E Scalia finì nel mirino di Gay.it

E il senatore Francesco Scalia, alla fine, si è ritrovato sulla prima pagina di gay.it. Con tanto di foto ufficiale, insieme ad altri 35 colleghi parlamentari. Un outing inaspettato? L’annuncio di una scelta di campo tenuta nascosta per anni e finalmente postata alla luce del sole? Nulla di tutto questo.

Il sito Gay.it è un serissimo ed autorevole punto di confronto politico e sociale sulle tematiche omosessuali. Sta seguendo da vicino il dibattito sulla legge Cirinnà, la norma che andrà a disciplinare le unioni civili. Il nodo che non si riesce a sciogliere individuando una soluzione condivisa da tutti e in particolare quello sulla estensione della ‘stepchild adoption‘ cioè l’adozione del figlio del partner unito civilmente. E’ una norma che in Italia esiste dal 1983. Per fare un esempio: marito e moglie si separano, la signora si risposa in municipio con un nuovo compagno, la ‘stepchild adoption‘ consente al nuovo marito di adottare il figlio nato dal precedente matrimonio, e comunque deve esserci il consenso del papà naturale, l’adozione deve corrispondere all’interesse del figlio, il figlio deve dare il consenso ad essere adottato (se maggiore di 14 anni) o comunque esprimere la sua opinione (se di età tra i 12 e i 14). Qual è il problema con la Legge Cirinnà? Uno dei commi estende quella norma alle coppie unite civilmente ma non sposate. Per il mondo politico di area cattolica, con questa modifica si darebbe un sostanziale via di fatto alle adozioni ed alla maternità surrogata per le coppie gay.

Proprio per questo una trentina di senatori ‘malpancisti’ Pd l’altro giorno si sono riuniti per dire no a quella norma, insieme alla ‘bicameralina Pd’, alla cabina di regia sulle unioni civili composta da 10 parlamentari, 5 deputati e 5 senatori. Tra i 36 c’è anche Francesco Scalia. Non si è arrivati ad una sintesi, nessuna ipotesi di “stepchild ridotta“, si va al muro contro muro dentro il Partito Democratico.

Gay.it ha pubblicato i nomi e le foto dei 36 senatori contrari a quella norma. ‘Sbattendo in prima pagina’ anche Francesco Scalia. Ottenendo però l’effetto che voleva: nel giro di poche ore è piovuta una serie di distinguo e di chiarimenti che pongono la questione sotto un’angolazione diversa. E di fatto i veri malpancisti sono scesi prima a 26 e poi a 21.

Francesco Scalia ha rivendicato la propria posizione di perplessità sul punto ma ha messo in chiaro che il punto non è la nuova legge sulle unioni civili. Ha preso la tastiera e inviato a gay.it una mail, spiegando «Ritengo che il tema della stepchild adoption vada stralciato ed affrontato nella sua sede più opportuna: una riforma della legge sulle adozioni. In quella sede il tema andrebbe valutato esclusivamente in funzione dell’interesse del bambino. Il mio voto, nel caso l’art. 5 dovesse rimanere invariato, sarebbe comunque favorevole, perché ritengo necessaria e non più procrastinabile la disciplina normativa delle unioni civili».

Diversa la posizione del senatore Nicola Latorre che ha criticato con forza il metodo usato da Gay.it di sbattere in prima pagina le foto di chi ha perplessità sul tema anche se ha chiarito che voterà comunque il ddl Cirinnà, pur avendo forti dubbi sulla stepchild.

Stessa posizione per il senatore Claudio Moscardelli. E pure per il senatore Bruno Astorre il quale assicura che, con o senza stepchild (sulla quale ha dei dubbi), voterà comunque il ddl Cirinnà.

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