Il Consiglio più comico del mondo approva il dissesto (di M. Molisani)

La cronaca minuto per minuto del Consiglio Comunale con il quale Cassino ha approvato il primo dissesto nella sua storia. Dai sudori freddi per gli assenti all'inizio fino alla comica delle dichiarazioni di voto

Mario Molisani

L'ombra nei palazzi del potere

Alla fine il giorno del dissesto arrivò. Attraverso una delle sedute dell’assise cittadina più tragicomiche che si ricordino nella storia del Comune di Cassino. Atteggiamenti reali e irreali insieme. Confusionari e incoerenti, soprattutto slegati dal contesto nel quale si sono verificati. Una commedia dell’assurdo l’ha fatta da padrone in una scena che avrebbe fatto sorridere persino Eugene Ioneosco.

Il default è stato votato in un clima disteso, tra lacrime di coccodrillo e numeri ripetuti a memoria, forse troppo. Alla fine 14 sono stati i favorevoli, tutta la maggioranza. E 10 i contrari: petrarconiani, mosilliani, e Peppe Stampella Sebastianelli, che ancora una volta ha fatto sfoggio delle sue doti attoriali innate. All’interno di un’assise nella quale c’è stato spazio, bontà loro, anche per varie citazioni fatte ad Alessioporcu.it

 

CMD’A SUDA FREDDO

La seduta è iniziata con un’ora di ritardo senza non pochi patemi d’animo per il Sindaco Carlo Magno…poco D’Alessandro e per il presidente del consiglio Dino il DiVino Secondino.

Alle 18,35 in aula ci sono solo dieci consiglieri. Ne servono 12 per il numero legale senza computare il primo cittadino: i banchi dell’opposizione mosilliana sono ancora vuoti, presenti invece Peppino Iamm Bell Petrarcone, Enzo Pitbull Salera ed Edilio Segugio Terranova e nella terra di mezzo Sebastianelli.

CMD’A suda freddo, prende più volte il fazzoletto di pavarottiana memoria dalla tasca e tampona la fronte, nonostante i condizionatori tengano l’aula fresca, quasi fredda. In quel momento non ha i voti per far approvare il dissesto: significherebbe, come conseguenza, commissariamento e scioglimento per andare tutti a casa per sempre.

All’appello manca Franco Black & Decker Evangelista. Ha fatto pervenire già il certificato medico e quindi non sarà della partita, Claudio Nonsense Monticchio, ricoverato in mattinata in ospedale per problemi cardiaci. Assenti Gianluca Grattaevinci Tartaglia e Antonio Pennellone Valente.

Carlone suda. Suda freddo. Ma non è colpa dei condizionatori. Chiede informazioni. Rossellissima Tacco 12 Chiusaroli chiama Tartaglia, il suo compagno politico. Si erano dati appuntamento in aula, ma lui non c’è.

Aoh ma dove cazzo stai?” esordisce appena sentito il pronto dall’alto capo del telefono.

Scusi con chi parlo?” gli rispondono con voce autorevole. Rossellissima resta gelata guarda il telefono e rimane pietrificata. Ha chiamato Tartaglia, si. Ma non Gianluca, Emilio il direttore del Consorzio dei Servizi Sociali del Cassinate.

Se il buongiorno si vede dal mattino, il consiglio promette bene avrà pensato più di qualcuno.

 

ALLA FINE ARRIVANO

Alla fine Gianluca Grattaevinci Tartaglia arriva, ma non entra subito in aula.

Carlone però è ancora agitato “se questi se ne vanno siamo fottuti” pare abbia detto al DiVino.

Intanto Peppe Torcicollo Di Mascio chiama Valente. “Mi sono rotto il ginocchio” dice Pennellone. E’ panico. Manca il dodicesimo uomo per rendere valido il Consiglio qualora le opposizioni decidessero di abbandonare l’aula.

Intanto arrivano anche Massimiliano Bulldozer Mignanelli, Francesco Mosì Monò Mosillo e Sarah Ora tocca a me Grieco.

