Edilizia, se Covid “Ti spiezza in due” e l’arbitro è di parte

Angelo Massaro e il match di boxe che l'edilizia combatte contro il Covid. Con una burocrazia che arbitra in maniera parziale. E con numeri da brivido.

Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

Esercizio di immaginazione. Pensiamo all’edilizia come un vecchio pugile, uno di quelli che per anni è stato imbattibile, ma che ora è in difficoltà. L’ultimo incontro è quello con un nuovo sfidante, si chiama COVID, viene dalla Cina ed ha messo al tappeto mezzo mondo. Il nostro vecchio boxeur si difende, va al tappeto e si rialza, lotta come un leone, ma riceve una serie di colpi proibiti. Dovrebbe esserci l’arbitro ad evitarli, a tutelarlo, ma non è così. Anzi, quell’arbitro che di nome fa burocrazia, agevola il compito del COVID, non intervenendo quando quei colpi proibiti arrivano mentre l’edilizia è a terra, mezza tramortita.

ANGELO MASSARO

Ecco, potremmo spiegare così il momento di un settore strategico come quello delle costruzioni, raccontato nelle scorse ore dal presidente di ANCE Frosinone, l’associazione degli edili di Confindustria, Angelo Libero Massaro.

Perché abbiamo parlato però di un pugile che lotta come un leone? Perché nonostante tutto, nonostante il lockdown e le limitazioni, l’Italia, rispetto agli altri competitors europei, è stata l’unica a reagire. E superare addirittura i livelli pre-covid grazie al rimbalzo dei mesi estivi. Una performance straordinaria che però, in ogni caso, non è riuscita a far tornare il segno più nel computo annuale.

I numeri del “primo round”

Le colpe del Covid sono sotto gli occhi di tutti e parlano di una discesa del 13% rispetto all’anno precedente della massa salari. Quindi 7,6 milioni di euro in meno a livello di stipendi pagati agli operai, ma non solo. In un anno sono scomparse 34 aziende in Ciociaria e 126 operai della provincia di Frosinone. Quei muratori e carpentieri che hanno costruito gran parte della capitale, non hanno più un lavoro. Le ore lavorate sono state 700 mila in meno. E lo Stato che fa? L’accusa di Ance è: sta a guardare e non interviene.

Il Presidente Massaro riporta un dato su tutti: in otto mesi il governo ha varato venti Decreti, per i quali non arrivano ancora i decreti attuativi. Cioè le regole che dicono come applicare quei provvedimenti. Per capirci è come se qualcuno ci regalasse un’auto, ma senza consegnarci la chiave per aprire le portiere e metterla in moto. Un’auto che non può partire.

Il cosiddetto Decreto semplificazioni, ha visto definirsi solo un provvedimento attuativo contro i 65 previsti. Dei 100 miliardi messi a disposizione del Governo per affrontare la crisi, gran parte sono bloccati perché mancano i decreti. Altri provvedimenti sono ormai scaduti ed altri ancora chiusi nei cassetti di Palazzo Chigi, come 1,2 miliardi del decreto Cura Italia. (Leggi qui Massaro: manutenzioni e nuove regole, così il mattone vincerà sulla crisi Covid).

Massaro: proroghe per l’Edilizia

L’edilizia attende i decreti attuativi sui provvedimento del governo

Sì, ma ci sono i bonus che hanno dato una gran bella mano al settore… Certo, anche questo sulla carta.

Il primo tema che pone il presidente Massaro è quello relativo alla tempistica. C’è necessità innanzitutto di prorogare le misure e poi studiare una tempistica più ampia. Dal progetto al termine dell’opera passano sempre più di dodici mesi, perché anche qui interviene la burocrazia che rallenta tutto. E rallenta anche gli interventi che sarebbero già dovuti partire.

In molti casi i proprietari delle abitazioni non fanno iniziare i lavori. Questo perché vogliono rinnovare casa senza alcun esborso e quei guadagni che le imprese avevano preventivato tardano a materializzarsi.

L’appello di Massaro, che verrà inserito in una lettera ai deputati del territorio, è quello di inserire nella legge di bilancio 2021 una proroga del superbonus fino al 31 dicembre 2023. Una proroga che avrebbe un effetto moltiplicatore di un punto di PIL ogni anno e circa 100 mila posti di lavoro in più nel triennio per le imprese edili.

Lo scrigno del recovery

Tempistiche lunghe e problemi concreti: i mali dell’edilizia ai tempi del Covid

E poi c’è il recovery fund. Lo scrigno dei sogni per tutti quelli che amano i discorsi ipotetici. Gli edili no. Dall’ANCE arriva un richiamo semplice alla realtà. Di fatto Massaro sottolinea che negli ultimi sei anni dei sei miliardi che l’Europa ha messo a disposizione per la messa in sicurezza del territorio, l’Italia è riuscita ad impiegarne solo un quarto.

E poi, considerando che a partire da gennaio 2021 si possono presentare i progetti concreti e che avrà 30 giorni per farlo, il presidente ANCE ricorda un fatto. Cioè che nella nostra nazione, in media, solo per individuare progetti strategici da mettere nelle varie manovre, ha impiegato in media 310 giorni. Solo dieci volte in più. Siamo certi di riuscire a rispettare l’impegno?

I fattori dell’edilizia da ridisegnare

Angelo Massaro, presidente Ance

Ma nel mondo di oggi cosa accade alle imprese ciociare? Il presidente Massaro, a tal proposito, sviluppa una serie di ragionamenti. Il primo: l’epidemia incide sull’organizzazione aziendale. Il distanziamento nei cantieri, i dispositivi di protezione, il trasporto degli operai in sicurezza e l’adeguamento degli orari: tutti costi lasciati a carico delle imprese. Nel Lazio poi, sottolinea Ance, i prezzari sono fermi al 2012: la Regione non ha preso in considerazione l’aumento dei costi per la sicurezza che le imprese debbono sobbarcarsi, magari un aggiornamento non sarebbe male.

Il secondo aspetto: la gestione dei lavoratori dell’edilizia contagiati o in quarantena, altri costi immateriali che incidono sulla gestione organizza. Il terzo: i cantieri nelle zone rosse. Questo perché le imprese ciociare lavorano ovunque e gestirli laddove le restrizioni hanno un costo ancor più alto, è un aggravio in più. Il tutto sempre a carico delle aziende.

Quarto ed ultimo aspetto per chiudere ed anche qui torna la lentezza dello Stato. Ance, nella sua nota, la sintetizza così: «A tutto questo vanno sommati i ritardi nell’erogazione della cassa integrazione». Roba di mesi e mesi fa. E poi ci parlano di Recovery Fund.

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