Fardelli ferma i motori della campagna elettorale. «Ha già un accordo»

Marino Fardelli ha spento i motori della campagna elettorale. Da due settimane non circolano più sulle strade di Cassino le ‘vele’ con le sue immagini montate sui camion, non fa affiggere nuovi manifesti, ha cancellato le apparizioni televisive, non fissa nuovi incontri, ha congedato il guru della comunicazione al quale si era affidato.

Il ritiro dei remi in barca è coinciso con una visita avvenuta a casa Fardelli che veniva attesa da circa due anni: il senatore Francesco Scalia un paio di settimane fa è andato a salutare il patriarca Cesare. Sono stati per circa quindici anni una coppia politica di fatto: Cesare era tra quelli che avevano spianato la strada alla scalata dell’allora giovanissimo sindaco di Ferentino fino ad arrivare alla presidenza della Provincia; lui lo aveva nominato presidente del Consorzio di Campo Catino, dove Cesare poi aveva sbloccato problemi incancreniti da decenni. Nemmeno il tempo di godersi la stagione sciistica e quel posto occorre per riequilibrare gli assetti della giunta. E Cesare, senza battere ciglio, accetta di spostarsi alla guida della Saf che all’epoca era poco meno di un carrozzone, trasformandola in quella che è oggi.

Non si erano più salutati da un paio di anni fa: malintesi non chiariti, piccoli sgarbi politici che tra amici però diventano inaccettabili. Francesco Scalia è andato da Cesare in occasione di un lutto che ha colpito la famiglia, si sono abbracciati, hanno parlato e poi sono stati insieme al funerale. Poi, come per incanto, Cassino è diventata la meta preferita, nella quale andare a prendere un digestivo dopo cena, per il deputato Nazzareno Pilozzi e per il presidente provinciale del Pd Domenico Alfieri. Che notoriamente sono accasermati ad Acuto e Paliano, non proprio dietro l’angolo. Sono stati visti più volte, soprattutto negli ultimi dieci giorni, mai prima delle 22.

Di certo è una coincidenza. Ma dall’incontro con Scalia ed i digestivi con Pilozzi e Alfieri, quel momento la campagna elettorale di Marino non è stata più la stessa. Il lunedì successivo c’è stata una riunione con i rappresentanti delle liste, quella in cui Fardelli ha annunciato trionfante “Nessun accordo, noi andiamo avanti”.

In realtà, le cose sono andate in maniera diversa: per la prima volta, in quella riunione si è parlato della possibilità di ritirare la candidatura per appoggiare o Giuseppe Golini Petrarcone o Francesco Mosillo. E c’è stata una mezza insurrezione.

La stessa cosa che è avvenuta durante l’ultima riunione. Ora Marino è in stand by. Una fonte interna dice che «Si è preso 48 ore di riflessione, vuole essere sicuro che ci siano i numeri per vincere. Se non ci sono… potrebbe decidere di fare un passo indietro».

Nel frattempo è arrivata dalla regione Lazio la nomina al Cosilam per un nome avanzato da Fardelli. E in mattinata Nicola Zingaretti incontra a Roma Giuseppe Golini Petrarcone .

Gli avversari da giorni ripetono che Marino ha già trovato l’accordo con il sindaco uscente e non lo rivela per evitare che i suoi candidati si accasino altrove. Lui giura e spergiura che andrà avanti. Chissà perché, sembra di assistere alla antica sceneggiata democristiana con la quale alzare il prezzo.

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