Ferragosto politica mia non ti conosco

Il Ferragosto di Fiorito: in un'Italia che cambia. Dove anche il 15 agosto perde il suo senso originario poco alla volta. Viaggio da Augusto ai giorni nostri tra libri e cinema

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Gli italiani adorano ferragosto. Tranne qualche piccolo caso come Giorgio Manganelli che scriveva  “La mia sensazione più profonda è che il ferragosto sia la festa del Nulla: e a questa convinzione io mi adeguo”. Tutti gli altri amano la frivola e godereccia atmosfera ferragostana e forse è l’unico vero giorno dell’anno in cui non si parli di politica. E noi ci adegueremo.

Se parliamo di Ferragosto, a cosa pensiamo? Alla città deserta, alle gite fuori porta, alle grigliate sull’erba e alle spiagge affollate. Al taglio dell’anguria, ai gavettoni e ai fuochi d’artificio ai falò etilici e le schitarrate. E soprattutto pensiamo al riposo e al divertimento. Che ci piaccia il mare, che preferiamo i monti o la campagna o che restiamo in città, ci è ancora difficile concepire un Ferragosto lavorativo. Anche se io nel momento in cui scrivo, da bravo stakanovista come tutti mi conoscono, mi immedesimo in quella nicchia di sfortunati per cui il ferragosto è giorno di lavoro. Ovviamente è un iperbole. In particolare nel tratto dello stakanovismo ammetto.

Il riposo di Augusto

D’altra parte, siamo stati abituati male. Questa festività, il cui nome deriva dalla locuzione latina Feriae Augusti (riposo di Augusto), fu infatti istituita dall’imperatore romano Augusto nel 18 a.C. per celebrare la fine dei lavori agricoli e consentire ai cittadini dell’Impero un adeguato periodo di riposo estivo dopo le grandi fatiche dei mesi precedenti.

Nell’Antica Roma, durante il periodo di ferie, tutti riposavano. Perfino gli animali da tiro venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori. In tutto l’Impero si festeggiava con lauti banchetti e si organizzavano corse di cavalli, i cui vincitori ricevevano in premio un drappo di stoffa pregiata, il cosiddetto pallium.

Le Feriae Augusti ebbero un tale impatto sulla società romana che il Senato, nell’8 a.C., rinominò il mese in cui si svolgevano, fino ad allora chiamato Sextilis, con il nome di Augustus, in onore dell’imperatore che le istituì.

Nel corso dei secoli, quella del Ferragosto rimase una tradizione molto rispettata, identificata soprattutto con il riposo. Divenne costume assodato per i datori di lavoro concedere ai propri dipendenti la possibilità di trascorrere una giornata vicini alle proprie famiglie e lontani dagli impegni professionali.

Nonostante la Chiesa cattolica abbia deciso di far coincidere la ricorrenza pagana del Ferragosto con la festività religiosa dell’Assunzione di Maria, spostandola dal 1° al 15 agosto, la dimensione laica d’epoca romana non ha mai davvero ceduto il posto alla successiva conversione al cattolicesimo.

Il Ferragosto italiano

Foto: Davide Mughini / Biblioteca Civica Gambalunga – Rimini

Il Ferragosto si è sempre festeggiato, soprattutto in Italia, dove ha accompagnato i più grandi mutamenti del costume e della società, era poi diventato nel corso dei secoli, una festa sempre più importante, in particolar modo nel periodo del fascismo. Ad esempio il regime organizzava delle gite popolari nel giorno di Ferragosto. Aveva creato poi dei treni popolari speciali di Terza Classe con delle tariffe davvero basse, chiamati in seguito “Treni di Ferragosto”. Questi permettevano alle persone delle classi più povere di viaggiare e soprattutto di vedere il mare per la prima volta, concedendo alle famiglie italiane, anche se solo per un giorno, una meritata vacanza.

Negli anni del boom economico, quando nel nostro Paese si diffuse l’usanza di partire per la villeggiatura in occasione delle vacanze estive, l’immagine più frequente associata al Ferragosto divenne quella della città deserta, Roma specialmente, con tutti i negozi chiusi e quasi nessuno in giro, alla quale si contrapponeva la sfrenata vitalità delle località turistiche, soprattutto quelle sul mare, rappresentate da spiagge stipate di bagnanti di giorno e locali notturni alla moda di notte.

