Se il silenzio non è d’oro (di F. Ducato)

Le polemiche nate dal servizio de Le Iene. E dalle voci sul mancato ricorso contro la Marangoni. Se il silenzio non è d'oro ad Anagni

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Le polemiche che in questi ultimi giorni stanno arroventando il dibattito ad Anagni sulla questione dell’emergenza sanitaria sollevata dal sevizio delle Iene, unite a quelle relative al (mancato) ricorso al Tar per la vicenda della Marangoni, mostrano quanto sia difficile fare politica in modo serio, sollevandosi al di là dello starnazzo da pollaio. E quanto tutti, ma proprio tutti, abbiano parecchio da farsi perdonare.

 

Riassumendo: due giorni fa si diffonde in città la notizia che il Comune non avrebbe effettuato il ricorso al Tar contro il rinnovo dell’autorizzazione per il termocombustore della Marangoni. La questione diventa subito il boccone prelibato per quanti vogliono scagliarsi contro l’amministrazione comunale, rea di aver calato le braghe nei confronti della vituperata industria locale.

L’amministrazione ribatte dicendo che il ricorso al Tra non c’è stato, è vero, ma solo perchè i legali del comune hanno deciso di scegliere un’altra strada, inoltrando un ricorso straordinario al Capo dello Stato.

 

Il tutto in mezzo all’emergenza, sottolineata dal servizio delle Iene, che ricorda come la situazione ambientale della Valle del Sacco sia degradata.

 

Considerazione numero 1:
Come capita spesso in effetti, l’amministrazione comunale di Anagni ha comunicato poco e male le proprie decisioni.

Sarebbe bastato, in prossimità della scadenza dei termini per il ricorso al Tar, rendere nota la decisione dello studio legale Sandulli (che segue il comune in questa vicenda) per diminuire il flusso delle polemiche.

Il sindaco Bassetta avrebbe potuto spiegare prima e meglio cosa aveva intenzione di fare il comune sulla questione. Le voci contrarie a prescindere non si sarebbero fermate, ma probabilmente il dibattito avrebbe avuto qualche elemento certo in più a cui aggrapparsi.
Invece no

Si supera la data del 30 ottobre senza dire nulla, si lasciano scatenare le polemiche sulla questione. E solo dopo ci si decide ad emanare uno scarno comunicato in cui si dice, appunto, che si è deciso di fare un ricorso al Capo dello stato.

Dirlo prima no? Spiegare in modo articolato le proprie ragioni sembrerebbe così brutto? E così, una decisione che potrebbe essere anche quella giusta, finisce per diventare la pezza messa sopra il classico buco. Misteri della comunicazione.

 

Considerazione numero 2:
Se la comunicazione del sindaco latita per capacità di (appunto) divulgazione, dall’altra parte si assiste alla sagra dell’assalto alla diligenza. Dove la diligenza sta per il tema dell’emergenza ambientale (Valle del Sacco, Marangoni, etc.); e tutti, ma proprio tutti, in queste ore si scoprono ambientalisti.

Sposando una causa che per anni è stata lasciata nel sottoscala. Un po’ come la vicenda dell’ospedale: quando Marrazzo chiuse Ostetricia, tutti a manifestare con la maglietta “voglio nascere anagnino”, quando l’ospedale lo chiuse del tutto la Polverini, davvero, tutti muti e compatti.

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