Il maestro Abbate e l’importanza degli accenti (di F. Dumano)

Un tempo, i maestri non solo formavano ma educavano. Ognuno aveva il suo metodo. Gli allievi del maestro Abbate li riconoscevi subito: le conoscenze prima delle competenze. E riconoscevano gli accenti

Fausta Dumano
Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

Per tutti era il maestro Abbate. E così lo chiamavano. Un uomo totalmente identificato con il ruolo, al punto da perdere la propria individualità e fondersi tutt’uno con la sua missione di educatore. Tanto che in molti nemmeno ricordano più il suo nome di battesimo. Perché per identificarlo al di là di ogni ragionevole dubbio era sufficiente indicarlo appunto come il maestro Abbate.

È il papà di Paolo detto Volpino. (leggi qui Paolo “volpino”, il Leon d’Oro e l’arte di vivere). Pensare sia il padre fa un effetto strano in quanto il maestro, nonostante la sua sfera di simpatia, era tra i simboli della giusta severità. Qualche scappellotto bonario lo ricorda più di qualcuno. Erano gli anni in cui il maestro aveva sempre ragione ed era sacrosanto ubbidire. Sono i maestri  di una volta quelli che ti formavano.

Ricordi in bianco e nero una volta esistevano  le maestre e i maestri  e generalmente  le classi erano, sopratutto in paese, tutte maschili o tutte femminili. I maestri erano destinati ai ragazzi.

il maestro Abbate aveva, ricordi in bianco e nero, dei nipoti che erano tornati dalla Francia: gli Spalvieri. Portavano nomi ovviamente francesi: Antoine e Domenique. E nonostante Domenique al suo arrivo  fosse grandicello lo zio riuscì  a fargli imparare la lingua italiana. I Maestri di una volta erano i sostenitori  delle conoscenze prima  delle competenze.

Ogni tanto  anche il maestro Abbate faceva la sua sosta  in piazza e strappava sorrisi con le sue  barzellette. Molto di rado lo trovavi a giocare a carte. Di certo collaborava con la maestra Maini sempre impegnata in concorsi canori per bambini.

Amante del teatro, educava al suono della parola, parlava di diaframma e di dizione. Diceva giustamente che le vocali sono 7: due ‘e’ e due ‘o’ con gli accenti aperti e chiusi. Riconoscevi subito  gli allievi suoi: erano bravi in latino e sapevano riconoscere gli accenti  della metrica, quello breve e quello lungo. I Maestri  della scuola di un tempo  lasciavano  il segno…