L’incomprensibile esultanza dell’onorevole Enrica

Il M5S esulta per la vendita dello stabilimento di Patrica insieme a tutto il gruppo siderurgico Ilva di Taranto. Una vendita in blocco che deriva da una serie di garanzie chieste e ottenute dall'allora senatore Francesco Scalia. Che il ministro Calenda aveva già definito.

Esulta. Si dichiara soddisfatta. Gioisce come la bambina che è riuscita a centrare con la pallina rossa il vasetto. Ed a portarsi a casa il pesciolino. Con la differenza però che in realtà l’onorevole Enrica Segneri ha centrato proprio niente ed il pesciolino rosso se lo porta a casa grazie al senatore Francesco Scalia.

 

Tutto nasce da un post con cui la deputata ha reso pubblico il suo giubilo tramite la propria bacheca Facebook.

Soddisfazione per il fatto che Arcelor-Mittal, dopo l’accordo nazionale sottoscritto il 15 settembre, ha ufficialmente rilevato anche il sito dell’Ilva di Patrica. «Sono molto soddisfatta sull’esito, per nulla scontato, della trattativa che il Ministro Luigi Di Maio ha portato avanti con l’azienda. Chiaramente non finisce qui e sarà fondamentale il lavoro dei sindacati che in trattativa con Arcelor-Mittal contratteranno su piano industriale e salvaguardia degli ex lavoratori».

 

In realtà le cose non stanno così. Gli indiani di Arcelor-Mittal si devono prendere anche la Ilva di Patrica perché così ha voluto un provvedimento ottenuto dall’allora senatore Francesco Scalia. Che era segretario nella strategica Commissione Industria a Palazzo Madama.

È il 2014 e la trattativa per la vendita del principale gruppo siderurgico italiano sta prendendo corpo. Inizia subito a circolare il timore di uno ‘spezzatino‘ cioè una vendita a lotti che faccia finire nelle mani degli indiani solo il core business e lasci a terra i satelliti come Patrica. Il 20 ottobre 2014 Scalia convoca al Senato l’allora commissario straordinario del gruppo siderurgico, Piero Gnudi. E si fa garantire l’indivisibilità dello stabilimento di Patrica dal resto degli impianti Ilva.

 

Concetto che viene messo a verbale il 26 gennaio 2015, durante una riunione della commissione Industria. In quel periodo Marcegaglia e Arcelor Mittal stanno trattando l’acquisto. Sui giornali appare la notizia che Patrica potrebbe essere tagliata. Scalia quel giorno fa mettere nero su bianco che non è così e che non sarà così.

Un concetto ribadito il 9 giugno 2016. Il senatore Scalia incontra Geert Van Poelvoorde e Ondra Otradovac. Sono rispettivamente l’amministratore delegato ed il responsabile mondiale delle acquisizioni di Arcelor Mittal. Quel giorno gli confermano di essere pronti a rilevare l’impianto di Patrica e subito metterlo a disposizione del gruppo industriale ciociaro che si è dichiarato interessato a rilevarlo.

Che storia è questa? Perché dovrebbero prenderlo e rimetterlo subito sul mercato? Perché nel 2016 Scalia ha ricevuto un’offerta di acquisto da parte di un gruppo siderurgico intenzionato a produrre portelloni per navi.

Ha chiesto a commissario di ‘staccare’ Ilva dal compendio e procedere alla vendita separata. Ma è risultata una via impraticabile. Patrica è un blocco unico con Taranto e gli altri stabilimenti. Proprio in virtù delle garanzie fatte mettere dal senatore.

 

Ora, dal primo novembre, gli indiani diventeranno affittuari di Ilva Patrica. E potranno valutare se tenerla aperta, utilizzarla, venderla al fabbricante di portelloni per navi se fosse ancora interessato.

Un’operazione, questa si, che avverrà sotto la supervisione del ministero retto dal Movimento 5 Stelle. Che ne avrà la responsabilità politica. Perché, come lamenta l’onorevole Segneri «Per anni siamo stati subissati di parole, a noi invece piacciono i fatti. La battaglia è lunga ma noi procediamo con fermezza».

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