Fardelli sostiene Petrarcone, il centrosinistra frana. E la Lega processa Palombo

Caos nel centrosinistra. L'ex segretario Pd Marino Fardelli non appoggerà il candidato indicato dalle primarie. Voterà Petrarcone. Il documento degli iscritti al Pd. La Lega processa Palombo.

Carlo Alberto Guderian
Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Appoggiato alla sua mazza da golf, con lo sguardo fisso all’orizzonte del green, l’avvocato Giuseppe Golini Petrarcone non si cura minimamente delle umane faccende legate alle elezioni comunali di Cassino: le cose, poco alla volta, prendono forma intorno a lui. L’ex consigliere regionale Marino Fardelli (fino ad un mese fa segretario del Pd di Cassino) non appoggerà il candidato del centrosinistra ma convergerà su di lui. Il segretario provinciale Pd (commissario del Circolo di Cassino) Domenico Alfieri non si vede: la lista Dem è in alto mare. I civici di Demos fremono per la presenza degli ex assessori di Forza Italia nello schieramento del vincitore delle Primarie Enzo Salera e stanno chiedendo al loro alfiere Luigi Maccaro di staccarsi. Il tutto, mentre si scatena il terremoto ai vertici della Lega ed il coordinatore provinciale Carmelo Palombo viene messo sotto processo.

Fardelli appoggia Petrarcone

L’annuncio arriva durante una riunione al Vesuvio. Con Marino Fardelli ci sono i sostenitori storici, sono seduti al tavolo pezzi di centrosinistra tra i quali Salvatore Fontana (già componente dell’Assemblea Nazionale Dem) e l’avvocato Alessandro D’Ambrosio (consigliere comunale uscente).

L’ex segretario cittadino del Pd annuncia lo ‘strappo‘. Non sosterrà il candidato ufficiale di Partito ma appoggerà Peppino Petrarcone. Ai presenti dice «Sono un libero cittadino, non ho più incarichi nel Partito Democratico. Non sono candidato. Liberamente ho deciso di sostenere alle prossime elezioni l’amico Peppino. Tra ieri ed oggi ho parlato con diversi miei amici e alla fine è prevalsa questa decisione».

Terremoto in sezione

In sala circola un documento. Chi è iscritto al Pd lo firma. È una vera e propria abiura.

C’è scritto che «Gli iscritti del circolo PD di Cassino, firmatari della presente nota, si dissociano dalla gestione della situazione surreale che si è venuta a creare nella cosiddetta coalizione di centrosinistra nella quale a queste condizioni per coerenza non possiamo più riconoscerci».

Cosa c’è di surreale. Cosa gli impedisce di riconoscersi. C’è il fatto che per “allargare la coalizione“, forse sono stati persi un po’ i confini: nel documento si parla di «paventati allargamenti della coalizione a rappresentanti storici dell’Amministrazione D’Alessandro che addirittura hanno ricoperto incarichi assessorili (tre ex assessori). Non possono essere tollerati da noi che nel circolo cittadino del PD siamo stati i promotori della mozione di sfiducia che ha portato al logoramento, prima, e alla caduta, poi, della passata amministrazione comunale di Cassino».

Nel mirino c’è Giuseppe Sebastianelli, più volte stampella dell’amministrazione D’Alessandro. L’unico esponente dell’opposizione a non avere firmato le dimissioni di massa con cui determinare la caduta del sindaco. «Non volle firmare le dimissioni di massa dando una motivazione politica lontana dalla nostra. Ora lo ce ritroviamo invece a braccetto nella coalizione di centrosinistra dopo che sul suo nome si è cercata la convergenza quale candidato a sindaco in quota Lega».

Effettivamente, Giuseppe Sebastianelli è stato tra i candidati proposti dall’onorevole Francesca Gerardi, plenipotenziaria della Lega. Senza riuscire però a trovare la convergenza. (leggi qui Lega, ora è braccio di ferro sui nomi di Palombo e Sebastianellie leggi anche qui Scherzi a parte: la Lega brucia anche il candidato dell’Ugl)

«Ora ritrovarci a condividere e, addirittura, a sostenere una coalizione composta da chi, per tre anni, abbiamo contestato e che ha fatto parte di quella che, unanimemente, è stata riconosciuta come “la peggior amministrazione comunale di Cassino dal dopoguerra ad oggi”, è francamente inaccettabile per chi come noi si è adoperato per ridare credibilità ed orgoglio di appartenenza ad un Partito con non pochi problemi di immagine e non solo».

Soprattutto c’è il fatto di essere stati considerati dei ‘fratelli minori’ della coalizione. «Questo è per noi inaccettabile dal momento che dal commissariamento del circolo ad oggi non siamo stati più coinvolti in alcuna scelta politico programmatica su quello che riteniamo di nostra esclusiva competenza ovvero l’impostazione programmatica e l’organizzazione della campagna elettorale delle amministrative».

Infine, l’atto di abiura. «Per tutto quanto espresso la maggioranza degli iscritti del PD di Cassino (prendendo ad esempio quanto avvenuto in altri centri della provincia di Frosinone e della provincia di Roma), che firmano il presente documento, dichiarano di non riconoscersi rappresentati dalla coalizione capeggiata da Salera (che non può più ora essere annoverata di centrosinistra) e dovendo fare una scelta ritengono che a questo punto l’unica soluzione è quella di sostenere l’amico Peppino Petrarcone (iscritto al PD e che almeno ti saluta se ti incontra per la strada), persona preparata, stimata e voluta bene in Città e che in tanti vedono l’argine giusto per battere il centrodestra cittadino».

Se Atene piange…

Se Atene piange Sparta non ride. Così, se il centrosinistra si sfalda, nel centrodestra inizia l’ora dei processi sommari. Non in pubblico. Ma nella solita privatissima chat riservata al gruppo dirigente.

È lì che il caustico vice coordinatore provinciale Mimmo Fagiolo nel pomeriggio ha tuonato “Adesso basta, quello che sta accadendo a Cassino non è più tollerabile!

Ci sono serie difficoltà a chiudere la lista Udc (un problema comune a tutti gli schieramenti, il numero di candidati quest’anno sarà molto ridotto rispetto al passato).

I quadri leghisti hanno preso atto della fuga in corso. Pezzi da Novanta come l’ex attivissimo assessore ai Servizi Sociali Benedetto Leone continuano a pubblicare foto bucoliche tra vigneti di montagna.

Nella chat si dà la colpa di tutto al coordinatore provinciale Carmelo Palombo. Che è stato vicesindaco di Cassino. Gli si imputa la scelta della Lega, caduta all’ultimo momento sulla commercialista Paola Carnevale mentre – è stato contestato oggi sulla chat – con il professor Claudio Lena ci sarebbero state concrete possibilità di successo.

Un processo in piena regola. Con Mimmo Fagiolo nei panni del Pubblico Ministero.

E nessun difensore d’ufficio che abbia ricordato come 8 settimane fa Carlo Maria D’Alessandro, pur di evitare la crisi, avesse capitolato: concedendo alla Lega la carica di vice sindaco, l’assessorato ai Lavori Pubblici, il coordinamento del progetto sulla Sicurezza, due presidenze di Commissione. E non fu Carmelo Palombo a rifiutare. Ma gli venne imposto, nel nome del ‘cambiamento radicale’. Da chi oggi invece ha sollecitato l’accordo con Forza Italia, ringraziando Mario Abbruzzese e battendo le mani a Carlo Maria D’Alessandro. (leggi qui Il peggiore incubo della Lega nel giorno della candidata).

L’impressione è che qualcuno voglia lasciare a Carmelo Palombo il cerino acceso in mano.