Effetto Provincia, il centrodestra dopo Cassino si prepara alla prossima crisi

I “franchi tiratori” hanno sconquassato l’assetto della coalizione accelerando la resa dei conti nei Comuni con maggiori fibrillazioni. Dopo le dimissioni di D’Alessandro, a chi toccherà? Nessuno prende in mano la situazione, ma così non ci sarà alternativa ad un “contagio” dell’emergenza

Se qualcuno aveva ancora dei dubbi, adesso sono definitivamente fugati. Le elezioni provinciali hanno una forte e riconosciuta connotazione politica. Le dimissioni di Carlo Maria D’Alessandro, al di là del contesto specifico nel quale sono avvenute e tenendo conto che il sindaco di Cassino ha comunque venti giorni per ritirarle, rappresentano un primo effetto di quanto accaduto il 31 ottobre scorso. (leggi qui e qui Le coltellate a Ciccone erano per Abbruzzese: «Non sa fare squadra, vada via»)

La schiacciante vittoria di Antonio Pompeo ha messo alle corde il centrodestra nei grandi Comuni, perché si è capito che diversi “franchi tiratori” sono entrati in azione. Non soltanto per mettere in difficoltà Mario Abbruzzese, vice responsabile nazionale degli enti locali di Forza Italia. Ma anche per motivi più strettamente locali.

D’Alessandro ha capito quello che è successo a Cassino: da mesi probabilmente pensava alle dimissioni come gesto “ultimo” per tirarsi fuori da una situazione di pressing, di veti incrociati e di continui scontri all’interno della maggioranza.

Una vulgata conferma che quella lettera fosse scritta ormai da sette mesi e fosse custodita nel sottomano a ribalta in pelle che sta sulla sua scrivania. Ieri gli è bastato alzarlo, firmarla, protocollarle.

Paradossalmente, se non ritirasse le dimissioni lascerebbe davvero il centrodestra cassinate nella “peste”.

Intanto però l’intero centrodestra provinciale dovrebbe immediatamente riunire gli Stati Generali, mettere da parte le diffidenze e i rancori e cercare di blindare la coalizione ad ogni livello. Con una operazione politica importante e riconoscibile.

Ma sarà in grado di farlo? Il centrodestra provinciale ha cominciato a sfaldarsi quando è cambiato il vento nelle riunioni dell’assemblea dei sindaci, dopo che per un anno Nicola Ottaviani, Carlo Maria D’Alessandro e Roberto Caligiore avevano ottenuto risultati evidenti nelle votazioni sull’acqua e sui rifiuti.

Poi è cambiato tutto.

Adesso i contraccolpi della batosta alle provinciali potrebbero sentirsi anche altrove. Al Comune di Ceccano, per esempio, dove il sindaco Roberto Caligiore ha una maggioranza risicata e fibrillante. Ma anche ad Anagni, nonostante la recente e convincente vittoria di Daniele Natalia, il fuoco cova sotto la cenere. (leggi qui Se gli attacchi a De Luca sono fuoco amico)

Se il centrodestra continuerà a non guardarsi davvero allo specchio, ad evitare un confronto vero per arrivare ad una nuova e credibile intesa, sarà difficile fermare l’onda lunga della resa dei conti nei singoli contesti.

Chi farà la prima mossa? Forza Italia con il coordinatore provinciale Adriano Piacentini, Fratelli d’Italia con il senatore Massimo Ruspandini, la Lega con il deputato Francesco Zicchieri?

Restare fermi equivale aspettare la prossima crisi al prossimo Comune.