Dall’ascensore alle ore 18,45 esce Antonio Pennellone Valente. Ma Carlo Magno…poco D’Alessandro è in aula e non l’ha visto, gioca nervosamente con la penna e guarda il vuoto. “Possibile che debba finire in questo modo?” Avra pensato il buon CMD’A.

Entra in Aula Valente e lo sguardo del sindaco si trasforma in quello di un giovane in piena tempesta ormonale che ha appena visto, nell’anno domini 1962, Ursula Andress in bikini bianco uscire dall’acqua in quello che fu il film della saga 007, Licenza di uccidere.

Manco fosse uno scherzo, dopo appena due minuti appare in aula il redivivo Claudio nonsense Monticchio.

Miracolo esclamano alcuni. E qualcuno inizia a temere che CMD’A possegga poteri taumaturgici: che raccogliendosi in preghiera abbia ottenuto la pronta guarigione del Consigliere mancante. Col cavolo, garantisce Monticchio esibendo un certificato su carta intestata dell’ospedale di Cassino. Attesta che il paziente è stato dimesso, in seguito ad un triage giallo, con 3 giorni di prognosi ed altri controlli clinici da eseguire.

I numeri ci sono si può iniziare.

 

LA STAMPELLA E L’INCUBO ALESSIOPORCU.IT

Si parte in sordina con la relazione dell’assessore alle finanze Ulderico Cancella il debito Schimperna. Che in sostanza afferma: “il Consiglio Comunale si trova di fronte ad una scelta che non può essere considerata discrezionale, bensì vincolata se si vuole evitare un ulteriore aggravarsi della situazione finanziaria. L’amministrazione è consapevole di cosa significhi sottoporsi alla rigorosa procedura del dissesto, ma è altrettanto consapevole che il dissesto sia oggi l’unico strumento per restituire al Comune un bilancio strutturalmente e stabilmente riequilibrato“.

Poi intervengono Peppe Torcicollo di Mascio ed Edilio Segugio Terranova entrambi sulle proprie posizioni a favore del dissesto il primo contro il secondo.

Al terzo intervento parte la pantomima. Prende la parola Peppe Stampella Sebastianelli. Si dice addolorato per quello che sta succedendo e per le negatività che il default riverserà sulla città. E ci tiene a rimarcare citando Alessioporcu.itche il sottoscritto non è la stampella di questa amministrazione perchè ha gia degli ottimi accompagnatori“.

Tra le file del pubblico c’è chi mormora che il buon Peppe è stato un ottimo appoggio nei momenti di difficoltà per il CMD’A Group: talvolta una stampella, altre addirittura un catetere, come attestano i numeri dei consigli comunali precedenti.

 

MATRIX È TRA NOI

Ma l’incubo di Alessioporcu.it aleggia nell’aula. Prende la parola Massimiliano Bulldozer Mignanelli: “AlessioPorcu.it è come Matrix è come noi, è dentro di noi, fa parte di noi. È dovunque, scrive cose che addirittura pensiamo e ancora non abbiamo detto. D’Altra parte lo chiamiamo tutti“.

I consiglieri fanno tutti i vaghi, chi guarda gli affreschi, chi le punte dei propri piedi. Il tavolo della presidenza con Sindaco e assessori, sogghigna. Mentre un messaggio parte proprio da lì.

Prende la parola Sarah Contraddizione Grieco. Sono tutti in trepidazione visto il suo sbandierato assenso al dissesto dalla notte dei tempi. “Avreste avuto il mio si se il dissesto fosse stato dichiarato appena vi siete insediati. Lei caro sindaco ha detto che il dissesto si doveva dichiarare nel 2013, ma perchè allora non è stato fatto nel 2016?
Insieme ai consiglieri che hanno sottoscritto la richiesta della costituzione di una commissione d’inchiesta, quindi, abbiamo preparato un documento politico dove chiediamo le sue dimissioni. Io comunque non so ancora se lasciare l’aula al momento del voto o fare diversamente e votare“.

