Domenica tutti a votare alle Primarie

Tutto pronto per le Primarie del Pd. Si vota domenica dalle 8 alle 20. Gli ultimi appelli. Dove votano i big. Come funziona.

 “Domani venite tutti a votare alle Primarie del Pd“. Camicia bianca slacciata sul collo, senza cravatta, senza giacca: Nicola Zingaretti posta su Facebook il suo video-appello per le Primarie che domenica eleggeranno il nuovo segretario nazionale del Pd. «È importante per il Pd ma è importante soprattutto per l’Italia – spiega il governatore del Lazio – perché è palese che questo governo non ce la fa, comincia a essere pericoloso e tutti siamo alla ricerca di qualcosa per cambiare e riaprire una speranza».

Nicola Zingaretti e gli altri due candidati hanno chiuso sul campo la campagna elettorale: il governatore e l’ex ministro Maurizio Martina sono stati alla manifestazione di Milano contro il razzismo, marciando insieme. Roberto Giachetti invece ha chiuso in un teatro romano con Carlo Calenda, dove tra l’altro ha ribadito: “Se il Pd fa l’alleanza con il M5s io tolgo il disturbo“.

Nella notte di domenica, salvo una possibile ‘reunion’ al Nazareno a urne chiuse, i tre protagonisti seguiranno l’andamento delle primarie a Roma. Ognuno per contro proprio: Zingaretti sarà alla sede del comitato al Circo Massimo; Giachetti al suo comitato a via dei Delfini, Martina al Nazareno.

Comunque vada a finire, questa tornata di elezioni Primarie ha già ottenuto un risultato: ha risvegliato lo spirito del centrosinistra. Quello fatto di Feste dell’Unità tenute in piedi dai volontari, con la pecora al sugo e le salsicce alla brace. L’ex ministro Carlo Calenda farà lo scrutatore al seggio di piazza del Popolo, a Roma. Tutti i big hanno confermato la loro partecipazione alle primarie, anche con appelli alla partecipazione come hanno fatto Romano Prodi e Walter Veltroni. L’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere (e magari superare) il milione di voti.

Nicola Zingaretti voterà alle 11 al gazebo di piazza Mazzini, a Roma; Maurizio Martina sarà a Bergamo, sempre alle 11, alla sala Vetrine prima di spostarsi a Roma; Roberto Giachetti alle 11.30 a Roma al seggio di via di Donna Olimpia, nel suo quartiere di Monteverde. L’ex premier Paolo Gentiloni voterà al seggio di via Goito intorno alle 10; Matteo Renzi dovrebbe essere in tarda mattinata al suo circolo ‘Vie nuove’ a Firenze: “Se votasse meno gente dell’altra volta non significa nulla: il Pd è l’unica forza politica che si affida alla democrazia, altro che piattaforma Rousseau“, ha scritto nella sua enews. Anna Ascani voterà a città di Castello, Maria Elena Boschi al gazebo nella sua Laterina, Luca Lotti a Firenze. Romano Prodi sarà a Bologna, al gazebo di via Orfeo, in tarda mattinata dopo aver partecipato alla messa delle 11.

I seggi sono aperti solo domenica dalle 8 e fino alle 20. In totale sono 7mila, allestiti fra Italia ed estero, di cui 150 in tutti i continenti. Per farli funzionare sono scesi in campo 35mila tra volontari, iscritti e militanti. Il voto non è riservato agli iscritti: un po’ come accade per le Primarie presidenziali Usa, dove le associazioni ed i comitati decidono di andare a sostenere l’uno o l’altro candidato presidente che ritengono più vicino alle loro posizione, pur senza iscriversi né ai Democratici né ai Repubblicani. Per esprimere il proprio voto ai gazebo bisogna andare con tessera elettorale e documento di identità, versando “almeno” 2 euro di contributo. Per sapere dove si trova il proprio seggio è stato allestito un sito internet: clicca qui per trovare il tuo seggio.

La macchina organizzativa sta dimostrando una tenuta straordinaria”, ha spiegato il presidente della Commissione congresso Gianni Dal Moro. La Commissione, nella sua ultima delibera ha stabilito quali saranno i componenti di diritto della nuova Assemblea nazionale, oltre i 1000 eletti alle primarie. Tra questi, a patto che siano ancora iscritti al Pd, gli ex segretari, gli ex segretari dei partiti fondatori, il presidente e il tesoriere uscenti, gli ex premier, i capigruppo parlamentari, i ministri e commissari Ue, i presidenti ed i vicepresidenti di Camera e Senato e del Parlamento europeo.

Diventa segretario chi ottiene almeno il 50% dei voti. Se nessuno dei tre candidati dovesse raggiungere il quorum, la parola passerà all’Assemblea Nazionale che dovrà decidere tra i due più votati domenica nei gazebo.

Sarà l’ultimo passaggio di una procedura iniziata due mesi fa: con le Convenzioni che hanno chiamato nelle Sezioni e nei Circoli tutti gli iscritti. Ha risposto il 50,43% dei 374.786 tesserati. Sono stati loro a fare la scrematura tra i sei candidati che si erano presentati raccogliendo 1.500 firme in almeno 5 Regioni.

In questo modo, gli aspiranti sono stati ridotti agli attuali tre. Nicola Zingaretti era stato il più votato, ottenendo il 47,95%, Maurizio Martina 36,53% e Roberto Giachetti l’11,23%. Più distanziati Francesco Boccia, Maria Saladino e Dario Corallo.

I tre candidati che hanno “passato il turno” hanno dovuto superare un altro ostacolo: trovare ciascuno mille candidati per l’Assemblea nazionale. Perché alle primarie di domenica, votando il Segretario si vota in modo automatico anche per eleggere i mille delegati dell’Assemblea nazionale. Infatti, ogni candidato è collegato, in ognuno dei 170 collegi, ad un listino bloccato con i suoi candidati all’Assemblea.

Cioè proprio quell’Assemblea nazionale che dovrebbe eleggere il nuovo segretario nel caso in cui nessuno dei tre candidati Segretario dovesse arrivare al 50% più un voto.

Nei precedenti Congressi, Pierluigi Bersani nel 2009 si è imposto su Dario Franceschini e Ignazio Marino; nel 2013 Matteo Renzi ha superato Gianni Cuperlo e Pippo Civati; nel 2017 ancora Renzi superò Andrea Orlando e Michele Emiliano.

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