E il centrodestra decide di non staccare la spina al sindaco (di F. Ducato)

La matematica dice che ci sono i numeri per staccare la spina all'amministrazione comunale di Anagni. Ma ora è l'opposizione a volerlo tenere in piedi. Ecco a chi conviene e per quali motivi

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

In teoria sembra facile. Con il Pd uscito dalla maggioranza e con il sindaco che sembra intenzionato ad inchiodarsi alla poltrona, senza considerare le dimissioni un’opzione praticabile nemmeno di striscio, ad Anagni l’agonia (perché di questo si tratta) del governo Bassetta si può risolvere in una sola maniera.

 

Bastano cinque consiglieri comunali per chiedere un consiglio comunale straordinario, nel quale proporre una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco. E, una volta arrivati al dunque, basta trovare nove consiglieri che quella mozione la vogliano firmare. Ai sei (finora) consiglieri di minoranza si aggiungono ora i 3 neo consiglieri di opposizione del Pd, ed il problema è risolto. Si scioglie il consiglio comunale e si va a votare. Senza nemmeno aspettare troppo, visto che la prossima finestra elettorale potrebbe essere quella in cui è previsto il rinnovo del consiglio di Ferentino.

Sembra perfetto.

 

Eppure, a sentire tanti in città, questa cosa sembra un po’ la sora Camilla: tutti la vogliono, ma nessuno se la piglia. Tradotto; si fa un gran parlare di mozione di sfiducia; ma, almeno per ora, nessuno si è alzato per proporla davvero. E men che meno per firmarla. È tutto un “vediamo”, “aspettiamo”, “consideriamo”.

 

Le ragioni sono diverse. E, dopo tanto parlare male del centrosinistra, stavolta a non uscirne bene è l’opposizione di centrodestra. Che dovrebbe, in caso di fine anticipata della consiliatura, risolvere un problema mica da ridere: la necessità di organizzare una coalizione degna di questo nome in vista delle (ormai) prossime elezioni.

 

Uscito dalle comunali del 2014 con le ossa rotte, il centrodestra anagnino era stato di fatto ridotto all’irrilevanza, con 3 consiglieri comunali (Daniele Natalia, Roberto Versi e Alessio Fenicchia) a fronteggiare quella che, allora, sembrava la marea bassettiana.

La ridotta dell’opposizione si è, con il tempo, allargata, accogliendo nuovi transfughi delusi dal colonnello, come Simone Ambrosetti, Giuseppe De Luca e Alberto Floridi. Ma si tratta di compagni di viaggio occasionali, non certamente di forze con cui costruire un’alternanza di governo. Per cui la scelta, cinica, del centrodestra anagnino potrebbe essere quella di lasciar cuocere nel suo brodo Bassetta, abbandonato dal Pd ma non disposto a dimettersi. Fargli passare mesi nel limbo. Per poi raccogliere i cocci.

 

Un’operazione simile, in piccolo, a quella fatta dal centrosinistra a suo tempo. Quando Fausto Bassetta vinse più per l’esasperazione contro la degenerazione del centrodestra fioritiano che per effettivi meriti sul campo.

 

Ecco perché in queste ore nessuno del centrodestra parla. Nessuno si lancia con dichiarazioni roboanti. Nessuno grida alla necessità di salvare la città dal degrado. Un cinico calcolo elettorale. In cui l’interesse politico personale supera l’esigenza dell’intera città di essere governata.

 

A questa strategia si stanno avvicinando anche le forze centriste come Progetto Anagni ed Idea Anagni. Anche loro, per un verso o per un altro, hanno tutto da perdere per il momento. E preferirebbero allungare il brodo piuttosto che staccare la spina. Idea Anagni ( il movimento di Antonio Necci) ha anche l’aggravante di essersi appena costituita. E dunque di aver bisogno di tempo.

 

Forse non aveva tutti i torti, qualche tempo fa, Domenico Beccidelli, quando ha deciso di abbandonare la creatura che aveva contribuito (parecchio) a far nascere, ravvisando in Progetto Anagni i germi dell’inconcludenza e dell’attendismo senza prospettive. Nei mesi scorsi, di fronte alle decisione dei ‘suoi’ colonnelli di andare a chiudere la crisi accettando di governare a pieno titolo insieme al sindaco, l’imprenditore elicotteristico aveva deciso di fare un passo indietro. Convinto che quell’alleanza avrebbe avuto gambe corte e nessuna prospettiva. A distanza di una stagione, la svolta che quell’alleanza doveva realizzare, tarda ancora ad arrivare.

 

Anagni, insomma, rischia di trascorrere mesi in una sorta di commissariamento dall’interno. Un contesto in cui nessuno si prende la responsabilità di staccare la spina, perché tirare a campare va be più o meno a tutti. Con una differenza, rispetto ad un commissariamento vero: che in quel caso l’ordinaria amministrazione, e magari anche un clima sereno, sarebbero assicurati. Così, anche questo sembra destinato ad essere una chimera.

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