Donne sanguigne: abbaiano ma non mordono

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Palma Lavecchia di PALMA LAVECCHIA

scrittrice e blogger su ‘Ho partorito due canaglie

 

Qualche giorno fa, mentre ero in ufficio, ecco che un insetto giallo e nero di enormi dimensioni si è intrufolo dalla finestra e ha inizia a svolazzare sulla mia scrivania, costringendomi per lungo tempo a stazionare sulla porta in attesa che si decidesse ad andarsene via. Ma di andarsene, quell’insetto volante di grandi dimensioni, proprio non ne voleva sapere, ignaro della fretta con cui dovevo svolgere delle attività. Così, ho pensato di avvalermi dell’aiuto di un valido collaboratore che magari conoscesse anche un modo efficace per convincerlo ad espatriare verso altri lidi. Cosa che lui riesce, in effetti, a fare in un batter di ciglia.

Torno alla mia scrivania, e lui nel suo ufficio. Dopo un attimo mi squilla il telefono: era quello stesso collaboratore che, simpaticamente, ci tiene a farmi sapere che “E’ chiaro che non sono venuto per salvare lei, ma l’ape perché, se l’avesse punta, poverina.. sarebbe morta avvelenata!”

A lui, lo aspetterò seduta sul greto del fiume. A voi, invece, voglio spiegare un po’ di cose sulle persone sanguigne come me, attorno a cui purtroppo si consolida quella brutta fama di vipere velenose. Ma nulla è più lontano dalla realtà.

Sì, perché …è vero.. noi impulsive siamo solite adottare delle reazioni che appaiono da subito fortemente decontestualizzate, ma ciò accade solo perché abbiamo la “nostra” realtà tinta di rosso fuoco e ci comportiamo di conseguenza. Per fare un parallelo, si verificano nel corso della giornata situazioni che ad un placido non lo scalfiscono minimamente, ma che su una personalità un tantino più irascibile hanno lo stesso effetto di un panno amaranto calato davanti agli occhi di un toro inferocito.

Ma questo non significa che siamo più cattive di altre, attenzione. Magari ci capita di dire esattamente quello che pensiamo, esternando una lenticchia in più piuttosto che una di meno, e nel farlo siamo sempre certe che il nostro interlocutore sia amante di una schiettezza incondizionata e che finirà per apprezzare il nostro sfogo. Spesso, però, purtroppo, non è così e succede che l’altro resti negativamente colpito dalla nostra reazione inconsulta.

Fa da contraltare, poi, il fatto che dopo appena cinque minuti tutto è svaporato, quello che dovevamo dire lo abbiamo detto, e noi recuperiamo quello stesso senso di freschezza e di benessere di un poppante avvolto in una nuvoletta di talco profumata dopo un caldo bagnetto: avete presente?

Qualche volta ho provato ad analizzarmi.. Ok, ok: qualcuno di voi starà pensando che dovrei valutare l’opportunità di farmi “PSICOanalizzare”.. e da uno bravo! Ci penserò, ma intanto fatevi dire che cosa ho dedotto. Ho dedotto che a noi esagitate, sempre “a mille”, operative e multitasking, manca proprio di default la capacità di valutare un attimo prima le conseguenze che la nostra reazione potrebbe determinare e adottare una modalità più mitigata, diplomatica, essenziale.

Allora, concludendo, direi che potremmo tentare un compromesso, che veda impegnate noi a sperimentare toni più placidi, ma il resto del mondo ad avere un po’ di pazienza in più e capire che quel tripudio cerebrale che ci coglie va, in realtà, a braccetto con sincerità e schiettezza che, in un mondo denso di ipocrisie, io, fossi in voi, apprezzerei pienamente.

Ah, mi pare doveroso informarvi che l’ape è morta, perché l’aitante collaboratore, prima ancora che io potessi fiatare, l’ha accoppata risolutamente con una botta sul dorso. Quindi, è improprio dire che l’abbia risparmiata alla morte, ma piuttosto che si è assicurato personalmente che pervenisse ad una più repentina e meno dolorosa rispetto ad una iniezione del mio letale veleno. Eeehhh.. dura la vita di noi sanguigni!

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