Dissesto, ecco cosa c’è scritto nella relazione dei Revisori dei Conti

Ecco cosa c'è scritto nelle 26 pagine di relazione consegnate durante la notte dai Revisori dei Conti al sindaco di Cassino. Il Comune alla fine va in dissesto per appena poco più di 7 milioni di euro.

Ventisei pagine. Su carta intestata con lo stemma del Comune di Cassino. Per dire in modo ufficiale che i conti sono al collasso, non ci sono abbastanza soldi per coprire i debiti. E l’unica strada resta il dissesto.

La relazione firmata dai Revisori dei Conti è stata inviata via Pec a tutti i Consiglieri Comunali, alla Corte dei Conti ed al ministero dell’Interno.

Il Comune alla fine va in dissesto per appena poco più di 7 milioni di euro.

 

L’ANALISI

L’analisi del Collegio è stata condotta a partire anche dagli esercizi finanziari precedenti al Piano di riequilibrio.

L’istantanea è scattata dal Collegio composto dai dottori Francesco Fraticelli, Gianfranco Soccorsi e Armando Tranquilli. Nell’album delle criticità, ce n’è una in primo piano.

«Poiché le stesse valutazioni avanzate dagli organi di controllo hanno evidenziato una cronica situazione di squilibrio economico-finanziario, ante 2013, alla quale, prima dell’adozione del piano di riequilibrio pluriennale , non si è posto rimedio in modo adeguato con sane politiche di gestione, e neanche, successivamente, con l’adozione del piano di riequilibrio si è riusciti a garantire il risanamento».

Cosa significa? Che durante le gestioni che hanno preceduto l’arrivo di Giuseppe Golini Petrarcone c’era una ‘cronica situazione di squilibrio‘: si facevano debiti ogni anno e si coprivano con i trucchi contabili consentiti in quell’epoca. Nessuno però si è premurato di pianificare l’epoca in cui si dovesse mettere fine ai debiti. Che poi è arrivata.

Cosa si sarebbe dovuto fare? “Sane politiche di gestione” scrivono i revisori.

Alle pagine 13 e 14 si specifica che nulla è stato fatto in questi due anni per ridurre le spese e aumentare le entrate dell’Ente.

La situazione era talmente compromessa che anche con il Piano di Riequilibrio tentato da Petrarcone si è riusciti ad incanalare i conti cittadini verso il risanamento.

 

PREVISIONI ATTENDIBILI MA…

Scrivono i Revisori che «alla luce delle superiori analisi condotte mediante il raffronto ex ante ed ex post, si può affermare che, anche se le previsioni del Piano risultano essere state attendibili, la massa debitoria censita in fase di redazione del Piano non è rimasta stabile nè nell’ammontare ne sulla natura ma, anzi essa è aumentata in maniera esponenziale fino alla situazione attuale più volte evidenziata».

In pratica, spiegano perché il Piano di Riequilibrio messo a punto da Petrarcone non è bastato. I Revisori dicono che “le previsioni del Piano risultano essere state attendibili”. Allora cosa non ha funzionato? “La massa debitoria non è rimasta stabile”.

In pratica, sono continuati ad uscire debiti su debiti: vecchi contenziosi arrivati a sentenza, altri ne sono stati avviati. E l’avvocatura non è riuscita a stare appresso a tutto.

 

LA CATTIVA GESTIONE DELLE RISORSE

Nei periodi esaminati, i Revisori hanno verificato l’elevato onere da contenzioso sopportato dall’ente. Nel contempo i revisori hanno evidenziato in alcuni casi, il ricorso da parte “dell’ente e/o dei responsabili all’assunzione di obbligazioni contratti senza formale impegno di spesa, generando in parte una massa debitoria fuori bilancio, annoverabili all’articolo 194, comma 1 lett. e) del TUEl anche quest’ultimi riconducibili ad una cattiva gestione delle risorse finanziarie“.

In pratica, ci sono stati incarichi affidati a voce, o con incarichi che non rispettavano al procedura. Hanno generato una enorme massa di debiti non previsti, i cosiddetti ‘fuori bilancio’. Il che è tutto dire.

