Provincia, la tripla vittoria di Pompeo e le coltellate alla schiena di Ciccone

Antonio Pompeo vince le elezioni provinciali. Governerà altri quattro anni. Mette a segno una tripla vittoria. Mandando un segnale al Pd. Finisce in frantumi il centrodestra. In tanti hanno tradito nel segreto dell'urna.

Antonio Pompeo rimane presidente della provincia di Frosinone, certifica che il Partito Democratico nel Lazio non è in liquidazione, rilancia le sue azioni centrando il successo nella prima sfida elettorale dopo quella del 4 marzo scorso vinta da Nicola Zingaretti.

Soprattutto manda in frantumi un centrodestra che nelle elezioni provinciali di ieri ha compiuto un suicidio pubblico. Dimostrando di essere in via di dissoluzione. Facendo a gara per accoltellare alla schiera il suo candidato Tommaso Ciccone.

Un tradimento collettivo, realizzato per regolare i conti. Non per garantire la vittoria al presidente uscente: i numeri dicono che avrebbe vinto lo stesso.

 

I numeri

Nelle elezioni provinciali riformate da Renzi e Delrio non votano i cittadini ma i sindaci ed i consiglieri comunali. Non vale il principio ‘una testa, un voto‘. Ma il voto ha un peso diverso in base al numero dei cittadini che si amministrano.

 

La fascia più numerosa è quella dei 51 piccoli Comuni con popolazione sotto i 3mila abitanti. Ogni voto dei loro sindaci e dei 508 Consiglieri comunali valeva 30 voti ponderati. Qui Antonio Pompeo ha preso il voto di 241 elettori (7.230 voti ponderati, 56,7%) mentre Tommaso Ciccone ha avuto 172 voti (5.160 voti ponderati, 36,5%).

 

Nella fascia dai 3mila ai 5mila abitanti ci sono 16 Comuni. (Amaseno, Atina, Castelliri, Castro dei Volsci, Castrocielo, Esperia, Morolo, Patrica, Pico, Piglio, Pofi, San Giorgio a Liri, San Giovanni Incarico, Serrone, Supino, Torrice). Ogni voto dei loro sindaci e dei 192 consiglieri comunali valeva 62 voti ponderati. In questa fascia Antonio Pompeo ha avuto 107 voti  (6.634 voti ponderati, 59,8%) mentre Tommaso Ciccone ha avuto 64 voti (3.968 voti ponderati, 35,7%)

 

Salendo c’è la fascia con i 12 Comuni tra i 5mila ed i 10mila abitanti. (Aquino, Arce, Arpino, Boville Ernica, Ceprano, Cervaro, Fiuggi, Paliano, Piedimonte San Germano, Ripi, Roccasecca, Sant’Elia Fiumerapido). Il voto dei loro sindaci e dei 144 Consiglieri vale 115 voti ponderati. Qui Antonio Pompeo ha avuto 80 voti (pari a 9.200 voti ponderati, 54%) e Tommaso Ciccone 66 voti (che fanno 7.590 voti ponderati, 44,6%).

 

I voti decisivi arrivano innanzitutto dai 9 Comuni con popolazione tra i 10mila ed i 30mila abitanti. (Alatri, Anagni, Ceccano, Ferentino, Isola del Liri, Monte San Giovanni Campano, Pontecorvo, Sora, Veroli). Il voto dei loro sindaci e dei 143 consiglieri comunali pesa 230 voti ponderati. Qui Antonio Pompeo ha preso 96 voti (pari a 22.080 voti ponderati, 66,3%) mentre Tommaso Ciccone ha avuto 42 voti (pari a 9.660 voti ponderati, 29%).

 

In provincia ci sono solo due comuni con più di 30mila abitanti: Frosinone e Cassino. Qui ogni voto dei due sindaci e dei loro 56 consiglieri comunali vale 288 voti ponderati. È l’unica fascia nella quale Tommaso Ciccone ha vinto, riportando 28 voti (8064 voti ponderati, 52,8%) contro i 23 voti presi da Antonio Pompeo (6624 voti ponderati, 43,4%).

 

Chi vince e chi perde

I franchi tiratori ci sono stati. Sull’uno e sull’altro fronte. In buona parte si sono compensati.

Non però nelle due fasce più pesanti. Lì si è consumato il tradimento a Tommaso Ciccone. Una vera e propria congiura. Solo tra Frosinone e Cassino gli sono spariti quasi 3mila voti ponderati. Si tratta di due città governate da sindaci ed amministrazioni di centrodestra: dovevano portare 36 voti: ne sono arrivati solo 28. Otto coltellate alla schiena.

Lo stesso è accaduto nella fascia immediatamente successiva: il centrodestra governa ad  Anagni, Ceccano, Monte San Giovanni Campano, Pontecorvo e Sora; il centrosinistra amministra Alatri, Ferentino, Isola del Liri e Veroli. Un 5 – 4 in favore di Ciccone che non fa trovare giustificazione al 96 a 42 uscito dalle urne in favore invece di Pompeo. Anche qui a tradire sono stati in molti.

 

 

 

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