Come diceva un mio amico viveur “Ferragosto è una festa romana poi la Chiesa ha messo l’Assunta poi il Fascismo ha messo la gita poi i social network ci mettono la foto della salsiccia”.

In tempi di social nello sprocedarsi autoesposti al pubblico ludibrio infatti gli italiani non sono secondi a nessuno.

Pasolini, i dinosauri ed il cinema

Pier Paolo Pasolini

Ma non è una novità, ante social network già Pier Paolo Pasolini scriveva “Li ho visti, li ho visti in folla a Ferragosto. Erano l’immagine della frenesia più insolente. Ponevano un tale impegno nel divertirsi a tutti i costi, che parevano in uno stato di «raptus»: era difficile non considerarli colpevolmente incoscienti”.

E non aveva tutti i torti il ferragosto è un eccesso in tutto. Addirittura qualcuno ha avanzato la teoria che i dinosauri si siano estinti con una grigliata di ferragosto. Ovviamente mai dimostrata scientificamente.

Anche se negli ultimi anni il furore festaiolo in preda alle crisi economiche o sanitarie sembra aver segnato il passo, ferragosto rimane sempre una festa solare e gioiosa uno spaccato autentico quasi primitivo della società italiana. Uno sfondo che offriva sempre ottimi spunti per il nostro cinema, in particolare per la commedia all’italiana, genere che stava emergendo per la capacità di raccontare con un’efficacissima ironia quel preciso momento storico.

È lo scenario in cui si svolge infatti il capolavoro di Dino Risi Il sorpasso. La mattina di Ferragosto, il timido studente universitario interpretato da Jean-Louis Trintignant, rimasto solo a casa per preparare gli esami, si lascia convincere da un uomo più grande appena conosciuto, con il volto e l’istrionismo impareggiabile di Vittorio Gassman, a seguirlo in un viaggio in auto lungo la via Aurelia, che da Roma li porta verso Nord e verso il mare, visitando varie mete occasionali. Un viaggio che funge per il ragazzo da iniziazione all’età adulta, facendolo riflettere sulle proprie convinzioni e sul proprio stile di vita. Mitica la scena di quando danno un passaggio al contadino con uova e sigaro al seguito ribattezzato il villico da Gassman che voleva impressionarlo con la sua fuoriserie ma si sente dire “ma nun core sta macchina?”.

Riccione e Un sacco bello

Carlo Verdone nel film “Un sacco bello”

Poco dopo, sempre Dino Risi ambientò nello stesso periodo dell’anno un altro caposaldo della nostra commedia, L’ombrellone. Il film racconta l’epopea di un ingegnere, impersonato da Enrico Maria Salerno, che durante il ponte di Ferragosto raggiunge la moglie in villeggiatura al mare in una Riccione brulicante e chiassosa, dove divertirsi, più che un piacere, sembra un obbligo imposto dalla società conformista.

All’alba degli anni ’80, fu Carlo Verdone, con il suo esordio alla regia Un sacco bello, a raccontare sullo sfondo di una Roma assolata e deserta il Ferragosto di tre diversi personaggi, dei quali almeno due vedono frustrati i propri piani per trascorrere la festività a causa di imprevisti. Così il ragazzone in partenza per la Polonia per conquistare le bellezze locali deve vedersela con i problemi di salute dell’occasionale compagno di viaggio, mentre il ragazzotto timido e ingenuo non può raggiungere la madre al mare perché si ritrova a ospitare in casa una ragazza spagnola, la bella Marisol.

Dopo aver sfogliato la sua agendina che in triste sequenza annoverava talmente pochi nomi da trovare alla o Olimpico Stadio ed alla s Stadio Olimpico, si produceva in telefonate improbabili per un ferragosto italiano. “No, io t’avevo telefonato pe’ sapé come t’eri messo per Ferragosto perché c’avevo un progetto abbastanza ra… Ah, lo passi co’ tu’ moje! Vabbè… vabbè… eh, sarà per n’altra volta… d’accordo… buon Ferragosto, allora…”.

