Donne, siete inferiori: ma nel Lazio tra poco non più

Senza Ricevuta di Ritorno. La ‘Raccomandata’ del direttore su un fatto del giorno. Una visione della Donna rimasta al Settecento. Che il Lazio si prepara a cancellare

Facciamoci un esame di coscienza: noi maschietti. Per un attimo le donne fingano di non sentire e non leggere.

Dopotutto hanno ragione quando ci dicono che a noi basta infilarci un paio di calzoni, sciacquarci la faccia e poi via al lavoro.

Non hanno tutti i torti quando provano a farci capire che se la casa non è una specie di tugurio, se il piatto caldo sotto al muso lo troviamo, se i figli crescono con un minimo di garbo, noi c’entriamo poco o niente.

Un anziano pensionato Fiat sosteneva che in casa, per tutta la vita, la moglie si fosse occupata delle cose poco serie: dove andare ad abitare, in quali scuole iscrivere i figli, se fare un mutuo e con quale banca. “Io – aggiungeva – mi sono occupato delle cose serie: se fare la guerra alla Cina o alla Russia, se privilegiare il fronte balcanico o quello africano…”. Scherzava è ovvio.

Ma c’è tanto del retaggio di una mentalità arcaica. Che affonda le radici ai tempi della rivoluzione industriale nel 700: le donne venivano pagate meno perché il lavoro era pesante, richiedeva forza fisica, e poi loro si dovevano assentare di più.

Roba del 700. La cosa assurda è che oggi, nel 2021, sia necessaria una legge per superare quella visione del mondo. Perché ancora oggi i salari sono differenti tra uomini e donne, sullo stesso posto di lavoro.

Una legge che in Italia non c’è. Nemmeno nella civilissima Lombardia, quella che arranca nell’organizzare i vaccini perché non riesce a mandare gli sms. Nel Lazio, quello delle vaccinazioni prese come esempio di organizzazione, quella legge la stiamo facendo. Iniziativa del consigliere Eleonora Mattia. Abolirà quella differenza che risale al Settecento. (Leggi qui)

Non basterà una legge, purtroppo, per la mentalità: quella ce l’abbiamo radicata dentro.

Senza Ricevuta di Ritorno.