Quei due corpicini ancora nel Tevere insieme alle chiacchiere della gente che non sà (Mamma Ciociara)

Il diario di Mamma Ciociara
Il diario di Mamma Ciociara

Diario settimanale, molto poco ordinario, di una mamma ciociara in una famiglia ciociara molto poco ordinaria

Un mese fa si consumava la tragedia di mamma Pina. L’alba del 20 dicembre una donna avvolta in un lenzuolo bianco si gettò all’alba nel Tevere: attaccate al suo petto le sue figlie Sara e Benedetta.

La Mamma Ciociara ricorda bene quel giorno, l’agitazione e l’eccitazione di tutti a spasso tra negozi e vetrine che si preparavano al Natale. Vetrine luminose, addobbi colorati, musichette di gioia ovunque e poi all’improvviso quella notizia in radio e poi al telegiornale.

Ricorda bene le critiche e le frasi del tipo “poteva uccidersi lei e lasciare le figlie“, “povero marito“, ” che madre snaturata compie un gesto del genere?

Poi le notizie sulla vita di Pina un’adorabile donna di 38 anni che ha combattuto con il corpo e con l’anima ma soprattutto con il cuore per diventare madre, quel lutto alcuni mesi prima quando sono venute al mondo le sue tre figlie e una è morta.

E poi le ore che sono diventate giorni e settimane e mesi, disperata accanto alle cullette che ospitavano le sue due figlie “superstiti”. Le sue bellissime bambine avevano riportato danni irreversibili, secondo quanto raccontato le settimane successive sui giornali, una era cieca e con evidenti disabilità motorie l’altra oltre alle disabilità motorie anche ipotetici (piuttosto certi) ritardi cognitivi.

É passato un mese per noi, per Pina era passata una vita intera. E ancora commenti “un figlio é figlio con qualsiasi disabilità“, “una madre pessima che ha ucciso le figlie perchè non erano perfette“.

Troppo facile così, troppo facile pensare che sia l’imperfezione ad aver portato Pina su quel ponte.

La Mamma Ciociara è intenta a leggere qualche articolo sui social quando si blocca raggelata leggendo un tecnico delle squadre di sommozzatori: spiega che nonostante lo sforzo è altamente probabile che i corpicini delle bimbe ritorneranno a galla quando le temperature saranno più calde, come già successe qualche anno fa quando sempre a Roma un padre gettò il figlio di 16 mesi in quelle stesse acque.

La Mamma ciociara pensa a quel fagottino mentre osserva la sua prole e per un attimo cerca di immedesimarsi in Pina, quella donna dallo sguardo profondo e i capelli mori che aveva fatto di tutto pur di diventare madre e che, come nelle peggiori delle tragedie greche, sembra essere stata punita per quella grande voglia di maternità. Un’entità superiore che sembra aver detto “Vuoi diventare madre tanto da essere pronta a qualsiasi cosa? Allora dovrai essere la madre di due bambine che avranno per sempre bisogno di te“.

Ma Pina non avrebbe voluto questo per le sue figlie e non perché, come naturale che sia per ogni genitore, avrebbe voluto avere delle bambine sane ma perché forse ha pensato che quel suo grande desiderio si era trasformato in una punizione proprio per le persone che avrebbe voluto amare di più, che già amava più di tutto.

Così quella mattina ha deciso di mettere in atto l’ultima scena di quella tragedia che l’aveva vista protagonista assieme alle sue bimbe.

A un mese da quella terribile mattina nessun fagotto è stato trovato, quasi nessuno parla più di Pina e le sue foto felice il giorno del matrimonio o in viaggio con il marito sono finite in un cassetto. Anzi sono finite nelle fredde e sporche acque del Tevere, hanno seguito Sara e Benedetta.

La Mamma Ciociara prova a chiedere a papà facocero “Ma se avessimo avuto problemi con i bambini, se avessero avuto dei problemi fisici, psicologici ho dei ritardi tu che avresti fatto?“. La risposta di Papa Facocero è quella “giusta”. “Mi sarei preso cura dei miei figli allo stesso modo“, ma il commento finale è quello che fa la differenza e che ci accomuna tutti quanti “Ma perché fai questi pensieri? Perché devi pensare che queste cose devono capitare proprio a noi?“.

È proprio questo il punto focale di tutta la questione, pensiamo sempre che le cose possano capitare ad altri: malattie, incidenti, problemi e poi ci rendiamo conto che gli altri siamo noi stessi.

Oggi il cielo è grigio come un mese fa ma 30 giorni fa c’erano lucette addobbi a colorare questo grigiore. Oggi invece non c’è niente, solo tanto vuoto e umidità. Pina è morta, non è morta in pace, non ha lasciato la pace forse la speranza di un futuro diverso per le altre persone che amava ma ha preferito essere madre fino alla fine, portando con sé per sempre le sue bimbe per raggiungere anche l’altra. Finita in un luogo dove tutto trova un ordine o forse nell’oblio di un fatto di cronaca degli ultimi giorni del 2018.

Quante volte anche la Mamma Ciociara ha urlato contro la sua prole pensando tra sé e sé a quante cose avrebbe potuto fare se non ci fossero stati, per poi sentirsi in colpa l’istante stesso in cui lo ha pensato.

Il mestiere della madre è quello più difficile, bisogna saper amare sopra ogni cosa ma allo stesso tempo ogni madre non riesce a perdonarsi nessuna mancanza nei confronti di quelle persone minuscole messe al mondo. Il senso di responsabilità che danza sul baratro del senso di colpa.

È passato un mese forse corpi di Sara e Benedetta rifioriranno in primavera o forse resteranno per sempre nel cuore di Roma.