Federlazio si sbriciola

Dopo il terremoto di martedì a Roma. Circa venti dei venticinque componenti del Consiglio direttivo dell’associazione pontina si sono già dimessi. Anche alcune imprese hanno manifestato l’intenzione di uscire. La proposta di una class action per la restituzione delle quote

Alessandro PANIGUTTI

per LATINA OGGI

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Le posizioni all’ interno del Consiglio Direttivo di Federlazio Latina cadono come birilli, dopo che circa venti dei venticinque componenti hanno già rassegnato le dimissioni e ritirato le rispettive aziende all’ associazione. (leggi qui La guerra di Federlazio sull’asse Frosinone – Latina)

A poco sembrano valere i tentativi del Direttore generale Luciano Mocci di convincere gli associati pontini a rivedere la loro posizione, perché al di là della mancata condivisione sulla scelta di licenziare il direttore di Latina Saverio Motolese, la contestazione vera è sulle modalità seguite dai vertici regionali per spezzare le gambe all’ associazione di Latina.

Il Presidente dimissionario Giampaolo Olivetti era stato chiarissimo al proposito: «Il metodo seguito per arrivare a questa decisione è passato sopra le teste degli imprenditori pontini, e questo è inaccettabile». (leggi qui Terremoto in Federlazio: Olivetti se ne va. I sospetti su Frosinone) E quel metodo ha una precisa chiave di lettura: Mocci e il Presidente regionale Rossignoli sapevano benissimo che Motolese godeva della stima e della fiducia delle imprese pontine, e dunque agendo in maniera aperta e trasparente sarebbero andati a sbattere contro un muro.

Non c’era altra scelta, per raggiungere l’ obiettivo, che compiere un blitz che non avrebbe dato all’ associazione di Latina il tempo di organizzare una difesa o una resistenza. Ma se hanno usato la strategia giusta per raggiungere il loro obiettivo, i vertici regionali dell’ associazione non sono stati altrettanto avveduti da prevedere quali sarebbero state le conseguenze della loro iniziativa nei confronti di Motolese.

L’esempio di Olivetti, che ha annunciato le dimissioni già nella seduta di Giunta di martedì scorso a Roma ha fatto presa sugli associati, diversi dei quali hanno già deciso di allontanarsi da Federlazio, ritenendo di non voler più essere rappresentati da un’ associazione che assume decisioni importanti senza condividere le scelte con l’imprenditoria che sostiene la stessa associazione. E tra quegli stesi dimissionari si sta facendo strada l’ idea di proporre una class action per chiedere a Federlazio la restituzione delle quote associative.

«Non si tratterebbe soltanto di una iniziativa simbolica, – spiega uno degli imprenditori dimissionari che chiede di restare per il momento nell’ anonimato – Noi versiamo le nostre quote perché vogliamo essere rappresentati e sostenuti, cosa che Federlazio ha dimostrato di non saper fare nei nostri confronti, o peggio di non voler fare. Il segnale che è venuto fuori da questa vicenda è pessimo e colpisce anche l’ immagine delle nostre aziende oltre che la nostra personale di imprenditori del territorio. Oltre alla restituzione delle quote dovremmo chiedere anche un risarcimento per il danno subito».

 

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