Covid-19, scoperto il vaccino sarà la fine del vecchio modello per i rifiuti

Il recente accordo tra Saf e Saxa Gres è l'inizio di un percorso che si svilupperà dai prossimi mesi. Cambiando le regole del gioco. Non potremo più permetterci un mondo che estrae, produce, consuma e getta. ma dovremo passare ad un nuovo modello. L'analisi dell'associazione Civis di Ferentino.

Dall’emergenza sanitaria si uscirà, ma ci vorrà tempo. Il danno all’economia del Paese è inevitabile, e non sarà di poco conto. Per il recupero dello sviluppo la strada sembra tracciata: non potrà che fondarsi sul ricorso a massicci investimenti pubblici ed i cordoni della borsa UE si stanno allargando giorno dopo giorno. 

Per affrontare le sfide che ci aspettano dopo la fine dell’emergenza è necessario cambiare approccio e strategia d’azione. Quelle che fino a qualche settimana fa erano scelte alternative e opzioni sulle quali puntare per lo sviluppo, ora divengono un obbligo

Fine di un modello

Foto © Recondoil

Dopo la tempesta Covid-19 ci sono cose che non potremo più permetterci. Saremo costretti ad abbandonare il modello economico sul quale si sono basati gli ultimi secoli. È il modello lineare: fondato sul tipico schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”. Il modello economico tradizionale dipende dalla disponibilità di grandi quantità di materiali e energia facilmente reperibili e a basso prezzo.

Saremo obbligati a passare al modello circolare. L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile. In questo modo si estende il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre i rifiuti al minimo. Una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali di cui è composto vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. Così si possono continuamente riutilizzare all’interno del ciclo produttivo generando ulteriore valore. 

I principi dell’economia circolare contrastano con il tradizionale modello economico lineare. (per approfondire, leggi qui sul sito del Parlamento Europeo: Economia circolare: definizione, importanza e vantaggi).

Non possiamo più sprecare

Lo schema dell’economia circolare secondo il Parlamento Europeo

Dopo la tempesta COVID19, il modello economico lineare non potremo più permettercelo, non solo dal punto di vista della sostenibilità ambientale ma per il mutamento repentino delle prospettive economiche e sociali. 

In buona sostanza, non abbiamo alternative: sprecare le risorse ed il valore generato dal recupero e riutilizzo dei rifiuti sarebbe un comportamento suicida. 

L’attivazione del modello di sviluppo fondato sull’economia circolare ha bisogno di investimenti, pubblici e privati. E per questo da anni l’Unione Europea mette sul piatto un notevole monte di fondi e finanziamenti, ed altre risorse arriveranno, forse ancor più sostanziose per il rilancio dello sviluppo economico post emergenza. 

Risorse che, però, non sono state mai adeguatamente sfruttate dal nostro territorio – rispetto ad altre Province italiane– per un motivo semplice, banale: in provincia di Frosinone non si è voluto credere e non si vuole crede all’economia circolare. 

Far capire che conviene

È necessario, perciò, rendere concreti e misurabili i vantaggi del modello circolare nei confronti di cittadini ed amministrazioni pubbliche. Più semplice? Deve diventare evidente a tutti che è conveniente.

Dove stanno i fondi? Nella Legge di Bilancio 2019 e nel Decreto “Milleproroghe” il legislatore ha confermato una serie di incentivi alla produzione di biogas. Crescono gli investimenti per la realizzazione di impianti di produzione di biometano con l’utilizzo della frazione organica dei rifiuti derivante dalla raccolta differenziata. La frazione organica è composta essenzialmente dagli avanzi delle nostre cucine: quello che avanziamo nei piatti, quello che scartiamo come la buccia delle patate o il guscio dell’uovo; più altre cose che non mangiamo ma sono organiche: l’erba che falciamo in questi giorni dai giardini è un altro esempio.

Business plan alla mano, gli imprenditori hanno constatato che con queste iniziative si possono ottenere sostanziosi utili. E che la materia prima (i rifiuti organici) non solo è disponibile in misura sempre crescente (maggiore è la percentuale di raccolta differenziata, maggiore è la quantità di frazione organica) ma per averla non devono pagare ed anzi vengono retribuiti dai Comuni che gliela conferiscono. 

Quanto ci costa oggi

Il personale della Saf di Colfelice con la mascherina di prevenzione al Covid-19

Fino a qualche tempo fa i rifiuti raccolti nelle nostre cucine venivano ritirati al mattino ed inviati allo stabilimento pubblico Saf di Colfelice. L’arrivo del nuovo presidente Lucio Migliorelli è coinciso con uno stop alla lavorazione dell’organico: le tecnologie presenti alla Saf non erano più in grado di garantire il rispetto delle nuove leggi in materia.

