Io sono rimasta sempre io (di F. Dumano)

Foto: copyright Archivio Piero Albery

Il tempo ci modella. Non ci trasforma. Accade anche per 'la liceale che ha fermato il tempo' con i suoi Racconti in Bianco e Nero.

Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

Ricordi in bianco e nero… ma proprio tanti, tantissimi ricordi. Correvano gli Anni 70 e precisamente il ’77, correvano e sono andati proprio di corsa.

Della lei nell’archivio fotografico che alimenta questa rubrica ci sono tante foto, proprio tante. Al punto che si potrebbe organizzarle in due sezioni: quelle dell’impegno politico e quelle del cuore, degli affetti.

Il nostro Piero Albery con la sua inseparabile macchinetta fotografica (leggi qui Piero Albery, le vite in uno scatto: eravamo felici e non lo sapevamo) di questa ragazza ha immortalato anche gli attimi intensi. Quegli attimi che pensi sono i tuoi, solo tu puoi saperlo.

 

Quella ragazza la conosco proprio bene e in questo film in bianco e nero non poteva mancare. È stata anche lei una protagonista di quel movimento di sognatori, di idealisti, che volevano cambiare il mondo.

Questa foto nell’ archivio di Piero è la sintesi dei due scatoloni, l’impegno politico e le ”questioni di cuore”. In quel momento correva una manifestazione, la piazza è quella del Castello, dove c’era la sede dell’Istituto per Chimici, oggi sede della Fondazione Mastroianni. Avresti mai immaginato che il nostro fotografo puntasse l’obiettivo su questa coppia, che si era ”allontanata” dalla scena principale?

 

Un tuffo al cuore ha provato la protagonista di questo scatto nel vederla. Lo so proprio bene: quella ragazza sono proprio io e lui è Teddy, uno dei leader a livello provinciale del Movimento degli Studenti.

In quegli anni il mio cuore batteva forte, ma proprio forte per gli ”impegnati”. I miei amori andavano, venivano, tornavano, correvano veloci come correvo io. Però chiariamo subito sono sempre stata per la monogamia. Mai avuto il piede in due storie contemporaneamente, a differenza delle storie di tanti e tante in quell’epoca, gestite quasi come un condominio degli affetti.

 

Lei, cioè io, è la figlia di un barone siciliano antifascista, che è stato in carcere e anche in confino. Un barone: si nelle vene scorre il sangue blu. La mamma, una professoressa, figlia del primo podestà fascista di Arpino: la sezione del Msi è dedicata al fratello della mamma, lo zio.

Cresciuta in bilico tra due mondi lontani: la mamma un’ecologista ante litteram, di lei abbiamo scritto in occasione del decennale della morte. (leggi qui Le difficili parole per ricordare mamma Dumano)

 

A quel Teddy devo molto, non solo per questioni di cuore, ma perché mi ha insegnato ad essere me stessa, a prescindere dagli intrecci di sangue che scorrevano nelle mie vene: quello blu, quello antifascista, ma non comunista di mio padre; quello nero del nonno e degli zii.

Io ero molto timida, lo scrive pure la mia maestra sul libretto scolastico, partecipavo alle riunioni del Movimento in silenzio. Sembravo un’autistica. È stato lui a tirar fuori la mia voce… e da allora mi sono ‘sempre presa la parola in ogni dove.

In quegli anni ho ”rivoluzionato ”la calma piatta di quel paese, ho legato il mio nome a intellettuali più grandi, ho rotto tanti schemi. Tra le prime a fare l’autostop, a fumare in piazza, a non indossare il reggiseno sotto le magliette e poi a nasconderlo sotto maglioni oversize quando è arrivato il momento che bisognava farsi notare per quello che si diceva e non per le tette.

 

Sono sparita per qualche anno dalla scena: l’università, un marito. Quando sono tornata con un marito e la prima figlia, che non a caso è nata proprio ad Arpino, ho incontrato la delusione negli occhi di Stella, delusione confermata dalle parole ”Mi è caduto un mito, pure tu sei finita nella normalità degli schemi”. Mai pensato di poter essere un modello.

Correva e come correva la vita di quella ragazza. Un altro figlio, sempre impegno politico, con separazioni di una Sinistra scissa in particelle dell’atomo, divorzi politici e del cuore. Primavera 2018, incontro Stella, sono in compagnia di un uomo più giovane, lei ”leggo sempre i tuoi Racconti in bianco e nero”. Ad Arpino c’è un fan club, me l’ha svelato Natalia, un’ altra amica, aspettano insieme il racconto e poi aggiungono i loro ricordi.

Stella, torniamo a lei, mi guarda: ”Ti seguo sempre sui social, mi ha insegnato a seguire la direzione delle farfalle allo stomaco, va dove ti porta il cuore, la donna che fa sempre come azz le pare”.

 

In piazza, che ha sempre dentro di me quel fascino del salotto culturale, che mi ha dato tanto, realizzo che ho i leggins strappati, le treccine ai capelli e il lui ”maledettamente intellettuale,ma più giovane”. Sento un bisbiglio, lo stesso bisbiglio di quando frequentavo quelli più grandi.

Cellulare, Facebook, Saverio Zarrelli che scrive tanto sulla storia di Arpino scrive di me a proposito di uno scrittore dimenticato, che ho riportato alla luce: Saviotti, nella sezione Culture di AlessioPorcu.it… (leggi qui Saviotti, esule della cultura celebrato a Lisbona e dimenticato in Ciociaria). “La riscoperta si deve a lei, Fausta Dumano, professoressa, scrittrice, ma soprattutto la liceale che ha fermato il tempo“.

Nel leggerlo sorrido, guardo la foto scovata nell’archivio di Piero, mi guardo fuori, ci sono i primi segni del tempo tiranno, nonostante i leggins strappati. Ma sono io, con gli stessi sogni, gli amori che vanno e vengono e tornano. Sempre monogamica, impegnata a dar voce alle donne uccise, la scrittrice che scrive con il sangue delle donne per le donne.

Perché il tempo ci modella. Non ci trasforma.

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