Emidio Pepe, il profeta del biodinamico: «Io faccio vino e basta» (Nunc est bibendum)

I vini di Emidio Pepe, viticoltore controcorrente. Presentati nella degustazione a Fontana Olente di Ferentino. Pioniere del biodinamico: ma lui dice "io faccio vino e basta!”

Marco Stanzione
Marco Stanzione

Non invitatemi mai a bere...

Arriva il fatidico momento in cui tu, giovane sommelier alle prime esperienze, ti trovi di fronte delle bottiglie che non sono semplicemente 75cl di uva fermentata ma sono dei veri e propri monumenti.

Quando guardi un quadro, una scultura, una statua, una cattedrale a primo impatto ti lasci rapire dall’estetica, dalla magnificenza. Poi però se ti piace cerchi a tutti costi di capirne la genesi, il percorso, la lavorazione, l’essenza. Ecco, quando mi sono trovato davanti alle bottiglie di Emidio Pepe ho avuto la sensazione di guardare un quadro di Modigliani, bello, difficile, controverso, unico.

Come mai? Semplice, perché non è facile descrivere i vini di Emidio, viticoltore controcorrente da più di mezzo secolo. Grazie all’AIS Lazio, sezione di Frosinone, ho avuto modo di partecipare ad una serata/degustazione con i vini della storica cantina abruzzese: ne ho subito approfittato perché quando ho letto quel nome la curiosità mi ha lacerato lo stomaco per una settimana!

Avevo assaggiato qualche anno fa il Trebbiano, mi piacque, tanto. Da allora ho sempre seguito l’attività della Famiglia Pepe ma una serata del genere a Frosinone non capita tutti i giorni, vietato mancare mi son detto. L’abnegazione con la quale l’Associazione ha organizzato questa serata è davvero ammirevole, nella sala dell’Hotel Fontana Olente di Ferentino siamo parecchi e non è una caso: a parlarci delle creature di famiglia è presente Sofia Pepe, la figlia di Emidio, ed il relatore dell’AIS Abruzzo Massimo Iafrate che ci guidano alla degustazione di tre annate di Trebbiano e tre di Montepulciano. 

Un nome, una storia

Quando si parla di Emidio Pepe si parla di Abruzzo, punto. Una terra benedetta, un gioiello incastonato tra mare e montagna, un crocevia di sapori, essenze e tradizioni.

La famiglia Pepe ha qui lavorato le proprie terre fin dal 1889, Emidio ha imparato dal padre e dal nonno, ma la vera rivoluzione l’ha fatta lui, in maniera testarda e ostinata, come ogni rivoluzione che si rispetti. Il concetto è semplice e Sofia ce lo riassume in questo modo: ”Papà è stato uno dei primi viticoltori a capire ed a credere nelle grosse potenzialità del Montepulciano, nessuno all’epoca ci credeva più di lui. Veniva deriso dagli altri viticoltori quando parlava di invecchiamento, ma lui non ha indietreggiato di fronte alle sue idee, diceva che se lavorato bene e con criterio il suo Montepulciano poteva durare più di 50 anni!

Era il 1964, di anni ne sono passati 55, sarebbe curioso vedere le facce di quei viticoltori davanti alle bottiglie di Montepulciano del 1964 targate Emidio Pepe…eh si, ci sono ancora! La cantina di Emidio Pepe vanta più di 50 annate e 350.000 bottiglie, in vendita!  Per non parlare del Trebbiano, storico vitigno a bacca bianca abruzzese, anche questo lavorato in purezza e messo ad invecchiare per decenni quando tutti lo utilizzavano come uva da taglio! 

Fai biodinamico? No, faccio vino!

I vini che guardano così avanti nel futuro hanno bisogno di una cura maniacale ma anche di attesa e di rispetto, devi ignorare le tentazioni del mercato e devi fare in modo che sia il mercato ad aspettare te, è un rischio certo, ma non per chi è testardamente convinto delle sue “creature”.

Dalla terra alla bottiglia il modo di lavorare di Emidio e della sua famiglia è sempre rimasto lo stesso, anche dopo mezzo secolo di innovazioni tecnologiche: zero chimica, selezione accurata e meticolosa dei grappoli migliori, pigiatura a mano per il trebbiano, diraspatura a mano per il Montepulciano, fermentazioni spontanee solo ed esclusivamente su lieviti indigeni, due anni di affinamento in cemento e poi bottiglia.