A quanto ammontano? Questo è il calcolo fatto dai Revisori, tendo conto dei debiti ‘riconosciuti’ anno per anno (e non ‘fatti’ in quell’anno, ma giunti in quell’anno al pagamento e riconosciuti come da pagare):

Anno 2011……. 4.142.816

Anno 2012……10.151.736

Anno 2013……2.699.510

Anno 2014……1.592.688

Anno 2015………………0

Anno 2016….. 1.743.084

Anno 2017…….4.229.119

Totale: 24 milioni e mezzo abbondanti

 

Circa 20 milioni di debiti fuori bilancio da precedenti amministrazioni, sono stati riconosciuti e pagati dalla giunta Petrarcone; 18,5 milioni sono finiti nel piano di riequilibrio. Ma nel frattempo sono saltati fuori altri 6 milioni scarsi che non erano stati messi nel piano di risanamento

Per il collegio dei revisori del conti il forte squilibrio ha provocato l’utilizzo dell’anticipazione di tesoreria. Ed una costante crisi di liquidità. “Sopperita – scrivono –  in parte con l’immissione straordinaria che ha permesso il pagamento delle obbligazioni assunte. Pur generando tra l’altro una cospicua mole di oneri finanziari”.

 

AVVOCATI E RISARCIMENTI

Per i revisori, il contenzioso assume livelli patologici. nella stragrande maggioranza dei casi le cause sono state affidate senza i relativi impegni di spesa. Ci sono 873mila euro di parcelle da pagare per il periodo 1988/2011 che ancora non risultano definite. A queste si aggiungono altri 312mila euro per richiesta di rimborso spese legali anticipate da amministratori e dipendenti comunali.

Il Contenzioso è stato ricalcolato su richiesta dei revisori: ammonta ad oltre 3,1 milioni di euro.

 

I NUMERI E LE CONCLUSIONI

Ecco i numeri che certificano il dissesto finanziario secondo l’organismo di revisione contabile.

Debiti certi: € 15. 782.138,79.

Debiti potenziali: € 33.300.428 31.

Risorse e coperture stanziate: 8.842.227,79.

Differenza da dover ripianare: € 40.240.339,31.

 

Il Comune alla fine va in dissesto per poco più di 7 milioni di euro, perché dei quindici milioni di debiti ‘fuori bilancio’ sono coperti ben otto milioni. Infatti le passività potenziali non mandano il Comune in dissesto. E quelle concrete sono appena 7.

Alla luce di tutto ciò ed al fatto che il Piano di equilibrio non è più modulabile il collegio dei revisori dei conti afferma che esistono i presupposti per la dichiarazione del dissesto finanziario del Comune di Cassino. 

“Di cui all’art. 244 del Tuel ed in particolare la copertura dei debiti certi e quelli potenziali non risulta realizzabile senza che si determinano: l’incapacità di far fronte ai servizi indispensabili ed alle relative spese obbligatorie, l’impossibilità di onorare i debiti pregressi“, si legge a pagina 26. L’ultimo foglio della relazione.

In sostanza i presupposti della dichiarazione di dissesto dell’ente derivano da un reale ed effettivo squilibrio strutturale della situazione finanziaria. “E non connesso ad una situazione di ulteriore disavanzo occasionale“, dicono i revisori. In poche parole: game over.

LA PROCEDURA

Lunedì 25 giugno sarà, quindi, una data storica per la città di Cassino. Una sciagura per alcuni, una cesoia con il passato e un nuovo inizio per altri.  Il giorno in cui sarà sarà votata nella seduta di consiglio comunale la deliberazione che adotta formale ed esplicita dichiarazione di dissesto finanziario.

Entro cinque giorni il documento dovrà essere inviato al Ministero dell’Interno ed alla Procura Regionale presso la Corte dei Conti competente.

Secondo l’art. 246 comma 2 del Testo Unico degli Enti Locali dovrà essere accompagnata dalla relazione dell’organo di revisione e pubblicata per estratto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana a cura del Ministero. Unitamente al decreto del Presidente della Repubblica di nomina dell’organo straordinario di liquidazione.

È da evidenziare inoltre che sempre secondo lo scritto dei Revisori dei Conti, l’omissione della deliberazioni di dissesto, ove ne ricorrano i presupposti, avvia una procedura alternativa. Ovvero la nomina di un commissario ad acta per la deliberazione dello stato di dissesto, con relativo scioglimento del consiglio comunale a sensi dell’articolo 141 del TUEL.

In sostanza, se ci sono i presupposti e non viene dichiarato il dissesto dal Consiglio Comunale, la bancarotta viene dichiarata d’ufficio. Ma poi si va tutti a casa ed il Consiglio Comunale viene sciolto.

 

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