Da quel momento i Comuni della Provincia di Frosinone inviano la frazione organica dei rifiuti ad un impianto di Padova (per il tramite della SAF spa). Pagano per il loro conferimento 140 Euro per tonnellata, che diventeranno 145 dal prossimo luglio. Il fatto che Saf abbia contrattato il prezzo per tutti i Comuni insieme ha consentito di ottenere un considerevole sconto. Infatti quei 140 euro/ton. sono un prezzo ancora minore della media delle proposte del mercato, le quali spaziano fra i 170 Euro/ton ed i 220 Euro/ton

La quantità di frazione organica che i Comuni raccoglieranno nel 2020 è stimata in circa 40.000 tonnellate e perciò il costo complessivo che sopporteranno le amministrazioni ed i cittadini sarà di circa 6 milioni di Euro. La quota e la ricaduta sulla TARI (lo smaltimento della frazione organica è inserito nelle voci di costo della TARI Tariffa Rifiuti) è di circa 40 Euro per famiglia

Così, più ricicli e più costa

Impianto di biogas Foto © Riccardo Squillantini / Imagoeconomica

Più aumenterà la percentuale di raccolta differenziata, più aumenteranno i costi per cittadini e Comuni, e più l’impianto di Padova conseguirà utili. Guadagnerà non solo dal prezzo di conferimento ma dalla produzione e vendita di compost e biogas da immettere nella rete di distribuzione per alimentare riscaldamenti, cucine e rifornire i veicoli di carburante green (biometano). 

Nel 2021, stando alle previsioni di crescita della raccolta differenziata contenute nel nuovo Piano Rifiuti del Lazio, la spesa per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti organici costerà ai ciociari ben più di 6 milioni di Euro. 

Perché spendere queste somme che pesano come macigni sui bilanci di famiglie e Comuni, specie all’attualità, quando si può risparmiare -e tanto- applicando nel concreto i principi dell’economia circolare?  (leggi qui Saf e Saxa Gres progettano il dopo Covid-19: «Bio metano, canapa e compost green per il rilancio»)

E se me lo faccio io?

Un impianto per il compostaggio (senza produzione di biogas) della capacità di 20.000 ton/anno, realizzato con investimenti pubblici e per un costo di circa 4 milioni di Euro, conseguirebbe una tariffa non superiore a circa 100 Euro/ton comprensiva delle spese di gestione e di manutenzione. 

È il fabbisogno dell’insieme dei Comuni del Grande Capoluogo come proposto qualche mese fa dal presidente di Unindustria Giovanni Turriziani: un’alleanza tra una decina di Comuni per organizzarsi come se fossero un Comune solo dividendosi i compiti. 

Dove realizzarlo? La localizzazione degli impianti è l’occasione per bonificare, recuperare ed utilizzare qualcuno dei siti dismessi presenti in gran numero nelle aree industriali. Fermo l’assioma che la tecnologia impiantistica ed i procedimenti di autorizzazione devono garantire un rigoroso scrutinio degli impatti ambientali. 

Chiariamoci sul bio metano

Impianto di biogas Foto © Riccardo Squillantini / Imagoeconomica

Per la produzione di biometano vanno fatte, invece, alcune precisazioni

In primo luogo, la “taglia” impiantistica che assicura l’equilibrio economico e finanziario dell’iniziativa non è inferiore alla capacità di 40.000 ton/anno (pari al fabbisogno dell’intera Provincia), tenendo conto del fatto che i costi di realizzazione dell’impianto sono maggiori rispetto ad un ordinario compostaggio, e che la redditività è in parte garantita dall’erogazione dei contribuiti statali citati. In altre parole: troppo piccolo non conviene.

E se si fa più grande? Laddove si realizzassero impianti con capacità superiore al fabbisogno provinciale -i quali è noto essere già in fase di progettazione o di autorizzazione- è evidente che la frazione organica sarebbe “importata” da altri territori

Ciò è legittimo in quanto la frazione organica quale parte della raccolta differenziata non è soggetta ad alcun limite di circolazione ed utilizzo sul territorio nazionale. Ma un impatto ambientale è da mettere in conto: basti pensare alle emissioni prodotte dal maggior traffico indotto dal trasporto di grandi quantità di rifiuti. 

Pertanto, se le scelte di sviluppo dovessero indirizzarsi verso la produzione di biometano come uno degli asset strategici dell’economia circolare sul nostro territorio, ai cittadini dovrebbero essere assicurate ulteriori ricadute positive, non solo limitate ai benefici sui costi TARI, così da rendere eventi i vantaggi del modello circolare. 

Vantaggi per i cittadini o nulla

Foto © Christian Reimer

Ad esempio, una parte del biometano o dell’energia elettrica prodotta con quest’ultimo, potrebbe essere fornita al mero costo industriale alle utenze presenti sul territorio, utilizzando la normativa sulle comunità energetiche di recente approvazione (DL 30 dicembre 2019 n. 162). Il risultato? Verrebbe abbattuto significativamente l’importo delle bollette dell’energia elettrica per famiglie e Piccole e medie imprese. 

Ancora, laddove l’impianto sia realizzato con investimenti pubblici, una quota degli stessi potrebbe essere destinata e vincolata a ben individuati interventi di risanamento ambientale e di bonifica della Valle del Sacco

Il compost di qualità potrebbe essere ceduto a prezzo industriale ad imprenditori del settore agricolo con il fine di favorire il rilancio il settore. 

La direzione può essere, ormai, solo una e obbligata: rendere concreta l’attuazione di un modello di sviluppo basato sull’economia circolare, garantendo misurabili e significativi vantaggi per la collettività. 

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