Sembrerebbe di leggere le metodologie di una delle tante cantine che oggi lavorano in maniera biodinamica, ma il cemento la famiglia Pepe lo ha utilizzato da principio, anticipando di decenni le tecniche odierne. Oggi la cantina di Emidio Pepe è biodinamica certificata ma…“Se chiedete a mio padre se si sente un pioniere del biodinamico lui risponde semplicemente di no, io faccio vino e basta!” .

Pochi fronzoli, tanta sostanza. Quando si dice che “il vino è di chi lo fa!

Trebbiano D’Abruzzo

Abbiamo passato in rassegna 3 annate, andando a ritroso, 2016, 2014 e 2010. Molto interessante constatare l’evoluzione che ha questo straordinario bianco e la sua capacità di invecchiare pur mantenendo intatte alcune caratteristiche negli anni, ancora più interessante è poterlo fare praticamente in contemporanea.

Colpisce subito l’aspetto visivo dei tre campioni, nonostante la diversità di tonalità di giallo (dal paglierino 2016 al dorato 2010) i tre vini mantengono una raffinata brillantezza. Le sensazioni olfattive cambiano: fragrante, vivace e ricco di note vegetali la 2016, aumenta l’intensità ed emergono le note floreali e fruttate nella 2014, mentre nell’annata 2010 riscontriamo sentori eterei, miele, zafferano, cannella.

Sorseggiando tutte e tre le annate abbiamo la sensazione di un vino che si evolve nel tempo, la freschezza rimane ma aumenta l’intensità, l’eleganza e la persistenza. Tuttavia hanno un pregio in comune: l’equilibrio. E non si tratta di un qualcosa di scontato, sono tre vini diffidenti, da scoprire, vini che si aprono al secondo/terzo sorso…poi però ti abbracciano, ti coccolano…e la bottiglia di colpo è già finita! 

Montepulciano D’Abruzzo

Stesso discorso può essere fatto anche con il Montepulciano, con le dovute differenze ovviamente. Soprattutto l’annata 2017, appena imbottigliata, ci si concede senza fretta, anzi all’inizio ti da poca confidenza: rosso rubino, venature violacee, carico, impenetrabile.

Al naso senti subito la frutta sciroppata, una forte speziatura, pepe e paprika. Il primo sorso è un graffio, prepotente, selvaggio, tannini marcati; poi si attenua e diventa quasi gentile, si fanno spazio le sensazioni che hai avvertito al naso e le sue qualità emergono con fierezza: intenso, caldo e di buona persistenza.

L’annata 2015 si presenta più elegante, partendo dal colore lievemente più scarico, al naso è meno intenso ma più speziato, si può percepire anche qui del pepe e chiodi di garofano, evidenti le note balsamiche. In bocca rispecchia perfettamente l’annata calda del 2015, un vino intenso, elegante, persistente e con una inaspettata freschezza in chiusura che lascia una piacevole salivazione.

L’annata 2010 possiamo descriverla con una sola parola: spettacolare! Naso e bocca sono un tutt’uno di sensazioni che si rincorrono e si incastrano a meraviglia, quello che annusi lo ritrovi sulle papille gustative, frutta matura, mela cotta, cannella, cuoio, tabacco; dal 2010 sono passati 9 anni ma il singolo sorso ti porta indietro almeno di 30, al vinoso delle damigiane dei nonni, al chiuso della credenza della nonna.

Come Hébuterne di Modigliani

Ricordi che hai vissuto e ritornano prepotentemente in un calice; nemmeno lui all’inizio è troppo cortese, ma al contrario degli altri, quando si apre e ti da confidenza poi addirittura si lascia andare alle lusighe, ad un abbraccio caloroso, diventa il classico vino che ti fa innamorare, diventa gli occhi di Jeanne Hébuterne immortalata da Modigliani, amore puro.

La serata si conclude con un lauto buffet (Marco fai il bravo!) che l’AIS di Frosinone ha messo a disposizione per convivialità ma anche per tastare praticamente questi vini abbinati col cibo. Non è dunque un semplice buffet ma una selezione di pietanze da degustare e “studiare” insieme alle annate proposte.

Un plauso dunque alla delegazione di Frosinone che ha messo in piedi una serata che ricorderemo, ma per me non finisce qui. Questa serata per il sottoscritto è stata solo l’input per andare direttamente nel luogo del delitto, “where the action is“! Ho strappato a Sofia Pepe la promessa di una visita imminente in cantina (cosa non farei per voi!) e di una chiacchierata con Emidio Pepe in persona…to be continued!

Consiglio di degustare i vini di Emidio Pepe con Modì di Vinicio Capossela in sottofondo, un mix suadente di arte, musica e buon vino.