Roberto Nitiffi, il poeta che regalava i suoi versi (di F. Dumano)

Roberto Nitiffi viaggiava sempre con un notes a portata di mano. Per scrivere i suoi versi, le sue ispirazioni. L'amore aveva cancellato d'un tratto la sua giovanile malinconia. Ma non l'ispirazione poetica. Oggi vive nei suoi versi

Fausta Dumano
Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

Ricordi in bianco e nero… ”Triste e pensosa ti vedo piangere, vedo, pare affaticato il tuo volto, sento la tua voce…

Roberto Nitiffi per tutti era il poeta. Ricordi in bianco e nero… Viveva nel quartiere Arco ed un blocco notes lo accompagnava sempre: gli serviva per intrappolare sui fogli le ispirazioni che arrivavano all’improvviso, talvolta in italiano e talvolta la sua penna si esprimeva nella poesia dialettale.

A casa conservo tra i libri una sua antologia poetica: ha vinto pure qualche concorso di poesia. La rete è molto”avara” di notizie del nostro Roberto: ci consegna solo ”Un sorriso bugiardo” con cui partecipò al concorso letterario Deus Day. Invece bisognerebbe dedicargli un sito, diffondere le sue poesie.

Perché Roberto aveva ciò che è spesso l’anima del poeta: un velo di tristezza che gli faceva da compagna ispirandogli i versi della malinconia, il male di vivere.

Era l’esempio vivente di ciò che scriveva Cesare Pavese quando raccontava che “La malinconia è una compagna gelosissima. Ti prende tutto: intelligenza, sentimento, azioni. Le azioni che fai, quelle che scrivi… La malinconia è la vita per chi la porta dentro di se proprio perché ti crea continuamente il dubbio sulla vita. La malinconia ti chiede tutti i perché e nessuna risposta cancella il dubbio. La malinconia non ti cede a nessun altro“.

Mai capito quale male dell’anima lo possedesse, forse era solo la malinconia che – come diceva Pavese – accompagna chi ha un animo profondo.

Ma so che l’amore a volte fa dei grandi miracoli… Il triste e malinconico Roberto della mia gioventù l’ho incontrato sorridente, sposato con una prof.,credo di matematica: Marisa… L’ho visto felice correre dietro i suoi figli, Riccardo e Monica.

Anche la sua produzione poetica aveva preso una nuova dimensione. Fatta più di luci e di colori.

Roberto oltre a scrivere poesie, aveva una grande manualità creativa. Negli anni ’70 proprio insieme al nostro fotografo Piero Albery, grazie al cui archivio è possibile scrivere i Racconti in Bianco e Nero, realizzarono un carro di Carnevale. C’è stato un tempo in cui il Carnevale ad Arpino era una grande festa.

Se rovistate nei cassetti sicuramente trovate dei foglietti, perché Roberto le sue poesie le regalava. A volte entravi inconsapevolmente nei suoi versi, nei suoi quadretti di descrizione. Un amante del verso libero, non seguiva uno schema definito, il sonetto, la canzone, il madrigale… Però nei suoi versi giocava con le assonanze e le consonanze e una ”maschera” sapeva nascondere il sorriso beffardo.

‘E allora corri a cercare tra le tasche delle giacche a vento se per caso hai conservato un foglietto, ricordati, magari eri seduto al bar di Giulietta, il bar sulla via che dalla piazza ti porta Fuoriporta… E lui sul tovagliolino di carta aveva scritto dei versi.

La poesia viaggiava con lui, sempre. Gli artisti, i musicisti, i poeti, diventano immortali e da qualche anno Roberto vive nelle sue poesie.