Via la cravatta, siamo candidati

I candidati sindaco alle elezioni di Cassino hanno tolto la cravatta. Ed indossato i jeans, il giubbotto e le sneakers. Serve per avvicinare di più il cittadino. Ecco come si stanno vestendo

Antonio Renzi

Rerum cognoscere causas

L’abito non farà il monaco, ma nemmeno il sindaco… Almeno a Cassino. Dove è stata bandita la cravatta. Ormai diventata prerogativa solo di alcuni ministri, non ci si spinge nemmeno all’estremo opposto con una gigantesca scritta “Cassino” su una felpa. Si preferisce camicia e sneakers. Il dress code è più semplice: tra candidato e cittadino c’è meno distacco nel linguaggio e nell’abbigliamento. Come se si andasse a fare un aperitivo tra amici.

Così Mario Abbruzzese in piazza Labriola – nei programmi elettorali da sempre denominata piazza Salotto, ma ha poco per ricordarlo – lancia la sua candidatura in Stan Smith bianche, jeans e giubbotto di pelle. Sono lontani i tempi delle regimental e dei nodi windsor.

Niente cravatta nemmeno per Peppino Petrarcone che per la foto dei manifesti elettorali ha rispolverato un maglione color aragosta, molto simile a quell’arancione, che tanto gli portò fortuna nel 2011 quando sconfisse la corrazzata del centrodestra guidata dal dottor Carmelo Geremia Palombo. C’è anche la versione in tuta per le apparizioni in Villa Comunale o sulla Rocca Janula. Per poi tornare in giacca blu e camicia bianca per il taglio del nastro nella sede del comitato.

C’è la giacca, ma sempre senza cravatta, nell’outfit del commercialista Enzo Salera ex petrarconiano che corre per la fascia tricolore con lo stendardo del Pd e del centrosinistra. All’inaugurazione della sua sede elettorale ha accolto l’amico e il vice presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli, in jeans e giacca. Molto casual.

Dal rettangolo da gioco al ring elettorale il passo è stato breve per Renatino De Sanctis indimenticato terzino di spinta che con le sue galoppate contribuì a portare il Cassino Calcio alle porte della Serie C. Non abbandona lo spirito sportivo e si presenta con una semplice camicia. Bianca o a righe ma solo in camicia. 

Camicia e pantalone blu scuro per l’avvocato Giuseppe Martini, candidato sindaco pentastellato. Unico vezzo una spilletta del Movimento 5Stelle portata con orgoglio sul petto, come i gradi conquistati sul campo di battaglia dei generali dell’esercito.

I tempi cambiano. A segnare la svolta fu Matteo Renzi in maniche di camicia, senza la cravatta e, addirittura, con i jeans. Era il rottamatore. Di fronte aveva Silvio Berlusconi in elegantissimo doppio petto blu. Poi l’ex amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne, con l’inconfondibile maglioncino blu comprato in serie. 

Tornando a Cassino difficile immaginare il sindaco Gaetano Di Biasio in camicia e jeans alle prese con la ricostruzione della città rasa al suolo dalle bombe americane sganciate con l’ordine del generale Mark Wayne Clark. Stesso dicasi per Piercarlo Restagno o Totonno Ferraro.

Epoche diverse e lontane. Oggi ci si incontra al bar o in chat. Niente più cene elettorali: al massimo un aperitivo. È il segno dei tempi. E allora via la cravatta, siamo candidati.

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