Falò delle bollette Acea, il questore dice no. Il Comitato: «Si farà»

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Il questore ha detto no. No al falò simbolico delle bollette di Acea con cui il Comitato Provinciale Acqua Pubblica Frosinone vuole richiamare sulla Ciociaria l’attenzione del governo Renzi, vuole avvisarlo sui rischi legati all’affidamento dell’acqua a pochissimi gestori in Italia, vuole lanciare l’allarme perché questo equivarrebbe a privatizzare l’acqua. Ma vuole anche richiamare l’attenzione su quello che sta accadendo in provincia, con i costi lievitati in pochi anni.

Il falò però resta confermato. Le bollette verranno bruciate venerdì sera, al termine di una marcia che partirà dalla piazza della Provincia per terminare davanti alla prefettura. Lo hanno detto in giornata gli organizzatori con una nota pubblica indirizzata al questore: «Col suo divieto rende la nostra protesta solo un po’ meno simbolica», assicurano che si assumeranno le loro responsabilità ed avvertono che «le forze dell’ordine dovranno impedire fisicamente di accendere il falò e di bruciare le bollette di Acea».

Il Comitato ha spiegato che il divieto d’accendere falò imposto dal questore deriva dalla necessità di non far correre rischi alla pubblica incolumità. E allora gli organizzatori provvederanno a mettere in campo ogni possibile misura di sicurezza. «Premesso come sia intenzione del Comitato evitare ogni e qualsiasi rischio di danni a persone e cose, che a tale proposito si stanno approntando tutte le misure del caso, il Comitato non ha alcuna intenzione di rimodulare la propria protesta in ossequio di leggi che limitano la libertà di manifestare mentre il governo cancella quelle che tutelano i diritti dei cittadini per sostituirle con norme che tutelano i potentati economico-finanziari di cui è interprete».

Insomma, loro il fuoco lo accenderanno: sarà simbolico perché anche bruciando le bollette, comunque l’obbligo di pagare rimane; ma sarà concreto, perché è un segnale chiaro dell’insoddisfazione popolare.

Nel confermare il falò, il Comitato ha anche inviato una nota al prefetto affinché la giri al premier Matteo Renzi. In quelle pagine spiega la situazione che si è creata in provincia di Frosinone e chiede per questo al Governo di rivedere la sua posizione in materia di acqua, affidamento del servizio, creazione di monopoli di fatto. Nella lettera a Matteo Renzi, il comitato spiega «Coloro che scrivono questa nota sono cittadini che hanno avuto la ventura di sperimentare sin dal 2003/2004 sulla loro pelle e sul loro territorio cosa significhi nella realtà di ogni giorno l’affidamento ad un privato della gestione di un bene indispensabile alla vita come l’acqua: una drastica caduta della qualità del servizio e della risorsa ed un aumento esponenziale dei costi giunti a livelli da rappresentare una vera e propria emergenza sociale. (…) Noi siamo la prova vivente e dolente della falsità della Sua santificazione ideologica del mercato. (…) Il Suo governo e la Sua maggioranza senza alcun mandato popolare, nelle scorse settimane è arrivata a stravolgere la proposta di legge di iniziativa popolare sulla gestione pubblica dell’acqua, che nel 2007 406.000 cittadini avevano presentato, cancellando proprio le norme sulla ripubblicizzazione del servizio. Ed ora questo scempio autoritario è all’esame del Senato. Non solo, nel Suo ruolo di segretario del Partito Democratico sta imponendo che la giunta Zingaretti della regione Lazio, in ossequio agli interessi di ACEA S.P.A., si accinga a tradire senso e lettera dell’unica legge di iniziativa popolare mai approvata in Italia, la n. 5 del 2014, sulla gestione dell’acqua nella Regione Lazio, che questa stessa maggioranza e quello stesso Consiglio aveva approvato all’unanimità».

Nella nota avvertono: «Non chiediamo, non avanziamo suppliche, intimiamo, avvertendo che comunque non saremo disposti a subire di essere ridotti a servi senza diritti, aggiogati ai potentati economico-finanziari a cui il Suo governo risponde».

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