Il Pranzo di Ferragosto e gli Scherzi di Moravia

Alberto Moravia (Foto: Fondazione Moravia)

Se la caverà meglio, quasi trent’anni dopo, il protagonista di un altro esordio cinematografico, Pranzo di Ferragosto di Gianni Di Gregorio: disoccupato di mezza età che vive a Trastevere con la madre novantenne nobildonna decaduta, accetta di ospitare in casa propria, dietro adeguato compenso, le parenti anziane di amici e conoscenti, che non saprebbero a chi affidarle in occasione della festività. Un film che ho adorato con delle interpreti favolose anche se attempate. Anche voraci tanto da preoccuparlo perché dopo un pranzo luculliano temendo, da squattrinato, anche una fame serale anticipa il tema affermando “Stasera signore però famo una roba leggera… un brodetto, un brodetto veggetale”. E le vecchiette sagaci rispondono romanescamente: “Sì, però col parmiggiano!”.

E questo per restare alla filmografia italiana sull’argomento.

Quello del Ferragosto è un tema piuttosto ricorrente anche nella nostra letteratura. Precursore fu Alberto Moravia, che vi ambientò uno dei suoi Racconti romani, intitolato appunto Scherzi di Ferragosto.

Negli anni successivi, l’ambientazione ferragostana fu usata come cornice per storie anche più cupe. Per Arturo Carlo Jemolo, studioso di diritto ecclesiastico per lavoro e giallista per diletto, a cui è intitolato l’istituto degli studi giuridici della Regione Lazio, lo Scherzo di Ferragosto che dà il titolo al romanzo breve pubblicato postumo è il ritrovamento di una testa di donna mozzata, da cui si dipana un’inchiesta che attraversa decenni di storia d’Italia.

I cadaveri di Montalbano

C’è da dire che quello delle città che si svuotano è un concetto che non corrisponde più completamente, da almeno un paio di decenni, alla realtà italiana. Questo soprattutto a causa di una progressiva trasformazione del turismo, oggi sempre più mordi e fuggi, sempre più destagionalizzato e non più orientato soltanto verso mete balneari. Ormai le città vivono per dodici mesi all’anno, e non si fermano neanche più per Ferragosto. Il significato originario di questa festività è inevitabilmente messo in discussione dalla flessibilità estrema degli orari di lavoro, specie nei centri urbani in cui il turismo è più diffuso.

Luca Zingaretti nei panni del Commissario Montalbano (Foto: Rai)

Ci sia concesso o meno di onorare l’imperatore Augusto, un buon modo per non sentirsi inadeguati nel giorno più ozioso dell’anno si può trovare nella lettura dell’antologia di racconti Ferragosto in giallo, pubblicata da Sellerio. Specialmente il racconto scritto da Andrea Camilleri Notte di Ferragosto, con protagonista il mitico commissario Montalbano, che trova un cadavere con una siringa nel braccio sulla spiaggia di Vigata e, convinto non si tratti di overdose, inizia a indagare. Anche se è Ferragosto e tutti si riposano.

Credo che andare in vacanza quando ci vanno tutti sia di una cafoneria imperdonabile” diceva il Maestro per bocca di Montalbano. E se lo dice lui, ci possiamo consolare un po’, anche se il calendario segna il 15 di agosto e noi ci troviamo qui a scrivere seppur oziosamente.

Le fiabe di Rodari

Ma il ferragosto non è solo felicità forzata è come tutte le feste un momento di riflessione, anche di fuga dai problemi, è anche tra grigliate e salsicciotti un momento di confronto.

Ed allora senza voler minimamente intaccare quest’aria di festa vi lascio però con una frase di Gianni Rodari che era maestro nello scrivere per i piccoli ma anche nel muovere le emozioni dei grandi che le sue fiabe leggevano per i bimbi.

Perché in fondo la felicità non bisogna mai dimenticare di condividerla.

E lui scriveva così:

“Conosco un bambino così povero

che non ha mai veduto il mare:

a Ferragosto lo vado a prendere

in treno a Ostia lo voglio portare.

“Ecco, guarda, gli dirò

questo è il mare, pigliane un po’!”

Col suo secchiello, fra tanta gente,

potrà rubarne poco o niente:

ma con gli occhi che sbarrerà

il mare intero si prenderà”.

(Leggi qui le Opinioni di Fiorito)

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