Discarica, ora ne resta soltanto una

Fine degli spazi anche a Civitavecchia. Che non intende ampliare. Chiusura entro pochissimo. In tutto il Lazio resta un solo impianto. Più uno di emergenza

Il vero problema è che stanno finendo gli spazi. La storia che alla Saf di Colfelice è stato registrato un livello troppo alto di zinco è un falso problema. Che al massimo avrà come conseguenza una diversa destinazione dei camion con i rifiuti lavorati. La questione che dovrebbe preoccupare la politica oggi è che nelle prossime ore chiuderà anche la discarica di Civitavecchia, seguirà la stessa sorte dell’impianto di Roccasecca. A restare attiva in tutto il Lazio c’è solo Viterbo mentre l’impianto di Albano è stato aperto per emergenza e non durerà molto.

Il caso zinco

L’ingresso della Saf

Nello stabilimento pubblico di Colfelice dove la Saf lavora i rifiuti raccolti nei Comuni della provincia, il 5 ottobre scorso c’è stato un test compiuto dall’Agenzia regionale per la Protezione dell’Ambiente e dalla Saf. Hanno analizzato alcuni campioni di rifiuti lavorati e destinati alla discarica. Ma dal laboratorio indicato da Saf hanno segnalato la presenza di zinco oltre i limiti imposti dalla norma.

Il presidente della Saf Lucio Migliorelli ed il direttore Roberto Suppressa hanno bloccato l’ingresso dei camion. Per una ragione semplice: devono prima smaltire le cataste di rifiuti che non possono andare in discarica a causa di quei valori. La soluzione tecnica è sulla carta: quel genere di materiale può essere smaltito nei termovalorizzatori, però non con le tecnologie impiegate a San Vittore del Lazio. Occorrono strutture più recenti.

Il caso volumi

Il vero problema è che Frosinone non ha una discarica. Roma ha accelerato l’esaurimento dell’impianto Mad di Roccasecca che dalla scorsa primavera è chiuso. E da allora i materiali lavorati a Colfelice vengono divisi tra Viterbo e Civitavecchia. Ma ancora per poco.

Anche Fosso Crepacuore di Civitavecchia ha raggiunto la capienza massima. Lo stop al conferimento era già previsto per la metà di settembre ma si è riusciti poi a tenere in attività l’impianto fino a questi giorni. Ora però gli spazi sono esauriti e quindi la discarica in zona industriale chiuderà definitivamente i battenti.

(Foto: Imagoeconomica / Livio Anticoli)

Il problema è stato lo stesso vissuto da Roccasecca: per anni l’impianto ha dovuto accogliere i rifiuti di Roma. Nei fatti anche l’ultimo ampliamento da 25mila tonnellate avvenuto tre anni fa su Fosso Crepacuore è servito per abbancare i materiali della Capitale. 

Esattamente come per Roccasecca, il gestore non sembra intenzionato a procedere con altri ampliamenti. Stop alle attività e via al capping cioè alla trasformazione del sito con terreno, filtri ed alberi.

A quel punto, con la sola Viterbo in attività, l’emergenza sarà solo una questione di tempo.

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