Paoletto, ma se preferite ‘Il dottor Palma’ (di F. Dumano)

Foto: copyright Archivio Piero Albery

Paoletto o meglio: storia di Giampaolo Palma, un'altra delle immagini in bianco e nero uscite dall'archio Albery grazie alla penna di Fausta Dumano

Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

​Ricordi in bianco e nero, ricordi … In primo piano lui, Paoletto: così lo chiamavano, con uno di quei diminutivi che nascono da bambini e poi ti accompagnano anche da grandi. Anche ore che a  Roma è funzionario alla Regione Lazio, impegnato politicamente, espressione di quella che fu la Dc ora nel Pd.

Il dottor  Giampaolo Palma, ricordi in bianco e nero, nei nostri cuori resterà sempre  Paoletto.

Una malattia sopportata con stoica consapevolezza, un trapianto  di midollo con il quale si sperava si potesse sconfiggerla.

Nell’archivio del nostro Piero ci sono diversi scatti, che narrano Paoletto. Uno lo ritrae vicino al Liceo Classico Tulliano: più grandi di me, lui e  Carlo Scappaticci, portarono una  ventata di colore.

Del Carlo ne abbiamo già narrato, l’unico mestiere da cui non puoi licenziarti è quello di padre. (leggi qui I libri di Carlo ed il difficile mestiere di padre). Proprio con Carlo ad Arpino avevano messo insieme una squadra. ”Fortitudo”credo si chiamasse. Una squadra di giovani, che era antagonista di quella che faceva riferimento a Don Emilio, già narrato precedentemente. (leggi qui I mille volti di don Emilio Iafrate).

Paoletto  come diversi giovani arpinati durante il fine settimana faceva il cameriere al ristorante ”il Cavalier d’Arpino”.

Ricordi in bianco e nero le nostre strade si unirono accanto ad un progetto editoriale, Teorema. Un giornale che legò diverse voci, Stefano Di Scanno, l’attuale direttore del giornale “L’ Inchiesta”, Abramo Tancredi e lo stesso  Carlo. Da sottolineare che quando usciva ”Teorema” gli unici quotidiani che avevano la cronaca provinciale erano “Il Tempo” e “Il Messaggero“.

Ricordi in bianco e nero: sagaci battute, quelle di Paoletto, ma sempre garbate, educato.

Un periodo è stato anche un istitutore del Convitto Tulliano, giovane laureato in legge, faceva pratica presso lo studio del Corradini ad Arce. Impegnato a promuovere attività ad Arpino, a lui si deve la rievocazione del corteo storico di Gaio Mario.

Ricordi in bianco e nero, quante litigate giovanili, lui era un democristiano, io una gruppettara di sinistra. Litigate che iniziavano alle mitiche scalette del salotto culturale in piazza Municipio e terminavano davanti al Bar Sport sempre in piazza, impossibile restare litigati.

Perché la vera amicizia è fatta così.

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