Nel Lazio perso già un miliardo: Covid-19 può portare il deserto industriale

La prima settimana di lockdown nel Lazio ci è già costata un miliardo. E buona parte delle imprese rischia di non riaprire se il blocco durerà ancora molto. I numeri esposti oggi su Il Foglio

Nelle prime settimane di lockdown il Lazio ha perso un miliardo di Pil“: Filippo Tortoriello è il presidente degli industriali del Lazio, l’organizzazione che guida è la seconda per ‘peso’ al tavolo nazionale di Confindustria. Non ci gira attorno. E ora mette in chiaro che il sistema delle imprese nel Lazio non potrà reggere a lungo questa situazione.

Lo dice in una lunga intervista al quotidiano Il Foglio. L’ha rilasciata poco dopo il lungo e serrato confronto a distanza con i sindacati. Ai quali ha chiesto di evitare lo sciopero generale. Per dare un segnale al Paese. per far capire a tutti che questo non è il momento delle contrapposizioni bensì delle scelte da individuare insieme. Alla fine è andata come lui chiedeva. (leggi qui La mediazione di Tortoriello: «È il momento dell’unità, revocate lo sciopero»).

Tutti sulla stessa barca

Filippo Tortoriello con Maurizio Stirpe

Il concetto principale è che siamo tutti sulla stessa barca. “In questa situazione di estrema emergenza – spiega Filippo Tortoriello – dev’essere chiaro che tutte le categorie, anche quelle di solito contrapposte, devono remare nella stessa direzione. In questo momento non c’é chi guadagna e chi perde. Ci perdiamo tutti: lavoratori, imprese, sistema Paese. E tutti trarremo vantaggio dalla fine dell’emergenza, che prima arriva e meglio è, ma sempre sulla base dell’interesse primario, che é la salute delle persone.

Al tavolo con i sindacati la sua premessa è stata proprio questa. Prima di ogni altra cosa. La salute dei lavoratori innanzitutto. Un concetto che Unindustria sostiene da tempo: sono loro il vero valore aggiunto di un’impresa, è la loro esperienza a fare la differenza in un mondo che chiede sempre più qualità.

Per questo il fantomatico braccio di ferro tra Confindustria e governo sull’elenco delle aziende da chiudere dal mio punto di vista non esiste. Ciò che si è deciso va nella giusta direziono“, afferma Tortoriello. Il quale, però, non perde d’occhio i possibili rischi per l’economia.  

Il rischio per il Lazio

Lo stabilimento Fca Cassino Plant

Nel Lazio ci sono industrie di eccellenza. C’è il principale stabilimento automobilistico del centro Italia con tutto l’indotto della componentistica. C’è uno dei principali poli dell’aerospazio in Italia con le sue produzioni meccaniche di alta precisione. Qui c’è all’unico distretto della ceramica green in Italia. Sta qui uno dei più importanti diretti del chimico farmaceutico.

La preoccupazione di Filippo Tortoriello sta tutta lì. “Ci sono aziende e intere filiere, soprattutto quelle che operano in ambito internazionale, che, se chiudono, al 90% non riaprono più”. Perché? It’s business as usual: un grossista sa benissimo che la crisi finirà ed a quel punto la gente inizierà a spendere per dimenticare i brutti momenti di oggi, per questo bisogna avere i magazzini pieni per quando tutto sarà passato. E se non me li riempie il mio abituale fornitore di Frosinone poco male: vado a rifornirmi in Turchia o in India.

Tortoriello conferma: rischiano di non riaprire “perché nel frattempo magari sono state sostituite da qualcun altro. Nel Lazio abbiamo un vasto comparto farmaceutico e agroalimentare. In questo caso, siamo più fortunati rispetto ad altre regioni, perché sono due filiere ancora attive. Ma l’economia regionale è fatta anche di trasformazione, manutenzione degli impianti, information technology, aerospazio. Tutti questi settori sono a rischio“.

Il dramma di ristoranti e alberghi

Coronavirus, cliente con mascherina al ristorante prima del lockdown Foto © Carlo Lannutti / Imagoeconomica

I più colpiti, con effetto immediato, sono il turismo, la ristorazione, i negozi.È come essere in una situazione post bellica. Molti nostri associati che hanno chiuso il 2019 con 10 milioni di fatturato, se va bene chiuderanno il 2020 con 3-3,5 milioni. Per questo motivo il governo, come ha annunciato, dovrà mettere sul tavolo ben più dei 25 miliardi pianificati con il provvedimento di marzo. Serve liquidità, ma anche spostare di un anno gli oneri impositivi e fiscali“.

Poi c’è l’Europa. “Da Bruxelles occorre un approccio completamente diverso. La deroga al patto di stabilità è un aiuto importante, ma non può essere la soluzione, perché si sa che l’Italia, col debito pubblico che abbiamo. Più di tanto non potrà sforare, altrimenti rischiarne il decollo dello spread. È proprio il patto di stabilità che andrebbe rivisto, perché é nato in un altro periodo storico, con altre esigenze e necessità. Il patto non può essere un dato inamovibile, perché, se così fosse, l’Europa sarebbe solo un cappio al collo per gli Stati membri e non altro”, aggiunge il presidente degli industriali del Lazio.

La crescita ridotta

Foto © Imagoeconomica / Marco Cremonesi

Poi c’é il problema della crescita. Negli ultimi 20 anni l’Italia è cresciuta del 3,5% contro una media europea del 27%. Nel ultimi anni gli indicatori sono rimasti sul segno positivo grazie all’export. “Anch’esso ora è bloccato. Anche per questo una deroga al patto di stabilità non puo’ bastare“.

Nella regione, che produce il 10% – 11% del Pil nazionale, circa il 70% delle imprese ora è fermo. “Il sistema di cassa integrazione messo a punto da governo è positivo, ma mi chiedo: quanto potrà durare?“, si chiede il presidente degli industriali. Nel frattempo anche la Regione si muove, con un “piano pronto cassa” di 400 milioni di aiuti, grazie all’utilizzo di fondi regionali ed europei.

Il tema centrale però per Tortoriello è la sicurezza. “Nelle aziende laziali rimaste aperte è una priorità, tutti i lavoratori devono essere messi in grado di operare nel rispetto delle norme e delle distanze di sicurezza. Ove questo non accadesse, siamo pronti a intervenire“, conclude il presidente degli industriali del Lazio.

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