Fattore Its sull’occupazione: una porta sul lavoro

Il monitoraggio 2021 Indire, l'Istituto nazionale documentazione innovativa ricerca educativa, ha scattato la fotografia degli Its in Italia. L’80% dei diplomati ha trovato lavoro a un anno dal diploma e il 92% lo ha fatto in un’area coerente con il percorso di studi. La sfida di Anagni

Alessio Brocco

In definitiva, le parole sono tutto quello che abbiamo

Il successo risiede nell’avere proprio quelle competenze richieste in quell’istante”: Henry Ford non sbagliava e nello scorso secolo ha reso il pensiero una roba concreta. Poi, da quei presupposti, ci ha costruito un impero da milioni di dollari.

Quel messaggio era vero ieri e, forse, lo è ancora di più oggi. Basti pensare alla necessità di essere al passo dell’accelerazione imposta dallo sviluppo tecnologico. Soprattutto nell’ambito dell’automazione e dell’intelligenza artificiale. Cose che impattano (e impatteranno ancora) sui lavoratori meno qualificati. Quelli che, per intenderci, nel 2020, hanno subìto in maniera più violenta di altri il morso della crisi occupazionale scaturita dal Covid. Sono stati loro tra i primi a perdere il posto di lavoro, per essere più chiari.

L’opzione degli Its. E le aree tecnologiche

Gli ITS sempre più diffusi

Molti giovani hanno recepito il messaggio. Lo stanno facendo scegliendo il percorso universitario. Oppure cercando di assimilare il più possibile lavorando. Ma c’è anche chi opta per il percorso di studi in Its. Ovvero Istituti tecnici superiori post-diploma di durata biennale o triennale che, come spiega il ministero dell’istruzione, “costituiscono il segmento di formazione terziaria non universitaria che risponde alla domanda delle imprese di nuove ed elevate competenze tecniche e tecnologiche per promuovere i processi di innovazione”.

Sono nati nel 2010 e fanno riferimento a filiere di forte attualità. Le sei aree tecnologiche interessate, infatti, sono l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, le nuove tecnologie della vita, quelle per il Made in Italy (sistema agroalimentare, casa, meccanica, moda, servizi alle imprese), le tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e del turismo, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Nel Lazio ce ne sono diversi e nella provincia di Frosinone, un paio di anni fa, il Meccatronico fece da apripista. Decisiva, nello specifico, la spinta degli industriali alla ricerca di giovani (che mancavano) con competenze in meccanica, elettronica e informatica. Un’opportunità per lavoratori (i percorsi sono riservati anche ad adulti) e imprese. (Leggi qui Primi per giovani disoccupati in Italia: e la politica non si muove, lo fanno gli Industriali).

L’ultimo in arrivo è quello che sta nascendo ad Anagni grazie all’accordo tra ITS Lombardo Mobilità Sostenibile di Somma Lombardo (Varese) ed Heliworld di Anagni. È la scuola per i tecnici aeronautici: formerà i nuovi manutentori. Corsi teorici a Varese. E pratica negli hangar di Anagni. In tutto 2.700 ore. (Leggi qui La scuola per curare gli elicotteri? Tra Anagni e Varese).

I numeri dicono che “si può fare”

La Heliworld di Anagni pronta ad ospitare i corsi Foto © Stefano Scarpiello / Imagoeconomica

Il monitoraggio 2021 Indire (Istituto nazionale documentazione innovativa ricerca educativa) ha scattato la fotografia degli Its in Italia. La rilevazione si è concentrata sull’analisi di 201 percorsi terminati nel 2019 erogati da 83 Fondazioni ITS su 104 costituite al 31 dicembre 2019 con 5.097 studenti e 3.761 diplomati.

Performance occupazionali di rilievo considerando che l’80% dei diplomati Its ha trovato lavoro a un anno dal diploma e che, di questi, il 92% lo ha fatto in un’area coerente con il proprio percorso di studi. Da Indire sul tema sottolineano che “il dato risulta particolarmente significativo perché riferito al 2020, anno di esplosione della crisi pandemica”.

Per il resto: l’11,1% non ha trovato lavoro, il 4,1% si è iscritto ad un percorso universitario, il 2,7% è in tirocinio extracurricolare, mentre il 2,4% è risultato irreperibile.

Per quel che concerne I dati relativi al tasso di occupati a dodici mesi, per area tecnologica, fanno la voce grossa i settori della mobilità sostenibile (83%) e della tecnologia dell’informazione e della comunicazione (82%), mentre nell’ambito  delle nuove tecnologie per il made in Italy si registra una lieve diminuzione rispetto all’anno precedente, nonostante i valori rimangano alti.

C’è un altro aspetto da sottolineare ed è quello riguardante la capacità di intercettare l’innovazione. Lo certifica il fatto che il 55% dei percorsi monitorati ha utilizzato le tecnologie abilitanti 4.0 e che, di questi, l’84% ne utilizza più di una. Nello specifico, le tecnologie abilitanti maggiormente utilizzate sono la simulazione tra macchine interconnesse per ottimizzare i processi (simulation 47,3%) e la gestione elevata di quantità di dati su sistemi aperti (cloud 46,4%).

L’identikit dello studente

La maggior parte degli studenti ha una formazione tecnica

Il monitoraggio Indire fornisce anche l’identikit dello studente. La maggioranza è di sesso maschile (72,6%) e ha un diploma a indirizzo tecnico (59%). Sono di più coloro i quali hanno tra i 20 e i 24 anni (42,4%) rispetto alla fascia 18-19 anni (38,0%). Il report evidenzia anche l’incremento degli iscritti con diploma liceale (21%) e spiega che il10,5 % degli iscritti risiede in una regione diversa rispetto alla sede del percorso. Sul punto, la percentuale degli iscritti fuori sede più significativa riguarda l’area tecnologica della mobilità sostenibile (17,5%).

L’analisi indica anche che il 44,6% dei 2.462 soggetti partner degli Istituti tecnici superiori con percorsi monitorati sono imprese e associazioni di imprese. Il 91% delle 4.043 sedi di stage, invece, sono imprese dove gli studenti sperimentano la digitalizzazione dei processi produttivi delle aziende. Nonostante la maggior parte delle imprese sedi di stage sia di piccole dimensioni (il 37,8% per la classe di addetti 1-9 e il 34,3% per la classe di addetti 10-49), i dati per area tecnologica evidenziano la prevalenza della classe di addetti 500 e oltre per le aree Mobilità sostenibile (25,6%) e Sistema meccanica (17,8%).

Nel Lazio cinque Its accedono alla “premialità”

Il controllo qualità in una linea Meccatronica Skf

Sono 89 gli Its che, in relazione ai dati analizzati, accedono a una quota pari al 30% delle risorse nazionali detta, appunto, premialità. Rappresentano il 44,3% del totale dei percorsi monitorati.

Il rapporto più alto tra percorsi premiati e percorsi monitorati spetta alle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione con il 53,8% e alle Nuove tecnologie per il made in Italy con il 51,7%.

Le regioni con percorsi che accedono alla premialità sono Veneto (18), Lombardia (17), Emilia-Romagna (10), Piemonte (9), Puglia (9), Liguria (3), Lazio (5), Friuli-Venezia Giulia (6), Umbria (3), Toscana (4), Campania (2), Sicilia (2) e Abruzzo (1). Nessun percorso accede alla premialità per Calabria, Marche, Molise, e Sardegna.

Tra i primi dieci classificati per area tecnologica nel monitoraggio 2021 c’è anche un istituto laziale: l’Its per la Mobilità sostenibile Fondazione Caboto di Latina.

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