Paolo “volpino”, il Leon d’Oro e l’arte di vivere felici (di F. Dumano)

Destinato alla monotona vita del bancario, decide di abbandonarla per mettere su i locali che in quegli anni diventarono subito di tendenza. Paolo Abbate detto 'volpino', con il Leon d'Oro, il Prezzemolo e l'arte di vivere felici

Fausta Dumano
Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

Ricordi in bianco e nero…  Era il figlio del maestro, che voleva scrivergli una vita con un percorso tranquillo. Una vita di quelle lineari: un posto in banca. Invece lui, il nostro protagonista, aveva una grande passione  per i fornelli della cucina.

Avendo sperimentato la sua bravura nelle cene tra amici, un giorno disse basta ad una vita fatta di numeri e cifre. E si tuffò a capofitto sulla sua passione, dando vita a diversi locali ad Arpino e anche ad Isola del Liri. Locali che sono stati punti di riferimento e di moda per la mia generazione e quella precedente.

Ricordi in bianco e nero… In via dell’Aquila Romana ”Il Leon d’ oro” era un locale che divenne presto di tendenza. Trasformò la via nella movida. Con le sue lunghe serate, spingeva a salire da Isola del Liri e da Fontana Liri. Un locale che mi fece scoprire come la mia zia, che abitava al tempo lì di fronte, fosse un’abile lanciatrice di secchi di acqua rivendicando il diritto a dormire.

Nella stessa via, dopo diede vita al Prezzemolo. 

Il nostro, ricordi in bianco e nero, è stato un grande stragista di cuori d’almeno tre generazioni. Ancora oggi si narra che abbia mantenuto il suo fascino irresistibile, Paolo Abbate detto Volpino. Nome dalla duplice interpretazione: Volpino per i suoi lineamenti, Volpino perché furbo.

Difficile distinguere la realtà dalla fantasia sui tanti aneddoti che si narrano. Di certo sempre elegante, un anticipatore dei completi bianchi: una sera arrivò tutto vestito di bianco in una festa a Civitavecchia. Al tempo noi si ballava a Civitavecchia, si portava il mangiadischi, tutti in jeans, lui in bianco. Gianni Astolfi, un altro protagonista di quegli anni, nel vederlo disse «Volpì, chi t’ha ingessato?»

‘Volpino aveva una altra prerogativa, riusciva a dileguarsi in un attimo: la sua abilità a sparire nel nulla non aveva uguali.

Ricordi in bianco e nero, la mia generazione gli deve certamente la scoperta che si può vivere felice, inseguire i sogni e restare sempre un Peter Pan. Ho incontrato Paolo qualche giorno fa, sembra aver fatto un patto con il diavolo, mentre lui ha scoperto che sono stata una ”ragazzina fuori dagli schemi” per la mia voglia di scoprire cosa ci fosse dietro la linea del confine della piazza.

Crediti: Foto: archivio Piero Albery - Tutti i diritti riservati all'autore