In nome del popolo sovrano (di C. Trento)

Oggi termina la campagna elettorale più anomala della storia recente. Domani il silenzio, poi si vota. Ultimi appelli agli indecisi, posta in palio altissima tra politiche e regionali. Anche in provincia di Frosinone.

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Una campagna elettorale anomala, fortemente condizionata dall’impianto del Rosatellum: 63% proporzionale, 37% maggioritario. Non ci sono stati confronti diretti, né a livello nazionale né sui territori. Hanno dominato i social network, anche per quanto riguarda la propaganda elettorale. Pochissimi manifesti, volantini con il contagocce. Ognuno ha parlato al suo elettorato, ma è proprio in queste ore che gli indecisi provano a… decidere.
E poi saranno loro a fare la differenza. In ogni caso.

Una campagna elettorale “grandi numeri” anche in provincia di Frosinone. Nel collegio maggioritario della Camera nord 11 candidati. Poi 17 liste nel proporzionale, ognuna di 4 candidati. Per un totale di 68. Stessi identici numeri per la Camera sud. Al Senato, invece, nel maggioritario i candidati sono 13, poi ci sono 19 liste e 76 persone in campo per il proporzionale. Alle regionali i candidati alla presidenza sono 9. In provincia di Frosinone sulla scheda ci sono 18 liste. Mentre sono 106 gli aspiranti consiglieri regionali.

Incroci di destini politici scanditi pure dai diversi sistemi elettorali. Per Camera e Senato è vietato il voto disgiunto, che invece è previsto come una delle opzioni possibili per le regionali. Sulle schede di Camera (rosa) e Senato (gialla) i nomi sono tutti scritti, sia dei candidati nei collegi uninominali che di quelli che fanno parte dei listini proporzionali.
Mentre sulla scheda delle regionali (verde) si potranno indicare una o due preferenze, ma in questo secondo caso dovrà esserci l’opzione di genere. Vale a dire un uomo e una donna.

Ieri a Roma la manifestazione unitaria del centrodestra. Sul palco del Tempio di Adriano c’erano Silvio Berlusconi (Forza Italia), Matteo Salvini (Lega), Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) e Raffaele Fitto (Noi con l’Italia). Con loro anche Stefano Parisi, candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Lazio. «No ad inciuci», hanno ripetuto i leader in coro.

Intanto Matteo Renzi continua a ripetere che il Pd può centrare il risultato di essere il primo partito. E nel Lazio Nicola Zingaretti, alla guida di una coalizione di centrosinistra al gran completo, punta ad un bis che sarebbe “storico”. Nessuno dei suoi predecessori c’è mai riuscito.

Il Movimento Cinque Stelle ci crede, al punto che Luigi Di Maio ha già stilato la lista dei ministri nel caso i pentastellati dovessero essere chiamati a responsabilità di governo. Stessa cosa ha fatto Roberta Lombardi per la Regione Lazio, con i nomi dei possibili assessori.

La realtà però, sul piano nazionale, è che il pallino sarà nelle mani del Capo dello Stato. La XVIII^ legislatura si aprirà il 23 marzo, con la prima riunione delle due Camere: costituzione dei gruppi parlamentari, elezione dei capigruppo, poi lo scrutinio per i definire i presidenti di Palazzo Madama e Montecitorio. Sarà un passaggio importante anche sul piano “politico”, perché Sergio Mattarella guarderà con attenzione alla maggioranza che eleggerà i presidenti di Camera e Senato. Sarà un elemento importante pure per decidere a chi affidare l’incarico di formare il governo. Tra i nomi in pole position c’è quello di Antonio Tajani (legatissimo alla provincia di Frosinone), presidente del Parlamento europeo. Lo stesso Silvio Berlusconi è ormai uscito allo scoperto. Se Forza Italia dovesse risultare il primo partito del centrodestra, nel caso di incarico il nome d Tajani sarebbe il primo della lista. (leggi qui Antonio Tajani su Twitter: «Pronto a servire l’Italia facendo il premier»).

Ma è chiaro che in provincia di Frosinone il voto del 4 marzo avrà dei riflessi decisivi sul panorama politico. Da Forza Italia al Pd, da Fratelli d’Italia al Movimento Cinque Stelle, dalla Lega a Liberi e Uguali. Un’intera classe dirigente si mette in gioco e alla fine gli eletti saranno pochi. Sullo sfondo sindaci e amministratori, tutti molto attivi in questa fase. Senza però recitare da protagonisti. Ma adesso vogliamo aspettare il voto reale dei cittadini?

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