Fca, i parlamentari locali non possono smarcarsi (di C. Trento)

Bankitalia e Confindustria vedono la recessione. Il Governo bolla gli allarmi come 'esagerazioni'. Lo stesso atteggiamento che la politica locale sta riservando agli allarmi su Fca. Non è possibile smarcarsi

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Guai a contraddire la narrazione governativa, fatta di nuovi posti di lavoro e di prossimo boom economico, come profetizzato da Luigi Di Maio, vicepremier e ministro del lavoro, nonché capo politico del Movimento Cinque Stelle.

Bankitalia vede la recessione all’orizzonte, seppur tecnica. Abbassando le previsioni del prodotto interno lordo, dall’1% allo 0,6%. E, come ha ricordato Il Sole 24 Ore, «ogni decimale di crescita in meno si riflette per circa il 55% in un aumento del deficit». Già si parla del rischio di una manovra bis, fino a 7 miliardi di euro.

Di Maio ha bollato le stime di Bankitalia come «apocalittiche», aggiungendo che l’istituto di via Nazionale «sbaglia sempre». Però tutte le previsioni di enti terzi girano al ribasso, a cominciare da quelle delle agenzie di rating.

In ogni caso sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio hanno detto che il Governo eviterà ad ogni costo una manovra bis, che comunque non ci sarà mai prima delle elezioni Europee.

Possibile però che tutto ciò che non coincide con i toni “lirici”della narrazione pentaleghista sia frutto dell’invidia e della malafede di gufi, sabotatori, pennivendoli e via di questo passo?

L’insofferenza verso le critiche si manifesta ad ogni livello, nazionale come locale. Detto questo, però, i sondaggi premiano ancora, e molto, la maggioranza al governo. Anche se danno la Lega in aumento e i Cinque Stelle in calo. Ma il dato da tenere in considerazione è che il Pd non cresce, mentre Forza Italia scende.

Vuol dire che gli italiani non vogliono tornare indietro, non hanno nostalgia degli esecutivi del recente passato. E che quindi chi è all’opposizione dovrebbe cambiare in fretta musica e suonatori. Invece questo non accade e alla fine sul piano del consenso le forze di Governo tengono bene.

Anzi, gli applausi riservati a Salvini, a Di Maio e a Conte, perfino nelle trasmissioni televisive, dovrebbero indurre tutti gli altri ad archiviare per sempre una fase storica. Non a dare la sensazione che l’alternativa sia così sintetizzabile: “ci rimettiamo insieme noi, che siamo competenti e riprendiamo il controllo”.

Perché, come insegnava Luigi Pirandello, c’è qualcosa di peggiore del tragico: il ridicolo.

Sull’ecotassa le chiacchiere stanno a zero

Lo stabilimento Fca di Piedimonte San Germano è fondamentale per l’intera economia provinciale. Mike Manley ha detto «che il piano resta sul tavolo, non sarà bloccato, ma lo stiamo rivedendo».

È chiaro che il nodo è rappresentato dall’ecotassa sugli acquisti di auto di cilindrata medio-alta e diesel. Adesso non ci si può rifugiare in calcio d’angolo o negare l’evidenza, sottolineando che non sono arrivate comunicazioni ufficiali al Governo da parte di Fca.

Magari doveva essere il Governo a chiedere un incontro urgente con l’amministratore delegato di Fca. (leggi qui Fca è farsa al ministero: «Problemi per l’Ecotassa? Invenzioni dei giornali, Manley non ce lo ha detto»). Quanto ai parlamentari locali di Lega e Cinque Stelle, cosa avrebbero fatto se fossero stati all’opposizione?

Il fatto è che meno di due mesi fa Fca ha annunciato un piano di investimenti di 5 miliardi di euro per la produzione di nuovi modelli di fascia medio-alta e per la 500 ibrida-elettrica. Sono 5 miliardi che rischiano ora di mancare a quello che è il prodotto interno lordo dell’Italia. E si tratta, fra le altre cose, di investimenti in campi come l’innovazione, la formazione, la tecnologia. Per non parlare dei riflessi positivi sull’indotto.

Lo stabilimento di Piedimonte San Germano è centrale in questo scacchiere. Non si può far finta di non vedere. E neppure si può sottovalutare la situazione. In questo contesto è perfino banale individuare nei parlamentari locali un punto di riferimento per rappresentare il territorio laddove le decisioni vengono prese. (leggi qui La tragedia di Francesca e Claudio quando parlano di Fca)

E Cinque Stelle e Lega, insieme, esprimono sei parlamentari in questa provincia. Perché non dovrebbe essere chiesto un loro intervento? E perché se qualcuno lo fa, le risposte hanno il minimo comun denominatore nell’insofferenza verso la stampa?

Anche perché le risposte vanno date al territorio. Un territorio che non può permettersi altre crisi e altri posti di lavoro persi. Il punto è soltanto questo.

L’avanzata leghista e il congresso di Forza Italia

Al sindaco di Frosinone è stata prospettata, da parte della Lega, la possibilità di una candidatura alle europee. (leggi qui La Lega pronta a candidare Ottaviani capolista alle Europee)

La sensazione è che Nicola Ottaviani alla fine declinerà l’invito. Per diversi motivi, fra i quali però c’è anche quello di una certa “preoccupazione”per il futuro del centrodestra al Comune di Frosinone. Nel senso che non c’è un “erede” condiviso, in grado di mettere insieme le diverse “anime”della coalizione.

Non mancano i possibili candidati a sindaco: Adriano Piacentini, Riccardo Mastrangeli, Danilo Magliocchetti, Fabio Tagliaferri, Massimiliano Tagliaferri e altri ancora. La coalizione di centrodestra, però, deve cominciare a porsi il problema, anche se mancano tre anni e mezzo alla fine della consiliatura. Perché sicuramente Ottaviani ha una personalità politica molto forte, che magari scoraggia possibili “delfini”, però la prospettiva di un “rompete le righe”o di un “tana libera tutti” non è il massimo.

C’è poi la questione legata al congresso provinciale di Forza Italia: Mario Abbruzzese vorrebbe celebrarlo a febbraio, Adriano Piacentini ad aprile. Ma è solo una questione di data? Evidentemente no, dal momento che la posta in palio alle prossime europee è quella della sopravvivenza politica di Forza Italia. Ad ogni livello. Anche sul piano provinciale. Con la Lega di Matteo Salvini che cercherà il pieno di voti nel centrodestra.

Non sfugge a nessuno che diversi esponenti “azzurri”continuano a guardare nella direzione del Carroccio. Oltre a quelli che già hanno effettuato il salto.

Il vicepresidente nazionale Antonio Tajani e il coordinatore regionale Claudio Fazzone sono chiamati a decisioni importanti. Perché prima ancora della data del congresso il tema è quello dell’unità di un Partito da mesi diviso tra le posizioni di Abbruzzese-Ciacciarelli da una parte e di Ottaviani-Piacentini dall’altra. Da anni si attende un chiarimento in Forza Italia.

Intanto però ad Isola Liri gli “azzurri”intendono sostenere, come candidato sindaco, Massimiliano Quadrini, uno degli esponenti di spicco del Pd provinciale. Nell’ambito di una lista civica. Lo ha detto il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli. Da anni, e su livelli diversi, scatta l’asse Pd-Forza Italia.

Eppure l’argomento non viene mai affrontato in sede di discussione politica.

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