Il fallimento dei Partiti che non governano più i sindaci

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Il sasso nella tempesta lo lanciano i sindaci, alcuni di quelli che venerdì pomeriggio erano nel palazzo della Provincia a Frosinone per discutere della tariffa dell’acqua. La Politica non ha funzionato, si è deciso di pancia e non con la testa, hanno detto.

A cosa si riferiscono. La riunione era stata preceduta, il giorno prima, da un vertice convocato dal presidente della Provincia Antonio Pompeo che ha riunito nella sua stanza il Segretario provinciale del Partito Democratico Simone Costanzo, il Presidente provinciale del Pd Domenico Alfieri, l’assessore provinciale Germano Caperna; per Forza Italia c’erano il Coordinatore provinciale Pasquale Ciacciarelli, accompagnato dal presidente d’aula Danilo Magliocchetti e dall’assessore Gianluca Quadrini; per il Nuovo Centro Destra c’era il vice presidente della Provincia Andrea Amata. Dalla riunione era emersa una linea comune: sollecitare i sindaci ad intervenire all’assemblea di venerdì, sollecitarli a votare in maniera compatta la proposta messa a punto dai Consulenti e dalla Segreteria Tecnica e cioè: riconoscere l’aumento dell’8% all’anno, conguaglio per gli anni 2014-2015 pari a circa 35 milioni di euro (contro i 77,5 chiesti da Acea), da recuperare sulle bollette dal 2021 al 2033 (cioè spalmati su 6 anni in più di quelli ipotizzati da Acea).

I sindaci hanno votato in modo diverso. E questo significa che i Partiti non governano più i sindaci.

Il centrodestra ha evidenziato quattro posizioni.
1. Forza Italia è rimasta sostanzialmente unita, attestandosi sulla linea di votare la controproposta Sto come concordato giovedì.
2. Fratelli d’Italia si è attestata su una posizione differente, chiedendo le dimissioni immediate del presidente e la risoluzione istantanea del contratto con Acea.
3. A parte il sindaco di Cassino Carlo Maria D’Alessandro che con chiarezza ha detto di non poter votare un documento nel quale Acea viene multata per non essersi presa gli acquedotti cittadini sui quali lui sta facendo invece una battaglia all’ultimo sangue per non consegnarglieli.
4. A disgregare il tutto poi è intervenuta la proposta di Nicola Ottaviani: il sindaco di Frosinone ha proposto di riconoscere l’aumento ma di congelarlo così come ha fatto Virginia Raggi a Roma in attesa di vedere come va il contenzioso per sciogliere il contratto. Proposta talmente concreta che induce il coordinatore Ciacciarelli a dire ‘Noi ci concentriamo su questa e non sulla proposta della Sto che è penalizzante per Cassino’
Non potevano dirselo prima? Non potevano mettersi d’accordo mercoledì, così la proposta Ottaviani poteva essere oggetto di confronto nel mini vertice all’interno dell’ufficio di Antonio Pompeo? Avanzata in maniera unitaria poteva avere più possibilità di essere recepita.

Il Partito Democratico si è diviso in tanti rivoli.
1. Una parte ha seguito i sindaci di Alatri e Anagni che chiedevano di riconoscere un minimo ad Acea per evitare di ritrovarsi in una posizione di inadempienza, con la quale sarebbero state spalancate ad Acea le porte di un ricorso al Tar dove il gestore avrebbe vinto ad occhi chiusi.
2. Una parte ha seguito l’indicazione di Partito ed ha votato compatta la proposta avanzata dalla Sto che era stata concordata nella riunione di giovedì.

E’ chiaro che in questo scenario né i due Franceschi, né il segretario Costanzo, né nessun altro governano i sindaci del Pd.

Così come è chiaro che ogni sindaco di quelli chiamati alle urne tra nove mesi, in primis Nicola Ottaviani, venerdì ha ha giocato un pezzetto della sua campagna elettorale dicendo no ad Acea, noi non approviamo niente.

Ognuno si è giocato la sua fetta di campagna elettorale.

Ed è questo il fallimento della politica denunciato mentre i sindaci stavano uscendo da Danilo Magliocchetti con una lucidità imbarazzante, seguito a ruota poi dal suo collega del Pd Massimiliano Quadrini.

E’ il fallimento soprattutto degli accordi tra centrosinistra e centrodestra che finora hanno governato gli enti di secondo livello: Provincia, Asi, Cosilam…

Ciò che fa male è che è saltato un accordo che – con tutti i suoi limiti ed i suoi paradossi – tra cui quello di mandare ad Equitalia le bollette insolute – ma era la base di discussione più utile ed efficace per i cittadini.

Soprattutto è stata persa l’occasione di mandare un forte segnale di unità ad Acea: dopo la riunione di cinque mesi fa nella quale tutti compatti votarono per avviare l’iter con cui mandarla a casa, ora ognuno è tornato per fatti suoi. E’ stata persa l’occasione per dare un segnale di una Provincia unita e che vuole il rispetto dei patti, la difesa dei diritti dei Cittadini.

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