Estorsioni, droga e reati elettorali: nelle indagini spuntano i manifesti di Zicchieri

L'inchiesta antimafia sul clan Di Silvio a Latina. Nel fascicolo spuntano i reati legati alle elezioni del 2016. Alcuni uomini del clan accusati di hanno comprato voti ed affisso manifesti per i candidati alle comunali di Latina e Terracina. In auto anche i manifesti di Zicchieri.

Altro che ruspa. Altro che campi rom da abbattere una volta diventato Ministro. La Lega di Matteo Salvini utilizzava i clan per la sua campagna elettorale a Latina e Terracina: lo sospetta l’indagine che all’alba ha portato a 25 arresti. Storie di droga e minacce, di debiti riscossi in modo spiccio, senza pietà per chi non poteva restituire. Ma anche di voti comprati dai tossicodipendenti e di manifesti elettorali affissi senza il rischio che poi venissero strappati. Tra loro anche quelli dell’onorevole Francesco Zicchieri.

È il deputato che due anni dopo quei fatti è stato eletto a Montecitorio passando dal collegio di Frosinone città. È diventato vice capogruppo alla Camera dei Deputati, l’aspirante erede di Giorgetti alla guida del Gruppo. È il coordinatore del Carroccio nel Lazio.

Non è indagato. Il suo nome non risulta in alcun elenco dei sospettati di reato. Ma nel fascicolo viene citato. Sostenendo che la sua macchina elettorale si appoggiasse a quella del clan dei Di Silvio a Latina. Sgominato in mattinata.

Noi con Salvini ed il clan

Il collegamento tra i candidati di Noi con Salvini e la maxi operazione Alba Pontina condotta dalla Polizia e dall’Antimafia per le indagini è Riccardo Agostino detto Balò. Gli elementi raccolti dalla polizia lo collegano a quello che viene ritenuto il capoclan Armando Di Silvio detto “Lallà“.

L’informativa di reato dice che il suo clan ha il controllo totale del territorio di Latina. Il procuratore aggiunto Michele Prestipino parla di un controllo “strada per strada”.

Il 4 giugno 2016 la polizia di Terracina compie una perquisizione nel parcheggio del McDonald’s lungo la via Pontina tra Latina e Terracina. Balò quel giorno è in compagnia di due pregiudicati: per questo lo controllano.

Nell’auto di uno di loro gli agenti trovavano “numerosi manifesti elettorali che ritraggono candidati  alle elezioni Comunali di Latina e Terracina, nonché il materiale necessario per l’affissione”. Colla e pennelli.

Quel giorno gli agenti annotano i nomi dei candidati. Quattro sono di Terracina: c’è Francesco Zicchieri con Gianluca Corradini, Gina Cetrone e Tramentozzi della lista “Sì Cambia”. Altri manifesti riguardano la candidata a Latina Elsa Calandrini Lungo di “Cuori Italiani“.

Propaganda elettorale antimafia

Nel provvedimento con cui il giudice Antonella Minunni dispone i 25 arresti compiuti in mattinata, c’è scritto che dopo il ritrovamenti dei manifesti scatta un accertamento ben preciso. Quale? L’accertamento del reato previsto e punito dall’Art.76, comma 8 del codice antimafia. È il caso nel quale dei pregiudicati vengano trovati a svolgere attività di propaganda elettorale.

Per i magistrati, il reato è dimostrato da foto pubblicate su Facebook in cui gli indagati esponevano “manifesti dei candidati sopra citati“.

Trenta euro a voto

Non solo manifesti. Ma anche voti comprati. Non per i candidati citati in precedenza. Nel fascicolo d’indagine si parla anche di compravendita dei voti: gli esponenti del clan avrebbero costretto i tossicodipendenti a dare la preferenza in favore dei candidati che gli indicavano. Nei casi individuati dalle indagini, si tratta di candidati che non sono risultati eletti.

Il prezzo della preferenza, sospetta l’inchiesta, è di trenta euro a voto. Subito dopo il voto, i giovani tossicodipendenti venivano privati delle tessere elettorali. Il clan le utilizzava come prova dei voti raccolti.

Anzaldi: fare chiarezza

il deputato Michele Anzaldi (Pd) legge l’ordinanza e punta il dito conto Francesco Zicchieri.

Chiede che sia la Camera a fare chiarezza. E che ad occuparsene sia direttamente il presidente Roberto Fico. «Sebbene Zicchieri non sia indagato – scrive Anzaldi – è opportuno che venga fatta la massima chiarezza. In assenza delle Commissioni competenti, intervenga personalmente e direttamente il presidente della Camera: chieda di acquisire le carte e di verificare il tipo di coinvolgimento di Zicchieri».

Il deputato Dem punta direttamente alla Lega ed al ministro dell’Interno Matteo Salvini. Lo fa con un post sulla sua bacheca Facebook.

«Dopo le inchieste di ‘Repubblica’ sui presunti rapporti tra la Lega e la ‘Ndrangheta in Calabria, siamo di fronte ad una nuova pagina oscura di come il Partito di Salvini avrebbe raccolto il consenso, in particolare al Centrosud. Sorprende che il neoministro dell’Interno, in questi giorni prodigo di complimenti alle forze dell’ordine per altre operazioni, non abbia detto neanche una parola sull’importante successo dell’indagine di Latina. Ne’ una parola l’abbiano detta altri esponenti della Lega».

Zicchieri: le indagini sono chiare, non c’entro

Francesco Zicchieri non ci sta. Nel pomeriggio ha mobilitato i suoi avvocati, chiamato in questura per far sapere che è a disposizione semmai occorresse qualche chiarimento. Gli hanno detto che non occorre.

In serata risponde ad Anzaldi. «Prendo atto dell’appassionato intervento fatto dal collega Anzaldi (Pd) relativo alla mia persona: purtroppo per lui, vi sono già le conclusioni cui è già giunta la magistratura nella sua autonomia ed indipendenza: non risulto né indagato né minimamente sospettato di alcun reato riconducibile all’operazione antimafia che in mattinata ha portato a 25 arresti a Latina, per la quale mi complimento con le Forze dell’Ordine».

Il problema potrebbe essere di opportunità. «Ma io non conosco nemmeno questi signori di cui si parla ora sui giornali: non ho affidato a nessuno di loro i miei manifesti».

Come ci sono finiti? «Preferisco che siano le indagini a dire tutto. Quello che mi interessa sia chiaro a tutti è che io non sono indagato né sospettato di nulla. E che sto dalla parte della legalità, senza se e senza maSiamo di fronte alla solita fake news e al solito linciaggio mediatico privo di verità. Chiunque divulghi questa notizia fantasiosa ne risponderà davanti ai magistrati, perché sono estraneo ai fatti. Ho iniziato il mio impegno con la lotta a tutte le mafie e con onore dopo anni di militanza e di impegno nelle istituzioni posso a testa alta guardare negli occhi chiunque».