Fca, Gorlier conferma in Senato gli investimenti a Cassino Plant

Pietro Gorlier parla al Senato sul prestito a Fca e fa il punto. La produzione resterà tricolore e a Cassino nascerà Levantino. Ma il mercato annaspa e servono misure più mirate. Misure del governo.

Fabio Cortina
Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

Niente paura: Fca non sposterà gli investimenti fuori dall’Italia. La firma è di Pietro Gorlier, il responsabile dell’area Europa e Nordafrica. È arrivata durante l’audizione in Senato relativa al maxi prestito concesso da Banca Intesa con garanzie statali. A Cassino, nell’ambito della strategia di rinnovamento legata ai nuovi modelli, viene confermata la produzione del “Levantino”, il Suv Maserati su base Stelvio.

Parole che nel corso di questi anni non sono mai state messe in dubbio da Fca che, nonostante le crisi prima legate e alle vendite e poi il colpo di grazia del Covid, ha proseguito sulla strada della produzione tricolore.

Questo però significa tutto e niente, perché se le auto non si vendono puoi confermare quello che vuoi, ma ciò servirà davvero a poco. E allora Gorlier ha provato a far capire che c’è bisogno di uno sforzo in più da parte della politica per sostenere il settore. 

Ecobonus ampi, non solo all’ibrido

Pietro Gorlier

«Il mercato italiano dell’auto potrebbe subire quest’anno un calo del 35%»: questo ha sottolineato il capo delle operazioni Fca in Europa. Che poi ha proseguito: «Per rilanciare il settore bisogna ampliare gli incentivi all’ibrido leggero. Questo per rimettere in moto tutta la filiera e smaltire i veicoli in stock fermi presso i concessionari».

Cosa significa? Date una mano anche ad Fca che per adesso produce solo motori Mild Hibrid, quelli che restano fuori dai tanto vituperati Ecobonus.

Un colpo al cerchio ed una alla botte, perché poi Gorlier ha spiegato che in Italia non siamo assolutamente pronti alla svolta elettrica. Il discorso del manager è chiaro: è inutile che qui ci concentriamo sulla produzione di auto elettriche se poi non ci sono le infrastrutture adatte per la ricarica.

Sarebbe come mettersi a produrre telefonini in una nazione nella quale non ci sono i ripetitori che permettono di far prendere il segnale.

La svolta elettrica? Una chimera

ALFA ROMEO STELVIO

«Per sostenere questa crescita – ha spiegato Gorlier – serviranno in Italia 170.000 punti di ricarica. Invece oggi ce ne sono 10.000. Bisogna accelerare questo processo, altrimenti ci sarà una barriera alle vendite di elettriche con effetto negativo per i costruttori che non riusciranno a venderle. Per le emissioni che non si abbasseranno e perché i target europei non potranno essere raggiunti»

Last but not least direbbero gli inglesi, ultimo ma non in ordine di importanza, la questione del lavoro. Gorlier ha assicurato che entro il 2022-2023 verrà riassorbita tutta l’occupazione. Quindi stop a cassa integrazione e tutti sulle linee a lavoro. Però anche qui bisogna fare i conti con il futuro: «C’è il problema della significativa riduzione di manodopera nel settore automobilistico».

Come a dire, se prima non ci sono state nuove assunzioni, per il futuro mettetevi l’anima in pace