Gli F35 che impediscono a Frusone di rispondere al telefono

Nelle voci del Bilancio, al momento non c'è traccia di cancellazione delle spese miliardarie per gli F35. Il programma politico del M5S prevedeva la loro cancellazione: «Almeno 10 miliardi» con cui finanziare il Reddito di Cittadinanza. Sarà per questo impegno nell'abbattere gli F35 che il deputato Luca Frusone non risponde al telefono ormai da mesi

L’onorevole Luca Frusone, deputato del Movimento 5 Stelle e portavoce dei  cittadini a Cinque Stelle che lo hanno votato è molto impegnato.

Non risponde più al telefono. Non degna di una risposta nemmeno i messaggi inviati via WhatsApp. La colpa, con certezza, è degli impegni che lo tengono concentrato sulla missione che il MoVimento gli ha assegnato.

Prima di lui, Angelo Picano, sottosegretario di Stato (Frusone non lo è diventato) ha generato alcune migliaia di posti di lavoro nel collegio che lo ha eletto (alzi la mano chi è pronto a giurare il contrario). Ed ha inventato varie cose tra cui gli odierni Gratta e Vinci. E rispondeva al telefono.

Prima ancora, Dante Schietroma, Ministro della Repubblica (Frusone non lo è diventato) ha sistemato alcune migliaia di padri di famiglia (alzi la mano chi è pronto a negarlo). Ed ha partecipato alla formazione della Legge che ha affrancato le terre affidandole ai braccianti ciociari che le lavoravano. Chiamava lui al telefono ad ogni festività, per fare gli auguri.

Negli anni, Romano Misserville, presidente vicario del Senato (Frusone non lo è diventato) ha minacciato di impiccare con una elegantissima cravatta di seta, l’autore di queste note. Che apprezzò molto il gesto: segno di altissima stima e considerazione. Solo gli insignificanti si abbandonano nel silenzio. Il suo numero di telefono è sempre rimasto lo stesso e risponde sempre. Tranne quando frequenta gli ippodromi. Ma è giustificato: ognuno ha le sue passioni.

Franco Assante, avvocato dalla solida preparazione, fine giurista nel campo del Diritto delle Assicurazioni ben oltre i confini del collegio di Cassino che lo elesse deputato per il partito Comunista Italiano, non aveva bisogno di telefonate.

Finanche il senatore Angelino Compagnoni, monumento della dignità politica di questo Paese, riceveva nella sua Ceccano i giornalisti che intendevano chiedergli conto delle sue azioni e del Partito in cui militava.

L’onorevole Luca Frusone no: non riesce a rispondere al telefono.

I suoi elettori a Cinque Stelle possono stare tranquilli: il Nostro non bighellona lungo il Transatlantico, non giace inane sotto una delle statue dei grandi di Montecitorio.

Il deputato di Tecchiena d’Alatri al secondo mandato (e poi non ultras, non più, dice lo Statuto grillino) non risponde al telefono perché è troppo concentrato: da mesi. Lui che è nella Commissione Difesa della Camera dei Deputati, sta cercando di intercettare i velocissimi F35 che erano dei bidoni di Stato da cancellare al più presto per girare i soldi ai cittadini, ci aveva giurato quando era solo un candidato che chiedeva a noi elettori d’essere armato di apriscatole.

Nonostante l’eroico impegno del bi deputato Luca Frusone, i bidonisssimi F35 voluti dall’odiato Partito Democratico, verranno fabbricati anche dal suo governo gialloverde.

Ad oggi, purtroppo (per lui) o per fortuna (per chi vuole avere un ruolo nello scenario geomilitare mondiale) non risulta compilata la voce nella relativa legge di Bilancio dello Stato Italiano. È quella delle spese militari. Nelle quali l’impegnatissimo onorevole Frusone ha voce in capitolo, essendo anche quest’anno componente della commissione Difesa.

Senza mimetica, senza basco e nemmeno il fez (riservato a chi ha servito la Patria tra i Bersaglieri) ad oggi sta combattendo una strenua battaglia a Cinque Stelle. Il vate Beppe Grillo in persona l’aveva indicata come una delle madri di tutte le battaglie grilline. Giurava, tra una nuotata nello Stretto ed un vaffa in piazza, che una volta arrivati al Governo avrebbe importo un taglio prussiano: «almeno 10 miliardi». Per destinare quei denari ai poveri pensionati: che tanto degli F35 di Renzi se ne facevano nulla.

Per gli smemorati, andare a vedere post del 21 maggio 2012 e del 10 ottobre 2015.

Se l’onorevole Luca Frusone avesse il tempo per rispondere al telefono, gli avremmo domandato se davvero i caccia voluti dal Piddì (più o meno elle) continueremo a pagarli con i soldi delle nostre tasse.

Gli domanderemmo cosa ci ha fatto con l’apriscatole che gli abbiamo dato. Se davvero la ministra Elisabetta Trenta anziché scardinarci le ali degli inutili F35, così poco funzionali ed inutilmente costosi, ha deciso invece di benedire quelle fortezze volanti. Al punto che entro l’anno 2024 l’Italia Grillinoleghista spenderà per la Difesa il 2% del suo Pil. Cioè quasi 40 miliardi all’anno, più di 100 milioni al giorno.

Con certezza sono notizie false diffuse ad arte dai nemici del Popolo, riuniti sotto la fetida bandiera degli sfaccendati che affollano la redazione di Repubblica, in attesa dell’ufficiale giudiziario.

Nel frattempo, ci sarebbe piaciuto averne conferma o smentita. Dal diretto interessato. Ma l’onorevole non può rispondere: fissa l’orizzonte, mentre gli F35 compiono sempre più ardite evoluzioni: in barba ad ogni apriscatole.