Tenete a mente questa ultima frase perchè sarà insieme all’epilogo la sintesi di questa seduta.

 

LA BORDATA DI ROSSELLISSIMA

Seguono Alessio Una parola e troppa e due sono poco Ranaldi, e Rosario reset Franchitto che ripercorrono, qualora ce ne fosse bisogno, le tappe che hanno portato al dissesto e i relativi numeri e numeretti.

Ma la prima bordata al sinadaco non arriva dalle opposizioni. Giunge dal fuoco amico. Si alza Rossellissima Tacco 12 Chiusaroli che nel suo accorato intervento alla fine dichiara “Caro sindaco quello che serve è una rotta precisa con coordinate e tempi di percorrenza, solo così questo dissesto avrà utilità ed efficacia. Dobbiamo tagliare i ponti con il passato troppo torbido e dare inizio ad una nuova stagione dove gli unici protagonisti dobbiamo essere lei e noi, senza interferenze“.

Il riferimento è puramente casuale, una dichiarazione di guerra a tutti gli effetti al fu commander in chief Mario (M)ente Locale Abbruzzese, ma alla fine come niente fosse Rossellissimadichiara il suo voto favorevole al dissesto.

Segue  Francesca Candy Candy Calvani, nulla da segnalare: allineata alla tesi della maggioranza.

Poi parte Enzo Pitbull Salera che ormai da tempo non morde più. Abbaia ma neanche tanto forte, è diventato equilibrato ma di certo non le manda a dire.

Dopo numeri e contro numeri dice che secondo lui il dissesto non può risolvere i problemi del Comune anche se lui spera di sbagliarsi. “Oggi noi scriviamo una pagina buia. – dice Salera- Questa non è una presa d’atto ma una scelta politica ben precisa perchè i 32 milioni di euro di passività potenziali risultavano già nel 2017, ma si è deciso di andare avanti. Il dissesto è una scelta che pagheranno i più deboli, i bambini, gli anziani i diversamente abili. Il mio voto è contrario quindi a questo provvedimento“.

 

MINCHIA SIGNOR ROBERTINO

Parlano poi Gianrico Bellachioma Langiano e Angelo El Jardinero Panaccione. In sintesi. Tutta colpa di Petrarcone e company votiamo favorevoli al dissesto.

Poi parte Alessandro Ma quanto so figo D’Ambrosio. E’ addolorato anche lui. Ma a questo punto il pubblico sbotta, sono quasi le 23. “Invece di dire tutte queste cazzate cominciate a fare qualcosa di concreto” dicono i pochi cittadini superstiti. A questo punto il bell’Alessandro dopo aver apostrofato i cittadini con un “Se non volete sentire andatevene alla casa“, parte con il suo discorso. Il cui senso però non ha compreso nessuno.

Le insidie però per Carlo Magno …poco D’Alessandro non arrivano come detto dalle opposizioni. E’ il fuoco amico ad impallinare Carlone. E’ la volta di Robertino Solo di nome Marsella che si presenta con 14 pagine di discorso. “Scritto dal “Valente” imprenditore” sussurra qualcuno.

Si parte con un “Signor Sindaco” che viene scandito ad ogni paragrafo una metrica che ha ricordato il “Minchia Signor Tenente” del compianto Giorgio Faletti. Secondo posto a Sanremo 1994.

Per il capogruppo della Lega non funziona nulla. Del programma concordato con il Carroccio non è stato fatto nulla. Sicurezza, Videosorveglianza, Pista ciclabile, sono tutte ferme al palo. E guai a perdere il finanziamento di 850 mila euro che dovrà essere rendicontato entro il 31 dicembre 2019.

Ma alla fine udite udite il voto per il dissesto è favorevole, “per motivi tecnici non politici“. Insomma il tutto e il contrario di tutto.

