E venne la settimana dell’elezione dei rappresentanti di classe (Mamma Ciociara)

E venne la settimana delle elezioni scolastiche... Pensi di riuscire a cavartela, con una comparsata lampo ed il voto a caso. Invece, nasce uno scontro che manco Antonio Pompeo e Tommaso Ciccone in Provincia...

Il diario di Mamma Ciociara
Il diario di Mamma Ciociara

Diario settimanale, molto poco ordinario, di una mamma ciociara in una famiglia ciociara molto poco ordinaria

E alla fine arriva il momento delle elezioni anche a scuola, un momento talmente teso che le ultime elezioni politiche nazionali a confronto sono niente.

Era da giorni che si parlava di chi dovesse candidarsi per il ruolo, tanto che la Mamma Ciociara ha pensato che tra le mamme ci fosse qualche consigliere comunale e che si parlasse delle elezioni del presidente della Provincia.

Ma una mamma l’ha subito zittita: “Ma che sei pazza? Che ce ne importa a noi della Provincia! Qua si tratta dei nostri figli, è molto più importante. Bisogna capire chi sarà la rappresentante di classe”.

La mamma sconvolta ha chiesto scusa: non si è resa conto che il futuro dell’umanità si basa sulla mente eccelsa che rappresenterà quel nugolo di folli per i prossimi nove mesi. E da lì scatta il toto-nomi. Perché “la mamma di Antonio è troppo carina e quindi significa che perde troppo tempo tre estetiste e parrucchieri“.

O ” la mamma di Mattia è avvocato e si sa che conoscendo le leggi le maestre stanno più attente ma è spesso irreperibile“.

E “il papà di Pamela ha ottima chances di cavarsela è impiegato è di bell’aspetto ed ha una sola figlia quindi tutte le attenzioni potrebbero essere veicolate su questa classe“.

Ma il top si raggiunge quando la Mamma, intenta ad attendere la sua cucciola all’uscita di scuola, ascolta involontariamente tre signore in disparte organizzare il piano.

Se quest’anno ti candidi tu e ti votiamo tutte l’anno prossimo mi candido io e mi votate tutte e il terzo anno si candida lei così manteniamo tutto sotto controllo“. A confronto Di Maio, Salvini e Conte sembrano Totò, Peppino e la Malafemmina.

Il pomeriggio delle elezioni si avvicina e la mamma prova a passare la palla. Ovvero regalare il cetriolo a papà facocero.

Visto che tu praticamente non fai niente per i bambini potresti andare domani pomeriggio a scuola, c’è l’elezione del rappresentante di classe ci metti 5 minuti e vai via“. La mamma ci prova sfornando salsiccia e patate dal forno e con un sorriso voglioso.

Ma papà facocero sotto le setole snasa l’imbroglio e risponde: “In mezzo a quelle quattro matte e matti ci vai tu! E se vuoi ti accompagna pure tua sorella. Ma io sicuramente no, neanche se mi paghi“.

La mamma ciociara incassa l’affronto ma si passa una mano sulla coscienza. Capisce che al posto di papà facocero avrebbe fatto lo stesso se non di peggio, magari inscenando una crisi nervosa con convulsioni.

E cosi la Mamma Ciociara dopo una mezza giornata di lavoro si prepara ad uscire per andare alle urne. Entra nell’atrio della scuola e vede nugoli di mamme e papà chiusi in capannelli che si spiano, si osservano. Qualcuno passa da un gruppo all’altro, ha fogli in mano… Non ci può credere: stanno facendo i conti!

Scene mai viste se non nei piccoli Comuni in cui l’ago della bilancia posa sui voti di poche famiglie. Si ripete “faccio subito, non do retta a nessuno. Faccio finta di stare al telefono e chiamo mia madre se necessario, ce la posso fare, d’altronde sono anni ormai che voto cosa sarà mai scegliere un rappresentante di classe!?“.

La mamma se lo ripete ma non ci crede, fa training autogeno e appena vede arrivare verso di lei una sorridentissima signora con la messa in piega appena fatta e la collana di perle cacciata per l’occasione sfodera il telefono e chiama lei la super nonna, quella che ha sempre da raccontare un fatto dell’amico del parente e che la tiene inchiodata per ore a parlare.

La telefonata va a vuoto perché la mamma è super impegnata già con una super zia di non so quale paese. Così la Mamma Ciociara viene fagocitata dalla potente campagna elettorale della Prima B.

Allora se votate me mi occuperò personalmente dei pasti della mensa delle dosi e della provenienza dei prodotti” parte la mamma A.

Se votate me scegliete sicuramente una mamma che non lavora e che potrà dedicarsi ad ascoltare tutti voi” incalza la mamma B.

Io sono un papà single e ho solo lei, la mia bimba, farei di tutto per lei e il suo benessere” papà C versione Bruce Willis di Patrica.

La mamma è confusa, ma il papà figo pare una buona scelta. Dal fondo dell’aula si leva la voce di una sua amica, “E perchè non tu, tu sei la persona giusta, sai negoziare e sei molto diplomatica. Hai una laurea no?!“.

La mamma ora capisce come si sente il coglione di turno chiamato a capeggiare un partito di folli che si odiano, sente il cetriolo salire, ma lei non è vegetariana. “Guardate, ci avevo pensato, ci terrei molto. Ma purtroppo ho mia suocera che sta poco bene e capita improvvisamente che non sia disponibile perchè devo stare con lei!”.

Bel colpo, umanitario, benevolo, impegnata e soprattutto, giustificata.

Le urne si aprono, mamma vota e scappa.

In serata appare sul suo cellulare un gruppo whatsapp “Salve mi avete scelto come vostra rappresentante, saprò dare voce a tutti i bisogni dei nostri cuccioli e vi farò il punto ogni sera“.

La mamma tracolla: ha vinto la mamma senza lavoro, lei aveva puntato sul papà figo.

Papà facocero comprende la situazione e appare con dei bei maritozzi alla nutella e panna. “Lo sapevo, le votazioni vanno sempre così, vuoi sempre qualcosa e capita sempre il peggio! Consolati. Potevi farlo tu però!“.

E intanto il telefono già ha trillato venti volte per i complimenti all’eletta.