Economia, ora è allarme rosso (di C. Trento)

FOTO: © STEFANO STRANI

Il presidente di Unindustria Giovanni Turriziani lancia l'allarme: «Chi si sta occupando dello stabilimento Fca di Piedimonte e del su indotto? È chiaro che mi riferisco alla classe politica. Non ho sentito un solo grido d’allarme. Il rischio è enorme. È ora di dire le cose come stanno: l’intero settore è stato massacrato dall’ecobonus». «C’è il rischio che crolli l’intero sistema economico provinciale».

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

«Non vedo una politica di rilancio dell’economia provinciale. Qualcuno si sta occupando dell’automotive e del futuro dello stabilimento Fca di Piedimonte San Germano?». Domande che pesano come macigni quelle avanzate da Giovanni Turriziani, presidente di Unindustria Frosinone. Ha studiato con attenzione il dossier “Economia del Lazio e delle sue province – Focus Frosinone”, appena realizzato dal Centro Studi di Unindustria.

Non nasconde la preoccupazione Giovanni Turriziani. Spiega: «Qui occorre difendere l’eccellenza del chimico-farmaceutico e rilanciare l’automotive. Non ci sono alternative. E bisogna farlo subito».

Presidente Turriziani, lo studio di Unindustria dice però che la provincia di Frosinone è al 43° posto in Italia come valore aggiunto a prezzi correnti. Un risultato importante.

«Sicuramente. Aggiungo che in Ciociaria ci sono anche salari mediamente più alti rispetto ai livelli nazionali. Grazie alla forte incidenza del manifatturiero. Ci sono altresì più contratti a tempo indeterminato. Ma il rapporto del Centro Studi va letto tutto e interpretato».

Come?

«Prendiamo le esportazioni. Con riferimento al 2018, Medicinali e preparati farmaceutici hanno fatto segnare un + 4%, sviluppando qualcosa come 3.669 milioni di euro. Mentre gli autoveicoli hanno prodotto 1.623 milioni di euro, con un – 36%. Ora, è evidente che il comparto chimico-farmaceutico resta il nostro settore di punta (da solo copre il 29,6% di tutto l’export). Ma la crescita poteva essere maggiore. Ci sono criticità per problemi ambientali. Faccio un esempio concreto: la difficoltà di “trattare” i reflui. Tante aziende sono costrette ad effettuare “salti mortali”, ad arrampicarsi sugli specchi. O trattando i reflui fuori regione oppure all’estero. Nel Lazio non esiste un circuito di recupero totale e di filiera corta in un settore delicato come questo».

L’export della provincia di Frosinone, dal 2009 al 2018, è passato da 2,3 a 6,7 miliardi di euro. Al contempo l’incidenza sull’export regionale è cresciuta, dal 20% al 30%.

«Il trend però è caratterizzato da ampie oscillazioni. Certamente per la turbolenza dei mercati internazionali, ma anche per la marcata concentrazione merceologica dell’export provinciale. I primi due gruppi (Medicinali e preparati farmaceutici e Autoveicoli) coprono il 79% delle esportazioni della Ciociaria. E non posso che essere preoccupato per il -36% del settore degli autoveicoli per il 2018. Sul capitolo dell’export».

Quando in questa provincia si parla di Automotive inevitabilmente il pensiero va allo stabilimento Fca del cassinate. Lei che dice?

«Io sottolineo la domanda iniziale: chi si sta occupando dello stabilimento Fca di Piedimonte? E del relativo indotto? È chiaro che mi riferisco alla classe politica. Non ho sentito un solo grido d’allarme, non ho letto una sola volta che il futuro di quello stabilimento rappresenta la priorità delle priorità per l’economia provinciale. Il rischio è enorme: parliamo di migliaia di posti di lavoro, considerando anche l’indotto. È ora di dire, anzi di ribadire le cose come stanno: l’intero settore è stato massacrato dall’ecobonus.

E va pure aggiunto che in tanti avevamo suonato l’allarme rosso. Ma il Governo è andato avanti per la sua strada, imboccando un vicolo cieco. Per la provincia di Frosinone l’automotive è il perno, insieme al chimico-farmaceutico. Non ho letto di nessun esponente politico che si è “incatenato” a Roma per protesta. Visto che non si è riusciti ad ottenere nulla, si poteva perlomeno protestare.

