Anagni -7 al voto: ma una volta tanto sarà facile scegliere (di F. Ducato)

Ad una settimana dal voto che deciderà il nome del sindaco di Anagni. Le differenze tra i due schieramenti sono molto nette. E questo rende la scelta molto più facile per gli elettori. Ecco vantaggi e svantaggi per ciascuno dei due candidati.

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Il ballottaggio che ad Anagni, tra una settimana esatta porterà a scegliere tra Daniele Natalia e Daniele Tasca (in rigoroso ordine alfabetico) avrà senz’altro un punto positivo. Consentirà di sapere finalmente chi sarà il nuovo sindaco di Anagni, e quale sarà la coalizione che sosterrà il neo primo cittadino per i prossimi anni.

Quello che non è dato sapere, almeno non adesso, è cosa accadrà subito dopo. Ovvero, cosa succederà quando dalla fase della campagna elettorale si dovrà per forza passare alla fase della politica vera e propria.

E quindi, cosa accadrà quando forze che non sono tutte uguali si troveranno a dover operare concretamente.

Del resto le ultime due giunte ad Anagni, quella di Carlo Noto e quella più recente di Fausto Bassetta, sono state sgretolate proprio dalla progressiva disaffezione dei rapporti tra le forze che componevano le rispettive maggioranze.

Non è quindi inutile tentare un’analisi comparata tra le due coalizioni, per capire, in tutti e due casi, quali siano i punti di forza e quelli di debolezza.

 

La coalizione di Natalia

Partiamo dalla coalizione Un patto con la città, che sostiene Daniele Natalia, e che raccoglie il centrodestra locale (dal momento che vede assieme Fratelli d’Italia, Forza Italia e la Lega di Noi con Salvini, più una serie di liste civiche).

Sul piano della compattezza politica, almeno al momento, non sembrerebbero esserci grossi problemi, visto che la coalizione ripropone lo schema del centrodestra a livello nazionale. Con una differenza però sostanziale, visto che ad Anagni è la lista di Fratelli di Italia che è trainante rispetto a quella di Forza Italia.

Tra l’altro con almeno un caso, quello di Alessandro Cardinali, del ritorno di un personaggio di grande peso, visto che lo stesso Cardinali qualche anno fa (all’epoca nel Pdl) fu un esponente di primo piano del centrodestra di Noto e di Fiorito.

Bisognerà vedere come si svilupperà il rapporto con Fi, che ripropone un solo consigliere, anche se è un personaggio notissimo come Pierino Naretti.

Sarà curioso anche vedere come si svilupperà il rapporto di coabitazione con la Lega di Noi con Salvini, che ad Anagni è collegata al centrodestra, anche se a livello nazionale questo rapporto si è frantumato. Quello della Lega è un capitolo delicato, tra l’altro, perché proprio lì il centrodestra rischiò la spaccatura pochi giorni prima della designazione del candidato Natalia. Quando, all’epoca, il coordinatore regionale Francesco Zicchieri volle provare ad imporre un proprio candidato e cioè Vittorio D’Ercole. Poi tutto si ricompose. Una pace o una tregua?

Interrogativo legato all’evidenza del grande successo dello stesso Vittorio D’Ercole, il consigliere più votato in assoluto con 459 voti, seguito proprio da Alessandro Cardinali con 430 voti.

Forze politiche a parte, il centrodestra di Natalia vede anche forze civiche, ma chiaramente di area. Con ritorni importanti, come quello di Danilo Tuffi già assessore ai Servizi Sociali con Franco Fiorito, e Simone Pace eletti uno nella lista per Anagni e l’altro nella lista Anagni domani. Senza contare Giuseppe De Luca, eletto con Polo Civico, e già transitato nell’ultimo consiglio comunale.

Insomma, il centro destra di Natalia ha scelto di mettere insieme forze e soggetti già conosciuti. Una sorta di usato sicuro, con poche novità ed una ricerca dell’effetto-esperienza.

Il problema vero potrebbe crearsi in sede di formazione della giunta. Cardinali, Pace, D’Ercole dovrebbero avere posti già assegnati. Per il resto Natalia dovrà armonizzare spinte contrastanti, facendo più l’equilibrista che il sindaco.

 

La coalizione di Tasca

La realtà della coalizione Anagni Terra Nostra di Daniele Tasca è invece molto diversa.

L’effetto novità in caso di affermazione di Tasca sarebbe notevole. E certamente porterebbe tante facce nuove in consiglio. Con esponenti provenienti dall’impresa e dalla realtà locale.

L’intera campagna elettorale è stata giocata su due capisaldi. Il primo: l’esperienza sotto il profilo tecnico che Daniele Tasca può assicurare, dall’alto dei suoi trent’anni in Regione Lazio dove è dirigente. Il secondo: il cambiamento. Che può essere l’asso nella manica: può essere vero cambiamento quello proposto dal suo avversario dal momento che porterebbe in Consiglio personaggi già noti alle aule?

Poiché ogni medaglia ha due facce, nei punti di forza è possibile individuare anche quelli di debolezza. E quindi: fatta salva l’esperienza di carattere amministrativo del sindaco, l’assenza di esperienza politica nei neo Consiglieri sarebbe un vero vantaggio?

Inoltre. In un quadro politico – amministrativo di questo tipo, il Consiglio sarebbe di fatto egemonizzato, sotto il profilo politico, da Casapound, che porterebbe tre esponenti in maggioranza. Rendendo la lista della tartaruga il gruppo politico più rilevante in Aula.

Mutatis mutandis, nella ipotetica maggioranza di Tasca, Casapound sarebbe il Pd della situazione? Il referente politico principale. Difficile sostenere che lo si potrebbe trattare come ogni altra lista.

 

Posizioni chiare

Al di là di ogni altra considerazione, le posizioni politiche e le differenze tra i due schieramenti sono nette. Il che mette gli elettori in una condizione molto facile per decidere: basta avere chiaro in mente cosa si vuole.

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