La Finanza in Comune: per Natalia è il momento delle scelte (di F. Ducato)

La visita della Guardia di Finanza in Municipio ad Anagni non è in alcun modo un indice di colpevolezza. Semplicemente è una prassi. ma dal punto di vista politico la questione pone il sindaco di fronte ad una scelta.

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Intanto chiariamo un punto. La visita della Guardia di Finanza negli uffici del Comune di Anagni per questioni relative a gare, appalti ed assunzioni effettuate qualche anno fa non vuol dire che sia stato commesso un reato. (leggi qui Anagni. Al palazzo comunale arriva la Guardia di Finanza: per conto della Corte dei Conti)

La prassi in questo caso è la seguente: se c’è un esposto, una segnalazione o qualcosa del genere, le verifiche vanno effettuate. E nessuno può emettere verdetti prima che, com’è giusto, le indagini abbiano completato il proprio corso.

Esiste pur sempre la presunzione di innocenza. In uno stato di diritto funziona così.

 

E però

La questione sollevata dalla notizia, rivelata da Anagnia.com, dell’arrivo delle Fiamme Gialle in municipio solleva più di qualche riflessione.

Di tipo politico stavolta. E qui le perplessità ed i dubbi ci sono senz’altro.

Se infatti è vero che le indagini dovranno fare il loro corso, è altrettanto vero che ad Anagni, al momento della creazione della coalizione che ha vinto le elezioni ed ha portato al governo della città Daniele Natalia, più di qualcuno si era espresso in maniera, per usare un eufemismo, non troppo positiva nei confronti dell’ingresso in squadra di una lista specifica. Il cui uomo di punta è il titolare dell’assessorato a cui i militari avrebbero richiesto la documentazione.

 

Nelle diverse riunioni che si erano tenute per allargare la coalizione risultata vincente, più di qualcuno aveva chiesto di riflettere sull’opportunità di far entrare in squadra una lista che aveva fatto parte dalla maggioranza del sindaco decaduto Fausto Bassetta. Con lo stesso uomo di punta a ricoprire, anche in quel caso, la stessa poltrona in giunta.

Quelle stesse forze che allora avevano palesato qualche perplessità (in alcuni casi, sembra, tali da deteriorare anche i rapporti personali), ieri, appena diffusa la notizia, hanno dato il via ad un valzer di telefonate; in cui l’espressione ricorrente è stata “lo sapevamo!”.

 

Ed a questo punto è scontato che alla prossima riunione di maggioranza, la prima dopo lo stop estivo, la questione debba essere affrontata. E non ci sarebbe da stupirsi se il sindaco fosse messo di fronte ad una scelta da compiere.

Perché, al di là dell’aspetto giudiziario, è sul piano politico che i nodi sono venuti al pettine. Daniele Natalia potrebbe, giustamente, decidere, di andare avanti così; preparandosi però a pagare in questo caso il prezzo di un mormorio crescente che potrebbe degenerare in malumori e dissapori.

Oppure potrebbe decidere di agire in prima persona, facendo, in quella che è la prima grana politica della sua stagione da sindaco, scelte nette e chiare.

 

Sono tutte e due scelte legittime. L’unico errore sarebbe non fare nulla.

Perché la politica è scelta. E ad Anagni il prezzo delle indecisioni lo hanno già pagato.

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