Il sindaco inFausto: nascita, crisi e morte di un sogno in municipio (di F. Ducato)

Nascita, crisi e morte dell'amministrazione guidata da Fausto Bassetta. Le origine della crisi. Gli errori che hanno portato al collasso la giunta della società civile. Determinandone il fallimento

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Il funerale dell’Amministrazione guidata dal sindaco Fausto Bassetta è iniziato ieri. Nelle prossime ore il prefetto Emilia Zarrilli completerà il rito funebre nominando un commissario e disponendo la sepoltura. In pochi giorni toccherà al Capo dello Stato Sergio Mattarella firmare la fine dei riti funebri e l’avvio dell’iter per scegliere il nuovo sindaco e la nuova amministrazione cittadina.

Ma quando comincia a morire la giunta Bassetta?

 

L’INIZIO DELLA FINE

Quando comincia a morire la giunta Bassetta? Molto presto, in effetti. Perché è chiaro che quello che è accaduto ieri non è l’esito di una crisi breve, intensa ed inspettata. Ma la conclusione di una lunga fibrillazione. Partita, paradossalmente, proprio all’inizio dell’era del colonnello prestato alla politica. Quando, dopo i quasi 8000 voti presi da chi si riconosceva in lui, ed anche da quanti volevano solamente mettersi alle spalle l’era Fiorito, Bassetta fa capire da subito che lui è diverso dalla politica tradizionale.

Lo fa attraverso un gesto semplice e dirompente: la scelta di una giunta tecnica. La decisione di far arrivare nella stanza dei bottoni persone non elette dai cittadini ha un duplice significato. Far passare il messaggio di un sindaco non prono ai voleri della politica (nemmeno a quella della sua parte); e suggerire l’idea di una svolta meritocratica.

Cosa che causa però le prime frizioni. Come quella con Simone Ambrosetti, esponente de La Rete dei cittadini, eletto con Bassetta (dopo aver dichiarato di volersi candidare da solo), che nel primo consiglio comunale, quello dell’insediamento, critica, appunto, la scelta di non tener conto dei voti popolari. Iniziando a scavare il solco che poi lo avrebbe portato in minoranza.

Politica a parte, la giunta tecnica non manca di creare problemi e tensioni. Come quelle legate, per esempio, agli esperimenti sulla circolazione stradale. O al cartellone non molto apprezzato, per usare un eufemismo, del festival teatrale dell’estate del 2014.

 

VIA I TECNICI, DENTRO I POLITICI

Ecco perché, nell’ottobre del 2015, il sindaco sceglie di azzerare la giunta tecnica, puntando ad un più deciso coinvolgimento dei politici. E lo fa facendo entrare in maggioranza un altro gruppo. Anagni democratica, che aveva avuto come candidato a sindaco Roberto Cicconi. Accolto in giunta come assessore al contenzioso.

È il momento più largo del consenso bassettiano. Che può contare su una minoranza ridotta ai minimi termini (Natalia, Versi e Fenicchia); ma che non riesce a far funzionare la sua squadra di maggioranza.

Forse perché emerge da subito un dato che poi sarà una costante: il rapporto dialettico (per dirla con educazione) tra Progetto Anagni e Pd. Mai andati d’accordo. Sempre sopportatisi. Con Progetto Anagni che reclama posti a tavola sulla base del proprio (cresciuto) peso politico. E con il Pd a far sapere di essere l’unico Partito vero della coalizione.

In effetti, l’errore più grande dell’ex sindaco è stato (forse) proprio questo: non aver mai voluto/saputo sciogliere i nodi che si portava dietro. Bassetta ha sempre cercato più che la sintesi, l’attesa, nella speranza (illusoria, come si è visto) che i problemi e le frizioni si risolvessero da soli.

Lo ha fatto in ambito amministrativo (come non ricordare gli anni trascorsi a cercare di risolvere la grana della scuola di Finocchieto); lo ha fatto in ambito comunale ( la polemica per la conclusione del rapporto con l’Ingegner Salvatori).

 

LA POLITICA È CORAGGIO DELLE SCELTE

Se la politica è scelta e decisione, Bassetta, in molte circostanze, ha scelto di non scegliere. Creando i presupposti per una emorragia che, nel tempo, è diventata inguaribile.

Simone Ambrosetti nel gennaio del 2017 si sgancia dalla maggioranza e finisce in opposizione. Bassetta avrebbe anche potuto tenere. Ma mettendo d’accordo i pezzi grossi della sua coalizione: Pd e Progetto Anagni.

Quest’ultimo invece, nell’estate dei comunicati a raffica, decide di provare a strappare. Causando una crisi che provocherà le famose dimissioni con rientro programmato. Crisi che termina con la vittoria morale di Progetto Anagni.

Roberto Cicconi viene messo alla porta, e Giuseppe Felli diventa vicesindaco. È qui che gli accordi, nonostante la pace di facciata, saltano. E la strada diventa un burrone. Giuseppe De Luca nell’ottobre del 2017 esce. A novembre lo fa Alberto Floridi. Che, scottato dal mancato ricorso per la questione Marangoni, decide di passare la mano.

 

L’ERRORE FATALE CON TAGLIABOSCHI

Fausto Bassetta, come spesso gli capita, reagisce male. Parlando di accuse strumentali (un vezzo, quello di eccedere nei toni, che il sindaco ha spesso avuto; basti pensare alle storiche accuse verso l’ “opposizione criminale”). E dimostra di non capire (o di non volerlo fare) che il terreno gli frana sotto i piedi. Sì, perché una parte del Pd cittadino quella pace finta, dopo “il mercato delle vacche” denunciato dal segretario cittadino Francesco Sordo e oggetto di nuove scintille con il sindaco, non l’ha digerita.

Fausto Bassetta da parte sua, sente la pressione del Partito. E fa una mossa falsa. Sacrifica Aurelio Tagliaboschi (attribuendogli un grave errore sul Bilancio consolidato, mentre l’errore è tutto tecnico ed una lettera del Responsabile lo chiarisce assumendosene ogni responsabilità). L’idea è che il Pd non oserà muoversi per evitare grane elettorali allo Zar Nicola Zingaretti che è nel pieno della campagna elettorale ed ha nella sua lista proprio il vice sindaco di Bassetta.

Ed invece il Pd strappa.

Bassetta allora tenta la carta della grande coalizione per evitare il salto nel buio. Il resto è cronaca delle ultime ore.

 

E ORA

E ora?
Se tutto va come dovrebbe, si andrà a votare a giugno. Difficile creare coalizioni robuste in così poco tempo. Il Pd ha già fatto sapere che punta ad un raggruppamento di centrosinistra allargato alle forze civiche contigue. Con un candidato da scegliere alle primarie.

Il centrodestra potrebbe spaccarsi in due; un gruppo moderato, ed uno più marcatamente conservatore.

A sinistra ci saranno, da sole, le forze più radicali, da Leu all’Idv ( che però potrebbe rientrare con Natalia e soci). Come pure a destra andranno da sole le tartarughe anagnine di Casapound.

Indecifrabile il peso elettorale, in città, dei Cinque Stelle. Molto dipenderà dall’esito delle elezioni nazionali ( e regionali) del 4 marzo.

Una cosa è certa. Con la vicenda Bassetta termina ad Anagni la stagione della società civile che si sostituisce alla politica. Che, adesso, torna in primo piano.

Se è un bene o un male, sarà tutta da vedere.

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