L’ago della bilancia politica di Anagni (di F. Ducato)

Il Pd ha in mano le sorti dell'amministrazione comunale di Anagni. Il destino sembra ormai segnato. Ci sono però due dettagli a fare la differenza. Le risposte arriveranno nelle prossime ore.

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Ed ora, ad Anagni, il Pd è davvero diventato l’ago della bilancia. Dopo le impegnative dichiarazioni di domenica pomeriggio dell’ex assessore Aurelio Tagliaboschi (“siamo fuori dalla maggioranza, con tutto quello che ne consegue” . Leggi qui: The End il Pd decide di staccare la spina al sindaco Bassetta), il Partito Democratico ha il match ball tra le mani per mettere fine alla stagione del sindaco Fausto Bassetta.

Se oggi, nel direttivo in programma nel tardo pomeriggio, si dovesse decidere, come pare quasi obbligatorio a questo punto, di porre anche le firme dei tre consiglieri comunali del Pd (a proposito, ieri alla conferenza di Tagliaboschi, uno di loro, Egidio Proietti, non c’era) sulla mozione di sfiducia, allora la partita sarebbe davvero chiusa. Il sindaco potrebbe provare a tirarla in lungo, ma con 9 consiglieri in opposizione sarebbe duro continuare a governare.

 

LE DUE NOTE STONATE

Ci sono però due questioni che stonano, in questo quadro di inevitabilità, per cui sembra tutto già deciso. E tutte e due fanno riferimento allo stato reale degli equilibri interni al Pd.

Come sempre, tutto parte dai dettagli. Ed il dettaglio significativo di ieri è quel momento in cui l’ex assessore Tagliaboschi sente il bisogno di affermare che il Partito Democratico “parla con una voce sola”. Perché? Nessuno gli aveva chiesto conto di questo.

Troppo facile parlare di “excusatio non petita accusatio manifesta”: chi sente la necessità di ribadire una cosa lo fa di solito perché teme di avere un punto debole.

Solo pochi giorni fa in Consiglio si era discusso della pesante dichiarazione di un esponente del Pd provinciale, anagnino di nascita, che aveva attaccato il sindaco Bassetta. In consiglio erano allora arrivate le dichiarazioni di solidarietà al sindaco da parte del Pd cittadino. Ovvia la domanda: il Pd è davvero tutto unito? Parla davvero, come detto da Tagliaboschi, con una sola voce? Oppure, al di là della dialettica fisiologica, c’è qualche voce dissonante di troppo?

Anche perché chi ha buona memoria, ricorderà che quattro anni fa, all’epoca del passo indietro di Tagliaboschi dalla corsa per la candidatura a sindaco che poi ha portato all’indicazione di Bassetta, le cose non andarono proprio come ha ricordato, sempre ieri in conferenza, l’ex assessore.

Non è che lui fece un passo indietro responsabilmente per il bene di tutti. No, ci fu un dibatto durissimo all’interno, con tanto di comunicati ufficiali di due parti (evidentemente) del Partito, che sulla candidatura di Tagliaboschi dissero due cose opposte. Una vera spaccatura. Che poi fu ricomposta con ila passo indietro di Tagliaboschi. Al quale va riconosciuto il merito di aver capito che, imponendo il suo nome, il Partito sarebbe andato a sbattere. Ma definirla “una scelta fatta in totale sintonia per ampliare il bacino dei possibili votanti”, sembra eccessivo.

Il Oartito è dunque, adesso, diventato l’ago della bilancia. Per far valere il suo peso deve però essere unito. Non sempre lo è stato, nel recente passato, ed anche fino a poco fa.

Adesso?

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