Manley nuovo Ad di FCA, Marchionne grave. Il futuro di Cassino

I CdA Fca, Ferrari e Cnh industrial decidono d'urgenza il successore di Marchionne. Il futuro di Cassino Plant legato ai nuovi scenari. L'assenza di un'agenda che ci tuteli dopo Cars2020. Il rischio del nuovo asse.

Sergio Marchionne, è ricoverato per un violento tumore ai polmoni. Secondo le ultime indiscrezioni arrivate dalla Svizzera è in coma profondo da sabato. Sarà Mike Manley a sostituire nel ruolo di amministratore delegato di Fca il potentissimo ormai ex Ceo di Fiat Chrysler Automobiles, l’uomo che ha preso due aziende a ridosso del collasso ed in pochi anni le ha fuse e trasformate di nuovo in una potenza industriale.

Il primo a lanciare l’indiscrezione era stato Dagospia, rilevando l’assenza di Marchionne dalle scene da oltre un mese.

Ai mercati basta poco per innervosirsi, soprattutto quando le news filtrano attraverso le indiscrezioni, dannatamente autorevoli.

È per questo che i consigli d’amministrazione di Fca, Ferrari e Cnh industrial sono stati convocati d’urgenza e si sono riuniti a Torino nel pomeriggio per discutere la successione dell’amministratore delegato.

 

Chi è il successore

Mike Manley, 54 anni, nato in Gran Bretagna, attualmente ceo del marchio Jeep e responsabile del brand Ram, dal 2011 membro del Group Executive Council (Gec) di Fca, prenderà il posto di Marchionne che, dunque, lascia l’incarico di amministratore delegato di Fca dopo 14 anni, e con diversi mesi di anticipo rispetto alla data stabilita.

Una accelerazione improvvisa resa necessaria dalle condizioni ancora critiche di Marchionne, dopo l’intervento, che hanno indotto Elkann a convocare d’urgenza al Lingotto, nel pomeriggio di oggi, un board straordinario per nominare il successore.

 

Il ruolo di Cassino Plant nello scenario futuro

Lo stabilimento Fca di Cassino è strategico per il gruppo. Da lì nascono le auto del segmento Premium: quello che garantisce i maggiori guadagni. E contribuisce in modo concreto a tenere in ordine i conti. Ma Cassino Plant non avrà per sempre questo ruolo. Perché il mondo dell’automotive è in costante trasformazione.

La partenza di Sergio Marchionne era fissata per il prossimo anno, dopo l’approvazione dei conti 2018. Ad aprile il gruppo Volkswagen ha deciso di cambiare i suoi vertici. Perchè il futuro dell’automotive passrà attraverso la concentrazione. E questo potrebbe cambiare in modo radicale il ruolo di Cassino Plant. E forse dell’Italia e dell’Europa nello scenario mondiale della produzione automobilistica.

Oggi l’auto non è più uno status symbol e sempre meno un mezzo di mobilità irrinunciabile. Spesso i Millennials non sentono nemmeno il bisogno di acquistarne una. Una nuova coscienza ecologica e lo sviluppo del car sharing hanno cambiato la percezione del prodotto.

L’epoca dei motori a scoppio sta per finire ed è già iniziata quella dei propulsori ibridi, a idrogeno ed elettrici. La transizione potrà essere più o meno lunga e accidentata ma irreversibile.

Come affrontare allora questa rivoluzione? Marchionne ha sostenuto più volte che nel mondo dell’auto sono diventati necessari sempre più capitali. Solo i grandi produttori avranno risorse sufficienti per investire nelle nuove tecnologie e riusciranno a sopravvivere.

In questo quadro Fca si trova in una situazione complicata. È più piccola dei suoi principali concorrenti che sono Volkswagen, Toyota, Renault-Nissan. Un’aggregazione sembra inevitabile ed è legittimo che Marchionne voglia presentare il gruppo col vestito della festa.

 

Lo spin off di Marelli si inserisce perfettamente in questa logica perché consentirà di migliorare la situazione debitoria. L’obiettivo è creare una compagnia debt free, con marginalità elevate e disponibilità rilevanti nella progettazione e sviluppo dell’ auto del futuro. Solo allora si potrà parlare di fusioni.

 

Ma quali sono davvero i potenziali partner di Fca? A Torino le bocche sono cucite. Pochi sanno, nessuno commenta. Il contesto è in continuo movimento e le decisioni sono messe sotto pressione dalla rapidità dello sviluppo tecnologico e degli eventi geopolitici.

Fino ad un anno fa il matrimonio più gettonato era quello con GM ma il dossier sembra per ora accantonato. Se si guarda all’Europa, l’ipotesi più probabile si chiama Psa. Secondo alcune banche d’ affari, l’unione tra le due strutture potrebbe fruttare sinergie annue valutabili tra 2 e 5 miliardi. Le vere risorse finanziarie le porterebbe poi il gruppo cinese Dongfeng, già azionista di Psa.

Se, invece, lo sguardo va all’Asia, fallito il tentativo dei cinesi di Geely di comprare tutto il gruppo e di Great Wall Motors di acquisire solo il marchio Jeep, il partner favorito è Hyundai.

Di un big deal tra le due case si è parlato più volte, con voci puntualmente smentite. Tuttavia un’integrazione sul Pacifico resta l’ipotesi più affascinante, specialmente per la controllante Exor. Con Fca Hyundai, il cui nome significa modernità, potrebbe diventare il primo al mondo. E il matrimonio potrebbe essere ben visto anche dall’ amministrazione Trumpche guarda con preoccupazione l’avanzata dei capitali cinesi in un settore strategico come quello del trasporto.

Tre settimane fa l’Asia Times aveva scritto che il ceo Chung Mong-koo stava aspettando un ribasso delle azioni Fca prima di lanciare un’Opa. Hyundai però ha negato tutto dopo pochi minuti.

A spingere per la fusione tra i due gruppi ci sarebbe, secondo la ricostruzione, il fondo Elliott di Paul Singer, che sul gruppo Hyundai ha investito un miliardo di dollari.

 

In questo scenario, in assenza di una nuova agenda europea che tuteli la presenza degli impianti automobilistici nel continente, tutto potrebbe accadere. L’ultima Agenda Ue sul tema è stata Car2020 messa a punto quando a guidare il ministero europeo dell’Industria c’era Antonio Tajani.

Oggi in Ue non c’è traccia di un dibattito su questo tema, dall’Italia nessuno lo sollecita: siamo troppo impegnati a respingere i migranti per poter pensare al futuro del principale gruppo industriale del Paese. A ricordarlo al Governo non si è ancora alzata nessuna voce tra i tanti parlamentari che il territorio esprime.

 

Ora si tratterà di vedere chi sarà il nuovo Ceo. Da lì si inizierà a capire quali saranno le strategie per il futuro. Soprattutto del gioiellino Fca Cassino Plant.

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