 

LE PENNELLATE DI PENNELLONE

Dopo i 40 minuti di fustigazione verbale di Marsella, l’aula e il pubblico sono esausti. Tocca ad Antonio Pennellone Valente. Ed altre bordate al Sindaco. “L’Ufficio tributi non funziona, quello legale è letteralmente nullo. Non funziona niente i dirigenti fanno quello che vogliono. Da domani dobbiamo cambiare registro“. In sostanza voto favorevole. Ovvio no?

Qui siamo alle comiche“, affermano gli increduli cittadini dal posto riservato agli uditori.

 

SILENZIO, PARLA CARLO

Silenzio. si alza il Sindaco. E’ il momento delle sue conclusioni.

Parla per quasi 20 minuti Carlo Magno…poco D’Alessandro, come se le critiche della sua maggioranza non siano mai state pronunciate. Ha ignorato ogni singola parola.

Oggi siamo in questo consiglio comunale per decidere le sorti della nostra città, – dice recitando la parte del coraggioso primo cittadino che ha afferrato il toro per le corna – è il momento dopo decenni di assumere responsabilmente e convintamente una decisione che avrebbe dovuto essere presa già alcuni anni fa con altrettanto coraggio ma, si sa, non sempre ciò accade perché’ il coraggio non è per tutti.

Era l’ormai lontano 2013 quando fu posta in atto una scellerata scelta di aderire ad un piano di riequilibrio non sostenibile perché, come dimostrato dal collegio di revisione del conto ma anche dalla relazione dell’Assessore Schimperna, era palesemente sottostimato.

E poi via con i numeri, il caso Cogeco e quello Turriziani per arrivare poi a rincarare la dose nei confronti di Petracone e compagni: “Oggi siamo chiamati ad una scelta responsabile. Il dissesto avete cercato di veicolarlo come un nemico che sarebbe venuto a dissacrare un modo di vivere, a calpestare i nostri valori e la nostra libertà ed in questo modi di vedere non solo avete fallito ma ci avete fatto il dono più grande: la possibilità di rinascere. Noi ci risolleveremo, rigenerati, più forti di prima e soprattutto più forti delle vostre paure e dei vostri errori certificati e lo faremo restando uniti insieme alla cittadinanza“.

 

SULLE ONDE DEL GR(I)ECO MAR

La giusta conclusione ad una pantomima di quasi sei ore. Tutto finito? Macchè. Al peggio non c’è mai fine. Si parte con il voto per appello nominale.

Tra favorevoli e contrari il segretario comunale scandisce il nome di Sarah Contraddizione Grieco. Lei si sveglia dal torpore. Una perfetta controfigura di Alice nel paese delle meraviglie. O di una barca abbandonata all’ondeggiar delle onde. “Dichiarazione di voto“, sussurra al microfono.

Tutti la guardano, “ma che siamo stati a fare fino ad adesso? Ricominciamo da capo?” gli fanno notare dai banchi della maggioranza.

Consigliere Grieco la doveva fare prima la dichiarazione di voto” afferma con pazienza Dino il DiVino Secondino. L’aula e il presidente sono magnanimi, gli concedono di fare la dichiarazione di voto.

Ehm….allora noi votiamo contro. Ma non perchè siamo contro il dissesto, sono contro questo dissesto“. In aula si pongono delle domande: “Noi chi?“. In effetti i suoi colleghi mosilliani hanno già votato tutti contro. “Il noi è intesa lei e la sua famiglia. Vista come è andata la riunione del Pd della volta scorsa” afferma sibillino un vicinissimo compagno di banco. (leggi qui Scontro sindaco – Chiusaroli «Prima di lunedì voglio tutte le carte». Nel Pd urla e pugni sul tavolo)

 

Alla fine si completa la votazione. Una liberazione per chi ha assistito all’intero consiglio comunale. 14 favorevoli, 10 contrari. Il Comune è finito, andate in pace e magari fatevi pure qualche risata. I protagonisti prendono tutto alla lettera.

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