Detto questo, è pure evidente che ci sono anche altri settori importanti. Aggiungo che le start up e la digitalizzazione sono processi fondamentali, sia per il presente che per il futuro. Intanto però bisogna difendere il chimico-farmaceutico e rilanciare l’automotive. Altrimenti c’è il rischio che crolli l’intero sistema economico provinciale. Inutile aggiungere che noi siamo pronti a fare la nostra parte (come sempre del resto), ma su questo tema la politica deve battere un colpo. Finora abbiamo sentito poco».

Intanto su un altro versante, quello dell’Unione dei Comuni, si stanno registrando passi avanti importanti. Se l’aspettava?

«Intanto colgo l’occasione per ringraziare tutti i consiglieri comunali di Frosinone che hanno approvato la manifestazione di interesse. Il fatto che siano venuti meno i confini politici significa chesi è compreso il valore e labontà del processo».

I Cinque Stelle però si sono astenuti.

«Una posizione che non ho capito. Intanto perché su un progetto pubblico di questa valenza o si è favorevoli o si è contrari. In secondo luogo l’8 dicembre 2018, quando il progetto è stato presentato ufficialmente, l’onorevole Enrica Segneri (Movimento Cinque Stelle) dimostrò grande attenzione verso lo studio. Esprimendo apprezzamenti. Comunque guardo avanti: grazie a tutti davvero».

Ma un progetto di Grande Capoluogo o Unione dei Comuni non renderebbe superato il ruolo delle Province?

«Assolutamente no. E il parere favorevole del presidente della Provincia Antonio Pompeo è un elemento molto positivo. Non ci sono né sovrapposizioni né bypassamenti. Peraltro, come imprenditori di questo territorio, noi siamotra quelli che si stanno battendo per il rilancio e il rifinanziamento delle Province. Fino a qualche mese fa non si sapeva che fine dovessero fare. Ora invece la prospettiva è quello del completo rilancio. C’è una richiesta dell’Upi Lazio (presieduta da Antonio Pompeo) molto interessante, che appoggiamo. Dico di più: la Provincia dovrà avere un ruolo fondamentale nell’ambito di un’Area vasta. Non ci sono contraddizioni».

Però presidente, il cammino da fare resta ancora lungo e complesso.

«Ne sono perfettamente consapevole. In provincia di Frosinone ci sono 91 Comuni:unasituazione difficile da gestire per chiunque. Il ragionamento è questo: un’Area vasta di 8 Comuni come quella da noi pensata può rappresentare il primo passo per altre Unioni di questo tipo: nel cassinate e nel sorano per esempio.C’è il riferimento della Valcomino, che funziona bene su temi come il trasporto scolastico e la raccolta differenziata. Se invece di 91 Comuni ci fossero 10 o 15 Aree vaste, sarebbe più semplice rivendicaredeterminate situazioni. Soprattutto in termini di efficienza».

Il vento stavolta può essere diverso?

«C’è una consapevolezza diversa. Noi abbiamo coinvolto non soltanto i Comuni interessati, ma anche la Regione, la Provincia, gli ordini professionali, le associazioni datoriali, i sindacati, la Diocesi, le associazioni culturali. E naturalmente il Prefetto. Tutti si sono appassionati all’idea senza riserve. Credo perché hanno visto una visione più grande del futuro. Peraltro fattibile e praticabile. A portata di mano dunque».

Il coinvolgimento della Regione Lazio è fondamentale.

«La Regione Lazio sta valutando con grande attenzione il progetto. Si tratta di un ente decisivo per quanto riguarda il finanziamento della proposta. Siamo riusciti a portare alla luce un percorso istituzionale importante».

Però c’è chi mantiene i dubbi. E suggerisce di puntare su pochi servizi da gestire insieme: i trasporti e l’ambiente per esempio.

«Il progetto prevede 64 servizi per il cittadino. E il progetto haun senso soltanto se si gestiscono tutti insieme».

Magari il punto vero è che i Comuni hanno difficoltà a cedere o condividere quote di sovranità.

«Il percorso sarà graduale: piccoli passi, ma decisi. So perfettamente che ci saranno difficoltà da superare, però è importante la consapevolezza che si è palesata. Restiamo con i piedi per terra e siamo pronti ad accelerare pure sul versante dello “stimolo” nei confronti dei cittadini. Si tratta di un progetto trasparente, pubblico. La richiesta alla Regione di istituire un comitato promotore può fare la differenza. La nostra logica è quella dell’agorà greca: una grande piazza per un dibattito necessariamente pubblico. L’impulso all’economia locale può passare solo attraverso un’unione amministrativa che possa rendere la Ciociaria appetibile dal punto di vista degli investimenti e generare un risparmio attraverso la gestione associata dei servizi.Larotta è quella giusta».

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