Fca pensa alla riapertura: fissate le regole per ‘dopo’

Foto © Imagoeconomica, Sara Minelli

Fiat Chrysler inizia a pianificare il dopo Covid-19. Accordo con i sindacati. Sanificazioni continue, kit ai lavoratori ad ogni turno. Distanze sui bus, ingressi scaglionati. Si torna a metà maggio

Fabio Cortina

Alto, biondo, robusto, sOgni particolari: molti

La salute e la sicurezza dei lavoratori sono le priorità principali di Fca“. Pietro Gorlier, il comandante in capo del gruppo automobilistico italo americano nella regione Europea, non usa mezzi termini. Sottolineando che Fca sta investendo 5 miliardi nel triennio per le produzioni. Ricorda che non verrà ammessa alcuna deroga alla sicurezza delle persone. Il mondo cambierà, anzi è già cambiato, ma ora la necessità è quella di governarlo questo cambiamento, non permettendo alla tempesta di travolgere tutto.

Ed allora Fca ed i sindacati hanno raggiunto l’accordo sulle linee guida da seguire contro il rischio contagio da Coronavirus, nel momento in cui ripartiranno le attività produttive. Misure che inizialmente per lo stabilimento Fca Cassino Plant di Piedimonte San Germano riguarderanno solo il reparto presse, visto che il resto della fabbrica resterà chiuso fino al 13 maggio in virtù dell’accordo di cassa integrazione raggiunto in aderenza al decreto “Cura Italia”. 

Igiene e distanza

Pietro Gorlier

L’accordo stretto prevede una serie di misure che saranno implementate all’interno dei vari reparti, alcune già messe in atto prima del blocco, altre nuove che dovranno garantire la massima sicurezza possibile. Oltre all’igienizzazione e alla sanificazione degli ambienti, che verrà effettuata prima della riapertura e poi periodicamente, verrà inserito il distanziamento sociale di almeno un metro sia nelle postazioni lavorative, sia negli ambienti comuni. In tutti gli ambienti verranno inseriti dispositivi sanitari che i dipendenti potranno usare per ogni esigenza. 

All’ingresso verrà misurata la temperatura con termoscanner, in caso di febbre verranno messe in atto tutte le azioni previste dalle disposizioni. Negli uffici verrà agevolato lo smart working, mentre nei reparti produttivi, per quanto possibile, verrà limitata la mobilità del personale tra le varie unità.

Per il rispetto della distanza verranno riviste le postazioni ed utilizzate barriere di protezione. Le pause saranno differenziate tra i singoli reparti e distribuite su tutto il turno, mentre gli orari delle mense saranno ampliati e i lavoratori potranno consumare il pasto anche a fine turno.

Guanti e mascherine

Foto © Imagoeconomica / Marco Cremonesi

Prima dell’avvio delle produzioni sarà inviato via whatsapp e via mail ad ogni lavoratore, un pacchetto di informazioni con le misure da mettere in campo: sulle linee, a mensa, nel lavaggio delle mani e nell’uso dei distributori automatici per l’approvvigionamento di cibi e bevande. Ad ogni lavoratore sarà consegnato, per ogni giornata lavorativa, un kit. Conterrà due mascherine ed un paio di guanti oltre ad un paio di occhiali al mese. Il dipendente dovrà sempre pulire il proprio posto di lavoro, in aggiunta alle operazioni delle imprese di pulizie nei locali comuni.

Ma come si andrà al lavoro? È previsto anche un confronto con le istituzioni locali affinché garantiscano trasporti adeguati, ovvero non dovrà esserci calca sugli autobus. Ma neanche alle fermate. Nell’applicazione di eventuale cassa integrazione verrà stabilito il principio della rotazione.

Insomma, il mondo è cambiato e con esso cambia anche il modo di lavorare. Non c’è più spazio per la faciloneria. Non c’è più spazio per il pressappochismo. Nella speranza che la tempesta non porti via tutto, ognuno dovrà fare la propria parte, anche nel semplice gesto di pulire una scrivania, di indossare una mascherina. O di rispettare la distanza davanti la macchinetta del caffè. Solo così si potrà ripartire. 

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