Il giorno in cui Fabio Forte si svegliò e iniziò a parlare lùmbard

E fu così che una mattina l’onorevole Fabio Forte, già munifico presidente di Unionfidi Lazio, due volte eccellentissimo sindaco di Arpino, deluso aspirante consigliere regionale (surclassato ma di poco da Marino Fardelli) si svegliò e cominciò a parlare lùmbard.

Sulle prime, la di lui signora, che da anni ne condivide successi e rovesci, ha pensato ad una chiara sindrome da risveglio: quella che prende a molti di noi comuni mortali costretti ad aprire gli occhi nostri malgrado. E sacramentando in un idioma solo a noi comprensibile, malediciamo la sveglia, i numi avversi e il destino che ci ha condannato a lavorare.

La signora Forte è andata in cucina ed amorevolmente ha preparato un espresso per l’illustre marito. E’ lui ad avere reso celebre il Certamen Ciceronianum, sdoganandolo da piccola manifestazione di periferia europea per proiettarlo su scenari mondiali: gli studenti vennero ad Arpino a cimentarsi nel latinorum finanche dalla potentissima America e dall’esoterico Giappone.

Bronzeo come un guerriero di Riace, profilo baciato dalla natura, eloquio fluente che seduce: Fabio Forte Arpinensis è stato a lungo l’enfant prodige della politica nostrana: l’uomo che osò sfidare l’impero di Anna Teresa Formisano e finì battuto (per una manciata di voti) da Marino Fardelli. La nemesi nella nemesi, conferma di un destino cinico e baro, congiunto ad una fortuna orba: Fardelli, l’ultima volta in cui si trovò di fronte al latino fu per una versione al liceo e dovette chiedere aiuto alla sorella.

Tant’è. Marino da Caira è onorevole regionale. Fabio Arpinensis non è più sindaco e nemmeno presidente. Ma l’eloquio seducente, la mascella volitiva, il tratto seducente, li ha conservati.

E ora parla lùmbard.

Sorseggiato il primo caffè, ha chiesto notizie sul meteo ai Navigli. Con puntualità Cispadana si è alzato ed è andato in ufficio. A pranzo ha ordinato ossobuco con temperanza. E’ lì che a casa si sono preoccupati.

Eppure non aveva mai dato segni che lasciassero dubitare. Sempre equilibrato, presente a se stesso: acuto e tagliente. In ogni frase una parola in latino, che fa tanto figo e incatena ai natali arpinati.

Invece, d’improvviso, niente più. Il Gonfalone? Se gh’é? Ma Fabio, lo hai fatto crescere tu! Come unica risposta, di rimando: Se i gh’è, i gh’è; se ghe n’è minga… sciau. 

Milanese puro. Senza avere un… bip da spartire con Milano.

La signora ha controllato a fondo. Tutto, come solo le donne sanno fare. Un’amante milanese? Impossibile: è devoto. Un trauma per una fattura giunta dal Nord? Non ve n’è traccia. Un colpo accidentale alla testa? Nessuno l’ha notato.

Dopo avere esaminato ogni possibile traccia, disperata, a ridosso della resa, la signora ha bussato all’ultima porta rimasta: quella dell’eroico presidente dell’indomita Comunità Montana di Arce (pervicace alla liquidazione) Gianluca Quadrini. Dopotutto, qualche tempo fa, tutti dicevano che pure lui era diventato pazzo: invece alle scorse Provinciali la metà dei voti di Forza Italia li ha presi lui, facendo incazzare come un picchio Mario Abbruzzese.

Forse, l’eroico, una spiegazione è in grado di darla. O almeno, indicare una strada per raggiungere la comprensione.

La telefonata viene raccolta dalla segreteria nel palazzo presidenziale di Arce: la segreteria la rimbalza da un’assistente ad un addetto stampa fino a raggiungere il comizio nel quale l’eroico sta arringando.

Gianluca Quadrini sgrana gli occhi. Preoccupato: vede l’orizzonte politico cambiare di fronte a lui, come se gli avessero detto che l’odiato sindaco Renato Rea si è fato frate trappista e s’è ritirato a Bruges, lasciandogli libera la fascia del municipio proprio ora che il Senato è ad un passo.

Quadrini ascolta. E sentenzia.

«Signora, controlli bene l’agenda: vedrà che suo marito è passato a Noi con Salvini. E’ lo stesso morbo che qualche mese fa assalì il giovane Gabriele Picano. E’ astinenza da politica: prima o poi, noi che siamo stati grandi, dobbiamo farci i conti, come gli uomini comuni li fanno con la prostata. Ma non si preoccupi, dura poco: appena il tempo di prendere la prima delusione e tornerà a casa. Se non mi crede, telefoni a Caira e chieda del senatore Angelo: profetizzò ben prima di me». (leggi qui ‘Il giorno in cui Gabriele Picano si svegliò e iniziò a parlare lùmbard’)

La signora Forte ha fatto due telefonate a Pontida. ha scoperto l’amara verità. Il molto onorevole Fabio Forte, già sindaco di Arpino, eccellentissimo presidente di Unionfidi Lazio, lunedì 3 luglio, alle ore 17, presso il Caffè Minotti a Frosinone, terrà una conferenza stampa per annunciare il suo ritorno in politica e la propria adesione al Movimento “Noi Con Salvini“, di cui sarà il coordinatore politico provinciale. Per diritto dinastico e per nomina, senza congresso, come accadeva ai tempi della politica che ricostruì il Paese.

E’ il destino a volerlo, perché Ducunt volentem fata, nolentem trahunt.

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