandemia ha rallentato. Qualcuno dice che la Tomassi rimarrà un rudere e la scuola innovativa di Renzo Piano non si farà. Sono tutte chiacchiere. Alla ex Tomassi, fonte di degrado e di lutti, verrà realizzata una cittadella della scuola”.

E comunica che “la società Aros è tornata in bonis e ha chiesto all’Amministrazione se è interessata a proseguire. Verrà realizzata una scuola simicamente idonea con mensa in loco. È un progetto fondamentale per la città”.

La scuola di Renzo Piano

È un altro dei motivi per andare avanti fino alle elezioni impedendo il commissariamento della città. “E’ il progetto più importante – ha detto il sindaco – seppur è una piccola scuola, come l’ha definita il senatore a vita Renzo Piano”.

L’annuncio di Renzo Piano

La notizia è di quelle importanti. E a darla è lo stesso architetto Piano con un videomessaggio che De Donatis fa proiettare in aula a favore di giornalisti e telecamere. Un video in cui il senatore Piano spiega che venerdì ha avuto un’audizione e “la conferma dal ministro Bianchi che quello di Sora è stato approvato come progetto pilota”.

E’ un progetto importante – ha voluto sottolineare De Donatis dopo la proiezione del video – una scuola di aggregazione sociale, non a caso nasce nel rione Napoli, lì dove si uccidevano animali per fini alimentari”.

Un incontro soltanto rinviato

Non ho mai fatto venire veno il mio senso di responsabilità alla città di Sora. Il motivo per cui ritiro le dimissioni non è legato alle soluzioni in corso” ha concluso così il suo intervento il sindaco.

Soluzioni ancora da individuare. I tre dissidenti avevano respinto la proposta di dialogo avanzata dal presidente d’Aula Antonio Lecce che pur di salvare la Consiliatura stava tentando di costruire una maggioranza di salute pubblica per concludere il mandato ed approvare le opere importanti. (leggi qui Coalizione, falsa partenza. Mosticone ago della bilancia).

Il sindaco ha apprezzato il tentativo del presidente Lecce ed ha rivelato oggi che però non aveva mai creduto potesse concretizzarsi. Spiegando di non essere mai andato a cercare soluzioni al di fuori della sua maggioranza. È stata un’iniziativa di Antonio Lecce che De Donatis oggi ha ringraziato per aver preso “l’iniziativa come seconda carica istituzionale più importante del Comune di Sora”.

Faccia a faccia con Floriana

Floriana De Donatis (Foto: © AG IchnusaPapers)

All’incontro chiarificatore di oggi si è presentata solo Floriana De Donatis. Quaranta minuti circa. La consigliera di maggioranza ha esternato al sindaco alcune questioni di cui aveva già anticipato il contenuto ad Alessioporcu.it (leggi qui Dissidenti compatti, De Donatis deve trattare).

Innanzitutto la necessità di cambiare metodo nel decidere l’ordine del giorno del Consiglio comunale, un riequilibrio della Giunta ed altre questioni che spesso ha sollevato e che ora andranno risolte come premessa indispensabile per andare avanti fino al voto.

Tante questioni di cui anche il sindaco è consapevole che “andranno declinate” perché “quanto accaduto in questi giorni andrà chiarito”.

Da risolvere anche la vicenda delle dimissioni dell’assessore al Commercio Daniele Tersigni, espressione del consigliere Alessandro Mosticone. (Leggi qui) Dice di averle rssegnate per motivi personali: ci crede soltanto lui. È chiaro che Mosticone vuole tenere il sindaco sulla graticola, fino al giorno del Bilancio. Sa benissimo che sarà lui avere il voto decisivo. Quello con cui tenere in vita l’amministrazione comunale di Sora. O farla cadere.

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